3 dicembre 2022
Aggiornato 07:00
Politiche europee

Bruxelles in difficoltà sulla richiesta pagamento gas russo in rubli

Per la Commissione, questo meccanismo, oltre a violare i contratti - il 97% dei quali prevedono il pagamento in dollari o euro e non in rubli -, aggira chiaramente le sanzioni europee contro la Russia

Bruxelles in difficoltà sulla richiesta pagamento gas russo in rubli
Bruxelles in difficoltà sulla richiesta pagamento gas russo in rubli Foto: Sputnik

BRUXELLES - Se le società europee accettassero di applicare il meccanismo previsto dal decreto russo del 31 marzo sull'obbligo di pagamento del gas in rubli a Gazprom, si verificherebbe la violazione, o meglio l'aggiramento delle sanzioni contro la Russia. Lo hanno spiegato fonti qualificate della Commissione europea oggi a Bruxelles. Non è chiaro, invece, se il mero pagamento diretto in rubli violerebbe le sanzioni.

Il decreto impone alle società acquirenti del gas russo di aprire presso Gazprombank (la banca di Gazprom) un secondo conto bancario, in rubli, oltre al conto principale in valuta estera (rispetto alla moneta russa). Le società europee pagano in euro o in dollari le forniture di gas nel primo conto, come prevedono i contratti. E fin qui non ci sono problemi.

Ma questo è solo il primo passo nella procedura di pagamento. Secondo il decreto russo, Gazprombank dovrà a questo punto convertire in rubli la somma ricevuta in euro o dollari, e depositarla nel secondo conto bancario della società acquirente. Il pagamento viene considerato completato solo una volta che Gazprom avrà percepito la somma in rubli dal secondo conto.

Per la Commissione, questo meccanismo, oltre a violare i contratti - il 97% dei quali prevedono il pagamento in dollari o euro e non in rubli -, aggira chiaramente le sanzioni europee contro la Russia. La violazione è determinata dal fatto che le somme in euro o in dollari depositate sul primo conto bancario restano poi per un tempo indefinito (il decreto non prevede scadenze) nella disponibilità di Gazprombank, e anche della della Banca centrale russa, che interviene nell'operazione fornendo (in prestito e dietro garanzia) i rubli necessari alla conversione di euro e dollari.

La Commissione considera che queste somme in euro o in dollari messe a disposizione di Gazprombank per un tempo indeterminato potrebbero addirittura configurarsi come un prestito alla Banca centrale russa e un rafforzamento delle sue riserve, in violazione, appunto, delle sanzioni contro la stessa Banca centrale.

Inoltre, la conversione in rubli potrebbe comportare l'imposizione di spese (commissioni) aggiuntive, e non si sa a quale tasso di cambio verrebbe effettuata.

Durante il briefing quotidiano per la stampa, oggi a Bruxelles, il portavoce capo della Commissione, Eric Mamer, ha ricordato che la presidente Ursula von der Leyen, «ieri è stata estremamente chiara: se un contratto prevede che i pagamenti siano in euro o in dollari, l'obbligo delle imprese è rispettato dopo il loro pagamento in euro o in dollari» per le forniture di gas. Se questo si fa su un altro conto è un'altra questione, ma se c'è un pagamento in rubli è un aggiramento delle sanzioni».

I giornalisti hanno chiesto allora se la Commissione consideri che un eventuale pagamento diretto in rubli (e non tramite un secondo conto bancario controllato dai russi) da parte delle società europee per le forniture di gas, ancorché non previsto dai contratti, violi o aggiri le sanzioni contro Mosca. Ma la domanda non ha avuto una risposta chiara e diretta.

«Questa domanda non corrisponde a ciò che chiedono le autorità russe», ha detto Mamer. «Il decreto russo - ha continuato - «non dice che bisogna pagare direttamente in rubli. Se lo dicesse, la nostra analisi sarebbe diversa. Le autorità russe hanno predisposto un sistema complicato in cui il pagamento è considerato completo solo dopo la sua conversione in rubli, e questa conversione avviene sotto il controllo delle stesse autorità russe e senza che sia prevista una scadenza» per concluderla.

«Le autorità russe - ha ribadito il portavoce della Commissione, rispondendo ancora ai giornalisti - non hanno previsto questo meccanismo» del pagamento diretto in rubli. «La questione oggi è questa: che succede se un'impresa rispetta il decreto russo, che non precisa scadenze per la conversione in rubli e per il tasso di cambio? Restiamo nel quadro attuale».

Dietro l'insistenza della stampa, Mamer ha poi aggiunto: «Se una società paga Gazprom direttamente in rubli, Gazprom può dire che non rispetta il decreto russo, e chiedere perché non abbia aperto il secondo conto bancario e aspettato la conversione in rubli al tasso deciso dai russi. La vostra interpretazione è falsa», ha concluso il portavoce, rivolto ai giornalisti.