26 settembre 2020
Aggiornato 09:00
La crisi Ucraina

L'esercito ucraino continua la sua offensiva nell'Est

Le forze governative sostengono di controllarne le vie di accesso e la popolazione, oltre ai ribelli, teme un assalto finale, e sanguinoso. Intanto la diplomazia internazionale continua a tentare la via del negoziato: in giornata Berlino e Parigi devono nuovamente sentire il presidente Petro Poroshenko al telefono, mentre il ministro degli Esteri Federica Mogherini, ieri a Kiev, oggi ha incontrato

LUGANSK - L'esercito ucraino continua la sua offensiva nell'Est del Paese, dove cresce l'inquietudine nelle roccaforti dei ribelli di Lugansk e Donetsk: le forze governative sostengono di controllarne le vie di accesso e la popolazione, oltre ai ribelli, teme un assalto finale, e sanguinoso. Intanto la diplomazia internazionale continua a tentare la via del negoziato: in giornata Berlino e Parigi devono nuovamente sentire il presidente Petro Poroshenko al telefono, mentre il ministro degli Esteri Federica Mogherini, ieri a Kiev, oggi ha incontrato il collega russo Sergey Lavrov e nel tardo pomeriggio moscovita è attesa al Cremlino.

Stamattina Lugansk appariva quasi deserta. Scarsissima la circolazione, regolare il rumore di tiri d'artiglieria proveniente dal Nord. Le autorità municipali hanno riferito di tre morti e cinque feriti nelle ultime 24 ore. Verso le 14, quattro obici sono caduti nel cortile dei classici casermoni a otto piani, nel quartiere Oktyabrsky: fortunatamente, solo feriti leggeri.

La situazione appariva pià calma in mattinata a Donetsk, dove i trasporti pubblici funzionavano regolarmente e dove non si segnalano grandi movimenti di truppe verso le postazioni degli insorti filorussi. «Siamo a 20 chilometri da Donetsk», ha tuttavia dichiarato il ministro dell'Interno Arsen Avakov. «Li cacceremo, sino a quando non si ritroveranno nell'altra Donetsk», ovvero nella cittadina omonima in territorio russo.

L'autoproclamato ministro della Difesa di Donetsk, Igor Strelkov, in un'intervista ha detto che la città non è preparata abbastanza per difendersi da un eventuale attacco con carri armati governativi. Servirebbero tra 8.000 a 10.000 uomini per bloccare l'avanzata delle forze di Kiev, ha valutato: gli effettivi dei separatisti sono generalmente quantificati a «qualche migliaio».

In una visita lampo a Slaviansk, ex bastione degli insorti, il presidente Petro Poroshenko ha annunciato ieri la prossima liberazione di Donetsk e Lugansk. Le autorità di Kiev sostengono di aver fatto «tutto il possibile per una soluzione negoziata», come ha affermato il consigliere presidenziale Valeri Tchaly, e ora respingono le richieste di trattative con i separatisti. In pratica un rifiuto delle proposte di compromesso che europei e russi continuano a sostenere, cercando di promuovere una tregua incondizionata.

«Bisogna togliere tutti gli ultimatum, tutte le condizioni preliminari», ha ribadito oggi il ministro russo degli Esteri Sergey Lavrov, parlando dopo il colloquio con Federica Mogherini, a Mosca nel ruolo di capo della diplomazia del Paese alla presidenza di turno dell'UE.

A complicare ulteriormente i già tesissimi rapporti tra Mosca e Kiev è arrivato oggi l'annuncio da parte della Russia dell'arresto di una pilota di elicotteri ucraina, accusata di essere responsabile della morte di due giornalisti russi uccisi il mese scorso nell'Est dell'Ucraina.

Gli inquirenti russi contestano a Nadezhda Savtchenko di avere indicato ai militanti nazionalisti ucraini che partecipano all'intervento armato nell'Est il luogo dove si trovavano Igor Korneliuk et Anton Voloshin, uccisi nei pressi di Lugansk. Secondo la versione ucraina, la pilota è stata invece rapita dai separatisti e consegnata ai servizi speciali russi.