7 dicembre 2019
Aggiornato 00:30
La grana Ilva

Ex Ilva, l'auspicio di Maurizio Landini: «Utile la presenza dello Stato nella società»

Per il segretario della Cgil «Sarebbero tolti gli alibi ad ArcelorMittal». Il Ministro Francesco Boccia: «Pronti a rimettere lo scudo ma stop a 5mila esuberi»

Il leader della CGIL, Maurizio Landini
Il leader della CGIL, Maurizio Landini ANSA

MILANO - Per la Cgil sarebbe «utile che dentro» la società chiamata a gestire l'ex Ilva «ci fosse anche una presenza pubblica. Il governo decida con quale strumento esserci: se Cassa Depositi e Prestiti o un altro fondo, così come succede nel resto d'Europa e del mondo». Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a margine di un evento organizzato da Huffington Post a Milano in Fondazione Feltrinelli.

Togliere qualsiasi alibi ad ArcelorMittal

«Avere una presenza dentro a questa azienda avrebbe un doppio significato: da un lato - ha spiegato Landini - togliere qualsiasi alibi ad ArcelorMitall, che dice che c'è un clima ostile verso l'industria, dall'altro quello di controllare che seriamente gli investimenti». Secondo Landini, «questo sarebbe un modo per ricostruire un rapporto tra la città, i cittadini e il lavoro, che in questi sì è rotto». Per quanto riguarda le indiscrezioni su un incontro tra azienda e governo, secondo indiscrezioni di stampa in agenda per domani, Landini ha spiegato di continuare a «sostenere la necessità di un confronto in cui siano presenti anche le organizzazioni sindacali».

Boccia: «Pronti a rimettere scudo ma stop a 5mila esuberi»

«La questione non è lo scudo. Se Mittal capisce che Ilva va sposata e non utilizzata le cose cambiano. Se Mittal non lo avesse ancora capito, dopo la visita del premier dovrebbe essere loro chiaro: non si possono fare ricatti sulla pelle dei lavoratori. Siamo pronti a reinserire lo scudo, scrivendolo per bene. Ma devono rinunciare ai 5 mila esuberi. Ci può essere anche uno sconto sull'affitto, ma solo se Arcelor si impegna a nuovi investimenti. Solo così la partita si può riaprire». Così Francesco Boccia, ministro delle Autonomie in un'intervista su «La Repubblica».

«Il cantiere Taranto»

«Nel prossimo consiglio dei ministri - spiega Boccia - il premier presenterà all'ordine del giorno 'il cantiere Taranto'. Un intervento sull'area con progetti che avranno una ricaduta economica, sociale e ambientale. Si riuniranno stakeholders, associazioni, istituzioni locali e si metteranno in campo progetti concreti per costruire il futuro di Taranto». Non è escluso che ci siano finanziamenti, aggiunge il ministro: «è possibile. Ma è importante l'idea: Conte vuole davvero fare di Taranto un laboratorio».

Ilva e acciaio «asset centrale del paese»

Il governo, puntualizza Boccia, ritiene che l'Ilva e l'acciaio siano «un asset centrale del paese. Ma ci sono le regole che vanno rispettate. Questi signori - prosegue - lo scorso anno hanno fatto un'offerta e preso degli impegni. La congiuntura era prevedibile, così come i dazi. Se c'erano esuberi me li sarei aspettati in altre parti di Europa o in India; non a Taranto, nel nuovo investimento». Che si fa se vanno via? «Si portano in tribunale, come ha detto il presidente. Si nomineranno dei commissari. A proposito: i tecnici scelti dal precedente governo perdevano meno di Arcelor», chiosa Boccia.