Economia | Politica monetaria

Bce, invariati i tassi e il programma di quantitative easing. Draghi: «Crescita più moderata»

Il problema è che mentre si avvicina la conclusione teorica del Quantative easing, l'economia ha iniziato a inviare segnali che hanno subito richiamato l'attenzione dell'istituzione

Mario Draghi, Governatore della Banca Centrale Europea
Mario Draghi, Governatore della Banca Centrale Europea (ANSA)

FRANCOFORTE - La Banca centrale europea deciderà le strategie sul futuro della politica monetaria solo quando avrà appurato la natura del rallentamento della crescita economica del primo trimestre. Questo il messaggio chiave lanciato dal presidente Mario Draghi, nella tradizionale conferenza stampa esplicativa al termine del Consiglio direttivo. La Bce ha confermato a zero il principale tasso di interesse e settembre quale scadenza del massiccio piano di acquisti di titoli, messo a supporto dei bassi tassi per favorire una normalizzazione dell'inflazione. Decisioni in linea con le attese.
Il problema è che mentre si avvicina la conclusione teorica del Quantative easing - il piano, che prosegue al ritmo di 30 miliardi di euro al mese, prevede l'esplicita possibilità di nuove estensioni - l'economia ha iniziato a inviare segnali che hanno subito richiamato l'attenzione dell'istituzione.

«Gli ultimi indicatori - ha detto Draghi - suggeriscono una certa moderazione nel tasso di crescita dall'inizio dell'anno. Questa moderazione potrebbe in parte riflettere un ritracciamento della crescita rispetto agli elevati livelli osservati alla fine dello scorso anno, mentre potrebbero essere all'opera anche fattori temporanei». La crescita dell'area euro resta comunque solida e ampiamente diffusa. Ma l'inflazione di fondo, a sua volta, resta fiacca.
Ancor più di fronte a questi sviluppi, l'esame combinato della congiuntura economica e del quadro monetario «conferma la necessità di un ampio grado di accomodamento monetario», per assicurare un ritorno dell'inflazione verso livelli obiettivo. Il banchiere centrale si è quindi richiamato al motto «pazienza, prudenza e perseveranza», già ripetutamente utilizzato.

Poi ha spiegato più nei dettagli la questione. Draghi ha riferito che ad oggi il direttorio non ha discusso sul cosa fare da dopo settembre. «La ragione per cui non abbiamo discusso la linea monetaria - ha detto a chi gli chiedeva il perché - è che gli sviluppi della prima parte dell'anno sono molto importanti per la discussione sul cosa fare nel dopo. Dobbiamo capire esattamente se il contesto è di un rallentamento temporaneo o no. Se ci sta un problema di approvvigionamento o di domanda. Dobbiamo capire se è l'inizio di un declino più significativo della crescita o se invece è la normalizzazione dopo un protratto periodo di forte crescita».

Dopo queste precisazioni l'euro, che aveva fatto brevemente capolino sopra 1,22 dollari, ha cambiato decisamente rotta e si è orientato al ribasso sino a 1,2104. Le spiegazioni del presidente sembrano confermare le indiscrezioni di stampa trapelate nei giorni scorsi, secondo cui la Bce potrebbe attendere praticamente altri 3 mesi, fino al direttorio del 25 e 26 luglio, piuttosto che al prossimo che si terrà il 13 e 14 giugno in trasferta a Riga, in Lettonia, per annunciare le sue strategie sul dopo settembre.

A quel punto potrà decidere cosa fare esattamente. Magari anche tenendo presente alcune indicazioni giunte dal vicepresidente uscente della Bce, Vitor Constancio, che dopo un lunghissimo mandato nell'istituzione, alla sua ultima conferenza stampa operativa si è prestato ad alcune considerazioni più strutturali sul ruolo delle banche centrali.

Gli strumenti non convenzionali, come gli acquisti diretti di titoli di Stato o di emittenti private, sono ormai diventati parte del normale armamentario della Bce e potranno essere usati, in futuro, se si rendesse necessario. «Ho dei dubbi - ha detto infatti Constancio - sul fatto che si possa tornare indietro alla semplice vita della politica monetaria anche crisi, con bilanci molto piccoli e un target solo sul mercati dei tassi overnight. Ovviamente come altre Banche centrali dobbiamo iniziare a normalizzare e a pensare al futuro, ma la prima cosa da ricordare è che il set di strumenti non convenzionali fa ormai parte dell'armamentario da usare, se necessario».

Draghi ha voluto tributare un grande riconoscimento di stima al banchiere centrale portoghese. E anche una battuta di spirito su una domanda in merito ai cambiamenti generazionali alla Bce: «Vitor, ci ha detto che siamo vecchi!».
«Sei stato accanto a me per quasi 7 anni mentre ero presidente. E prima per molti anni siamo stati accanto nel Consiglio, a volte in disaccordo, più spesso d'accordo ma sempre nel massimo rispetto reciproco. Voglio dirti solo una cosa - ha detto Draghi rivolgendosi a Constancio davanti alla platea di giornalisti - penso che tu lo sappia ma te lo voglio dire pubblicamente davanti tutti gli amici. Sei stato una presenza fondamentale nel Consiglio e nel Comitato esecutivo. Fondamentale nel prendere le decisioni chiave. Il ricordo dei tuoi consigli e la forza dei tuoi argomenti ci accompagnerà sempre».
Infine Draghi ha augurato il benvenuto allo spagnolo Luis De Guindos, che debutterà come vicepresidente al direttorio di Riga.