1 ottobre 2020
Aggiornato 00:00
Politica monetaria

Corte costituzionale tedesca, ultimatum alla BCE: ha 3 mesi per giustificare il QE

La Corte tedesca giudica il programma sproporzionato e chiede alla Banca centrale di chiarirlo nel giro di tre mesi e al governo Merkel di prendere posizione perché il meccanismo sia rivisto

Il Presidente della BCE, Christine Lagarde
Il Presidente della BCE, Christine Lagarde ANSA

MILANO - Peggior pericolo scampato ma anche problemi insidiosi dalla Corte Costituzionale della Germania, sui piani di acquisti di titoli di Stato della BCE. Non c'è stata una bocciatura secca, che avrebbe potuto innescare brutali reazioni sui mercati. Da un lato, infatti, i giudici costituzionali tedeschi hanno respinto una delle argomentazioni chiave dei ricorrenti, riportando in una attesissima sentenza di «non aver riscontrato violazioni della regola del non finanziamento monetario dei Bilanci degli Stati» nei programmi dell'istituzione monetaria comunitaria.

Peraltro, l'Alta Corte tedesca puntualizza che la sentenza di oggi non riguarda le misure di emergenza prese da Bce e Ue nelle passate settimane contro la pandemia di coronavirus.

Al tempo stesso, nel comunicato sulla decisione i togati teutonici parlano di «violazioni» da parte del governo tedesco per non avere adeguatamente impegnato la Bce sull'attuazione dei suoi acquisti, in particolare affinché queste operazioni seguissero i necessari criteri di «proporzionalità». E che in assenza di documentazioni che attestino l'eventuale rispetto di questo principio, non è possibile stabilire se la stesa Bce abbia ottemperato al suo mandato.

In più, l'Alta Corte tedesca ha puntato un dito contro una sentenza del 2018 della Corte di giustizia europea, che aveva sancito la legalità del Pspp (Public sector purchase programme) della Bce, ritenendone «non compresibili» alcune delle decisioni e rilevando eccesso di potere (ultra vires) del giudizio stesso.

Per questo, ed è l'aspetto forse più problematico, la Corte costituzionale della Germania impone di intervenire sul nodo della proporzionalità e in assenza di adeguate misure, entro tre mesi, apre alla possibilità che la Bundesbank si sfili dalle operazioni.

«Dopo un periodo di transizione di non più di tre mesi, per consentire il necessario coordinamento nell'Eurosistema - si legge - gli organismi costituzionali della Germania, le autorità amministrative e le corti potranno non partecipare né allo sviluppo né all'attuazione degli atti ultra vires». In particolare «la Bundesbank - si legge - potrà non partecipare ulteriormente all'attuazione delle decisioni della Bce, fino a quando il Consiglio Bce non adotti una nuova decisione che dimostri in maniera comprensibile e sostanziale che gli obiettivi di politica monetaria perseguiti non sono disproporzionati».

Non solo, ove la Bce non adotti misure ritenute appropriate la Bundesbank «dovrà assicurare che i titoli già acquistati e detenuti in portafoglio vengano venduti in una strategia coordinata con l'Eurosistema, possibilmente - conclude la Cote tedesca - sul lungo termine».

Sui mercati si sono verificate alcune limitate relazioni. Digerite le diverse sfaccettature della decisione, la Borsa di Milano ha ridotto i rialzi e a metà seduta segna un più 1,33%. Intanto si sono ricreate alcune pressioni sui Bto, con i rendimenti dei titoli decennali risaliti all'1,89% e lo spread, il differenziale rispetto ai tassi dei Bund della Germania risale a 242 punti base.