16 novembre 2018
Aggiornato 20:30

Il governo fa paura e Moscovici rincara la dose evocando Mussolini: «L'Italia è un problema»

L'Italia è un «problema», dice il commissario europeo agli Affari economici durante una conferenza stampa a Parigi
Il commissario Ue per gli affari economici e monetari Pierre Moscovici
Il commissario Ue per gli affari economici e monetari Pierre Moscovici (Patrick Seeger | EPA)

PARIGI - Moscovici continua a tenerci d'occhio. I segnali che il governo manda a Bruxelles non piacciono affatto alla «megamacchina» Europa che tutto fa e tutto decide. L'Italia è un «problema», dice il commissario europeo agli Affari economici durante una conferenza stampa a Parigi. Per l'area euro siamo scomodi, diamo fastidio, tanto che Moscovici arriva a chiedere all'esecutivo di Giuseppe Conte un «bilancio credibile» per il prossimo anno e la prosecuzione, come da copione, delle «santissime» e intoccabile riforme strutturali. «E’ proprio sull’Italia che voglio innanzitutto concentrarmi», ha spiegato il commissario, che torna su un punto che già aveva sottolineato a fine agosto in una intervista a Il Sole 24 Ore: è nel nostro «interesse» ridurre il debito pubblico, altrimenti sono guai.

La «bugia» secondo l'Ue
Il ritornello è sempre lo stesso: «Chi pensa che si possano rilanciare gli investimenti aumentando il deficit dice una bugia». «Lo sforzo richiesto è dello 0,6% del Pil. Si tratta di un ritorno alla normalità dopo lo sforzo ridotto previsto quest’anno sulla scia di una ripresa più solida e delle necessità di ridurre l’indebitamento, che è al 132% del Pil. Ci aspettiamo uno sforzo strutturale corposo» aveva attaccato Moscovici qualche settimana faRivolgendosi poi a Matteo Salvini ha detto che Bruxelles non ha mai impedito all'Italia di «realizzare gli investimenti» e le «infrastrutture necessarie». «L'Italia è il Paese che più di tutti ha beneficiato di flessibilità» torna a ripetere. Senza dimenticare, come già ci aveva ricordato, che «nel corso degli anni, abbiamo tenuto conto di circostanze eccezionali: la sicurezza, i terribili terremoti, l’emergenza migratoria. Chi fa un processo alla Commissione fa un processo assurdo alla luce dei fatti». Moscovici spiega di aver visto il ministro Tria venerdì pomeriggio a Vienna: «Continuiamo a lavorare per una soluzione comune», aggiungendo che «alla fine non sarà soltanto lui a votare la Legge di bilancio, ma tutto il governo».

Piccoli Mussolini
«Per la prima volta nella mia vita di europeo ho paura», ha detto ancora Moscovici parlando delle elezioni europee del 2019. Evoca lo spettro di un «minaccia essenziale, esistenziale» per l’Europa, «l’attacco dei populisti alla democrazia liberale, e quando dico liberale parlo della combinazione tra democrazia e libertà». Perché le forze populiste «sono democratiche quando vincono le elezioni, ma poi erodono progressivamente le libertà». Oggi «c’è un clima che assomiglia molto agli anni ’30. Certo, non dobbiamo esagerare, chiaramente non c’è Hitler, forse dei piccoli Mussolini… La storia, come diceva Raymond Aron, è tragica, bisogna evitare che sprofondi nelle sue ore più buie», ha continuato il responsabile Ue, sottolineando tuttavia che, almeno nelle prossime europee, i populisti non conquisteranno la schiacciante maggioranza dell’assemblea di Strasburgo, ma otterranno comunque una «forte progressione».

Produzione in calo
Nessuna replica invece al giornalista che gli chiedeva un commento sul calo della produzione industriale italiana nel mese di luglio. «Non bisogna mai giudicare la situazione economica di un Paese da un solo indicatore su un solo mese. Sulla crescita italiana daremo le nostre indicazioni a metà novembre. Non ci sono ragioni di pensare» che vi sia «un calo massiccio» dell'economia, ha detto. Ovvio che se il governo continuerà su questa linea, Bruxelles troverà sicuramente qualche appiglio per mandarci nuovi avvertimenti.