22 maggio 2022
Aggiornato 00:00
Il futuro del quantitative easing

BCE, la fronda dei «falchi»: da gennaio dimezzare acquisti bond

Banchiere centrale «anonimo» a Bloomberg: «Il tetto massimo al Quantitative easing non deve spingersi oltre i 2.500 miliardi»

Mario Draghi, Presidente della BCE
Mario Draghi, Presidente della BCE Foto: ANSA

FRANCOFORTE - La fronda dei falchi nel direttorio della Bce cerca già di far passare dei paletti restrittivi sul futuro del quantitative easing, il piano di acquisti di titoli. Proseguirà al ritmo di 60 miliardi di euro al mese fino a dicembre e «un banchiere centrale» anonimo, citato dall'agenzia Bloomberg, ha riferito di ritenere che fin da gennaio si dovrebbe almeno dimezzare il ritmo degli acquisti, fissando al tempo stesso il termine in cui concludere il Qe a settembre (salvo ulteriori necessità).
Il tutto considerando un tetto complessivo sugli ulteriori acquisti a circa 200 miliardi di euro. Il programma a fine anno dovrebbe aver totalizzato 2.280 miliardi e, secondo questa corrente intransigente nel direttorio, non dovrebbe spingersi oltre i 2.500 miliardi.

BASE NEGOZIABILE - Cifre che sembrano una sorta di «base negoziale» dei falchi per una partita tutt'altro che semplice. Il Consiglio direttivo della Bce, dove siedono tutti i governatori delle 19 banche centrali dell'area euro, il presidente Mario Draghi e gli altri 5 componenti del Comitato esecutivo, si riunirà il 25 e il 26 ottobre e si tratterà di un incontro particolarmente importante.
Secondo quanto preannunciato da Draghi, infatti, verranno decisi gli aspetti centrali del tapering, la manovra di progressiva «ricalibrazione» (cioè riduzione) degli stimoli monetari, specialmente sul Qe.

LA VERSIONE DEI FALCHI - Il problema è sul quanto e con quale velocità. Il presidente e altri esponenti hanno a più riprese avvertito che serve «pazienza», per esser certi che l'inflazione si sia messa su una dinamica di convergenza verso i livelli obiettivo (vicina al 2%) in grado di autosostenersi, e di reggere quindi anche in assenza degli stimoli monetari. Uno scenario che resta lontano e quindi gli stimoli Bce continuano ad essere necessari. Sul versante dei «falchi» invece, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha recentemente sostenuto che non ci sono margini per proseguire con gli acquisti, dato che la linea monetaria resterà comunque molto espansiva anche dopo la fine del Qe.
La Bce ha come compito istituzionale quello di garantire la «stabilità dei prezzi», che in termini pratici significa avere una inflazione inferiore ma vicina al 2 per cento. Tutte le misure di stimolo degli ultimi anni sono state formalmente giustificate sulla base di questi obiettivi, anche se ovviamente hanno avuto un potentissimo effetto calmierante anche sulla crisi dei debiti.