18 dicembre 2018
Aggiornato 20:30

Per Juncker l'Italia non mantiene la parola, per Draghi c'è il Patto di stabilità da rispettare

Nel percorso in Parlamento della manovra «potremmo valutare qualche intervento ma modificare qualcosa di significativo lo escluderei» dice Conte, e arrivano le reazioni

Il presidente della Bce Mario Draghi e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker
Il presidente della Bce Mario Draghi e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker (Olivier Hoslet | EPA)

ROMA - La manovra non si cambia. Punto. Nel percorso in Parlamento della manovra «potremmo valutare qualche intervento ma modificare qualcosa di significativo lo escluderei». Queste le parole del presidente del Consiglio Giuseppe Conte parlando ai giornalisti ad Addis Abeba, in Etiopia, dove si trova in missione. «E’ chiaro – ha spiegato Conte – che la manovra l’abbiamo elaborata, meditata, studiata in tanti mesi, incontri, settimane di lavoro. E’ chiaro che potremo valutare qualche intervento, ma la manovra è stata costruita in termini integrali quindi pensare di poter modificare qualcosa di significativo lo escluderei. Valuteremo se verranno suggerimenti ma è stata costruita in modo articolato e ben meditato, è assolutamente escluso che in questo momento ci sia la necessità di intervenire».

Draghi: Paesi con alto debito rispettino Patto di stabilità
Neanche il tempo di terminare il ragionamento che da Bali arriva il monito di Mario Draghi. La crescita economica in corso nell’area euro richiede la ricostituzione dei buffer per le finanze pubbliche. E ciò è di «fondamentale importanza per i Paesi in cui il debito pubblico è elevato e per i quali la piena adesione al Patto di stabilità e crescita è fondamentale per avere bilanci sani. Il capo della Banca centrale europea lo dice intervenendo al meeting del Fondo monetario internazionale a Bali. Draghi non cita esplicitamente l’Italia, ma il riferimento è piuttosto evidente sulla necessità di consolidare il miglioramento dei conti pubblici. Il presidente della Bce ha quindi rilevato che «resta essenziale l’attuazione trasparente e coerente del quadro di governance fiscale ed economica dell’Ue, nel tempo e tra i vari Paesi».

Juncker: non come la Francia...
Poi, niente meno che dalle pagine di Le Monde, arrivano anche nuovi avvertimenti da parte di Jean-Claude Juncker. Sul deficit «l’Italia non mantiene la parola data» attacca il presidente della Commissione europea. «Non ho nulla contro l’Italia, la amo» ha detto Juncker, ma sui conti pubblici l’Italia ha un debito molto più alto di quello francese, il governo ha cambiato i suoi obiettivi. La Francia mantiene la sua parola, l’Italia no» conclude. 

Lunedì il dl fiscale, poi il resto
Ma il governo tira dritto: lunedì il Consiglio dei ministri approverà il dl fiscale, la legge di bilancio sarà invece approvata nei giorni successivi, entro il termine del 20 ottobre. La conferma arriva dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, a Trento. Ieri il M5S aveva annunciato l’intenzione del governo di approvare decreto e manovra insieme lunedì. Entro il 15 l’esecutivo dovrà comunque inviare a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio (Dpb) che contiene le previsioni macroeconomiche, l’obiettivo di saldo di bilancio per le amministrazioni pubbliche, le proiezioni delle principali voci di entrata e di spesa e la descrizione e la quantificazione delle misure inserite nella manovra di bilancio.