24 maggio 2022
Aggiornato 04:00
Politica monetaria

Tassi e acquisti bond, Christine Lagarde sorprende: «Il rialzo dei tassi può scattare quest'anno»

Il Presidente della BCE: «Marzo con nuovi dati e analisi faremo valutazione su tassi, mentre l'inflazione rimarrà elevata più a lungo previsto ma declinerà in corso anno»

Il Presidente della BCE, Christine Lagarde
Il Presidente della BCE, Christine Lagarde Foto: Unione Europea

Nell'area euro sull'inflazione «la situazione è cambiata» e alla BCE «useremo tutti gli strumenti per rispondere. Quando saremo a marzo, quando avremo le nuove previsioni economiche, che incorporeranno i dati che abbiamo ricevuto negli ultimi giorni, saremo nelle condizioni di fare una valutazione». Sono alcuni dei passaggi chiave con cui oggi la presidente della Bce, Christine Lagarde ha di fatto bruscamente cambiato l'impressione - fino a quel momento di quadro poco mosso - che sui mercati sembrava essersi creata sugli orientamenti dell'istituzione.

Poco prima, infatti, il comunicato del Consiglio direttivo sembrava fornire limitate variazioni rispetto ai messaggi precedenti, salvo alcune limature nella terminologia. Le frasi usate dalla presidente, invece, sono state interpretate come nette indicazioni in senso restrittivo sulla politica monetaria.

Ad esempio quanto ha ripetutamente messo enfasi sul fatto che «sull'inflazione vediamo rischi a rialzo, in particolare sul breve termine». Oppure quando ha per la prima volta affermato che sempre sul caro vita «ci stiamo avvicinando di più al target».

L'obiettivo di stabilità dei prezzi della Bce era stato modificato la scorsa estate e ora è definito con una inflazione al «2% simmetrico». Nei mesi passati l'istituzione ha sempre mantenuto una linea fortemente espansiva sulla base della previsione che le recenti accelerazioni dell'inflazione, a livelli anche superiori (a gennaio ha raggiunto un nuovo record del 5,1%) erano di natura «transitoria». E che il caro vita era destinato a calare sotto il livello obiettivo su 2022 e 2023.

Ora l'istituzione sembra sempre meno convinta di questo scenario previsionale. O per dirla alla Lagarde «essendo cambiata la situazione, dobbiamo continuare a monitorare molto attentamente e sulla base dei dati trarre dei giudizi».

Le dichiarazioni della presidente vanno prese con una certa prudenza, visto che non sarebbe la prima volta che successivamente arrivano correzioni del tiro o precisazioni (come con il famigerato «non siamo qui per chiudere gli spread"). Su questo in particolare bisognerà prestare attenzione a quanto potrebbe dire nei prossimi giorni il capo economista Philip Lane (al momento il suo primo speech è atteso il 10 febbraio).

Peraltro Lagarde ha più volte affermato di non voler pregiudicare le future valutazioni, che quindi potrebbero anche ritornare ad essere meno restrittive, visto anche che al momento lo scenario previsionale resta in parte confermato: «vediamo i prezzi continuare a restare alti per pochi altri mesi, ma poi declinare nel corso del 2022», ha detto. Ripetutamente interpellata su dichiarazioni di poche settimane fa, in cui aveva detto di ritenere «altamente improbabile» un rialzo dei tassi nel 2022, ha evitato di ripeterle.

Ma su questo va chiarito che, almeno per l'immediato, una eventuale sterzata restrittiva della Bce potrebbe non passare per quel rialzo dei tassi che sembrano invocare alcuni osservatori, facendo paragoni con quanto avviene alla Federal Reserve americana o alla Banca d'Inghilterra (proprio oggi la Boe ha deciso un nuovo aumento, il secondo consecutivo sul costo del danaro portando i tassi sulla sterlina allo 0,50%).

Lagarde ha infatti ribadito che l'azione sui tassi di interesse potrà essere effettuata solo al termine di quella «sequenza» di avvenimenti prevista dalla foward guidance, le indicazioni prospettiche che la Bce da sul futuro della politica monetaria. E che stabilisce che prima di alzare i tassi si deve concludere la fase di acquisti netti di titoli.

E forse proprio per questo una delle reazioni più marcate alle dichiarazioni di oggi si è vista sul segmento dei titoli di Stato, inclusi ma non solo i Btp italiani. Il contraccolpo ha infatti coinvolto tutte le emissioni pubbliche dell'area euro. Perché se oggi la Bce si è limitata a dire che in questo trimestre 1) ridurrà gli acquisti netti con il programma anticrisi Pepp, 2) che concluderà questa fase a fine marzo e 3) che effettuera il previsto piano di accompagnamento con un momentaneo aumento degli acquisti con il preesistente programma App (40 miliardi al mese nel II trimestre, 30 miliardi nel III e poi 20 miliardi di euro al mese), domani tutto questo potrebbe subire una accelerazione. In Particolare è più che plausibile che la stretta avvenga sul piano App.

I rendimenti dei Btp decennali hanno segnato un balzo di 21 punti base all'1,65%, con lo spread, il differenziale rispetto ai tassi dei Bund che ha raggiunto 150 punti base, secondo Mts. Ma rialzi dell'ordine di 15 punti base hanno coinvolto anche i titoli di Stato di Francia, Belgio e Finlandia. E perfino i Bund tedeschi hanno segnato un consistente incremento di 10 punti base, con il rendimento in territorio positivo pari allo 0,15% in serata.

Una reazione altrettanto netta a coinvolto l'euro, schizzato oltre 1,14 dollari, sui massimi da due settimane. In serata la valuta unica si scambia a 1,1422 dollari mentre le borse europee si sono tutte orientate in netto ribasso.

La prossima riunione operativa del Consiglio direttivo Bce è prevista il 10 marzo. Ma già lunedì prossimo Lagarde tornerà a parlare con una audizione al Parlamento europeo.