15 novembre 2018
Aggiornato 09:00

Moscovici ci bacchetta: non potete lamentarvi dell'Ue. E chiede «uno sforzo strutturale corposo»

In una intervista a Il Sole 24 Ore il commissario Ue per gli affari economici e monetari torna a mettere in guardia l'Italia
Il commissario Ue per gli affari economici e monetari Pierre Moscovici
Il commissario Ue per gli affari economici e monetari Pierre Moscovici (Olivier Hoslet | EPA)

BRUXELLES - Con l’Italia «inizieremo presto le discussioni sul bilancio per il 2019. Alla luce di alcune dichiarazioni, le discussioni rischiano di non essere facili, ma farò di tutto perché siano costruttive malgrado il tono in alcuni casi scortese di queste affermazioni e malgrado l’orientamento di bilancio che fanno presagire». Le parole sono di Pierre Moscovici, commissario Ue per gli affari economici e monetari, in una intervista al Sole 24 Ore. Prosegue Moscovici: «È nell’interesse dell’Italia controllare il debito pubblico. Lo sforzo richiesto è dello 0,6% del Pil. Si tratta di un ritorno alla normalità dopo lo sforzo ridotto previsto quest’anno sulla scia di una ripresa più solida e delle necessità di ridurre l’indebitamento, che è al 132% del Pil. Ci aspettiamo uno sforzo strutturale corposo».

Tutto quello che l'Europa ha fatto per noi?
L'Europa scende dunque di nuovo in campo per ricordarci che sono stati fin troppo pazienti con noi, e ora ci tocca remare se vogliamo restare a galla. L’Italia – precisa Mosvoci – non può lamentarsi della Commissione europea. Quest’ultima «è sempre stata al suo fianco per sostenere la crescita». Il Paese è «di gran lunga» quello che «più ha beneficiato di flessibilità di bilancio, secondo le nostre regole. Nel corso degli anni, abbiamo tenuto conto di circostanze eccezionali: la sicurezza, i terribili terremoti, l’emergenza migratoria. Chi fa un processo alla Commissione fa un processo assurdo alla luce dei fatti».

Uno «sforzo dimezzato»
Moscovici ricorda che all’Italia nel 2018 è chiesta una riduzione dello 0,3% rispetto allo 0,6% del Pil previsto dalle regole. Uno «sforzo dimezzato» a causa della fragilità della ripresa. «Secondo le nostre stime di maggio è possibile che questo sforzo non venga raggiunto. È possibile che la situazione sia evoluta da allora. Le prossime previsioni sono attese in novembre. Naturalmente incoraggio il governo a fare in modo che l’esecuzione del bilancio sia prudente e rispettosa degli impegni dell’Italia in modo da minimizzare i rischi di deriva dei conti quest’anno. È un messaggio che ho trasmesso al ministro dell’Economia Giovanni Tria, un interlocutore che ritengo serio e ragionevole».

3% non è un target, ma un tetto
Il commissario Ue, nell’intervista, sottolinea che «il 3% del Pil non è un target, ma un tetto. L’obiettivo è risanare il debito, come ho già detto. Un disavanzo superiore al 3% del Pil provocherebbe difficoltà che non voglio neppure immaginare». Infine, al giornalista che gli chiede se sia possibile un’uscita dall’euro dell’Italia, Moscovici risponde: «Non voglio cadere nella fiction politica. Mi interessano piuttosto le discussioni che avrò con il governo italiano. Non risparmierò sforzi per definire un percorso di bilancio che sia europeo e di beneficio all’Italia. Ciò detto, le dirò una mia convinzione. Nessuno esce dall’euro proprio malgrado. Se si creano le condizioni per uscire dall’euro significa che in realtà è ciò che si vuole. Non bisogna essere ipocriti. L’euro prevede il rispetto di regole. Non rispettare le regole, significa voler uscire dall’unione monetaria». Moscovici crede che vi siano dirigenti politici che riflettono a questa possibilità? «Non sono in Italia. Osservando da lontano, non posso escluderlo totalmente».