6 dicembre 2019
Aggiornato 23:30
Fondo Salva Stati

Mes, la versione di Tria: «Complimenti di Conte dopo l'accordo sul trattato. Penso che i suoi vice sapessero»

Intervista dell'ex Ministro dell'Economia a Repubblica: «Ci opponemmo alle richieste, per noi inaccettabili, dei Paesi del Nord. La riforma del Fondo Salva Stati non ci danneggia»

L'ex Ministro dell'Economia, Giovanni Tria con il Premier Giuseppe Conte
L'ex Ministro dell'Economia, Giovanni Tria con il Premier Giuseppe Conte ANSA

ROMA - Al termine delle trattative sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità «nelle prime ore del mattino mi arrivò la telefonata di Conte che si complimentò per il risultato raggiunto. Immagino che i due vicepresidenti del Consiglio fossero informati del buon risultato». Lo afferma l'ex ministro dell'economia Giovanni Tria in un'intervista a La Repubblica.

«Le trattative andarono avanti fino all'alba a Bruxelles - ricorda Tria - perché il mandato era quello di non cedere su una questione non secondaria: alcuni Stati volevano che si prevedesse che le metodologie specifiche per valutare la sostenibilità dei debiti sovrani fossero rese pubbliche. Per noi era inaccettabile perché significherebbe aprire una corsa a valutazioni prospettiche anche fantasiose su un tema per noi di stretta competenza della Commissione che è un organo politico. Ci opponemmo e la spuntammo».

«La riforma del Mes non ci danneggia. Ed è meglio che ci sia il Mes piuttosto che non ci sia, anche se noi non abbiamo bisogno di essere salvati» prosegue l'ex ministro confermando che degli sviluppi della trattativa il premier Conte era informato «costantemente come è ovvio». L'accordo, conclude Tria, è «Soddisfacente. Poteva essere migliore ma qualsiasi istituzione è frutto di un negoziato tra molti governi».

Bini Smaghi: «Non approvarlo sarebbe autogol spaventoso»

«Non approvare il Mes sarebbe un autogol spaventoso per l'Italia perché i mercati finanziari capirebbero che l'Italia si isola per paura». Lo ha detto l'economista ed ex membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea, Lorenzo Bini Smeghi, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, in merito alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità.

«E' un tema politico - ha aggiunto Bini Smaghi, secondo quanto riporta un comunicato dell'emittente - l'opposizione ha cercato di dividere la maggioranza e questa si è divisa e ci è cascata. Non votarlo verrebbe interpretato dagli altri Paesi come una mancanza di solidarietà. In nessun altro Paese d'Europa - ha sottolineato Bini Smaghi a InBlu Radio - si discute in questo modo. Polemiche? È un non tema perché sono state aumentate le risorse di questo fondo e le condizioni rimangono le stesse di prima. C'è stata una discussione durante il negoziato che poi ha portato a un non cambiamento».

«In Europa - ha concluso Bini Smaghi a InBlu Radio - sono dunque tutti contenti perché c'è qualcosa di più solido e coerente. Questo ci deve far interrogare perché forse la questione è solo politica interna all'Italia. L'opposizione ha lanciato un sasso e la maggioranza si è spaccata. Secondo me il tema non era politicamente così rilevante».

Gros-Pietro (Intesa Sp): Investiremo ancora in titoli pubblici

«Noi, in questo momento non sentiamo la necessità di ripensare alla nostra politica d'investimento in titoli pubblici, che noi comunque dobbiamo fare perché i titoli pubblici sono una garanzia di liquidità».Lo ha detto il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro a margine di un convegno alla Luiss Business School. «Noi siamo degli operatori e quando si parla di investimento in titoli pubblici italiani, noi abbiamo sempre ritenuto che si tratti di un buon investimento», ha spiegato.