15 dicembre 2019
Aggiornato 10:30
Patto per la crescita

Boccia: «Vent'anni persi, l'Italia è indietro rispetto agli altri paesi Ue»

Il presidente di Confindustria ha lanciato un appello rivolto al Governo, agli imprenditori, alle banche, ai sindacati e ai lavoratori durante l'assemblea annuale dell'associazione

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.
Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. ANSA

ROMA - L'Italia ha perso vent'anni. Per tornare sulla strada di uno sviluppo sostenuto e superare le criticità italiane serve un Patto di scopo per la crescita che coinvolga imprenditori, lavoratori e loro rappresentanti, politica, banche e istituzioni finanziarie. Ognuno deve fare la propria parte, nell'interesse del Paese, mettendo da parte gli interessi di categoria e inaugurando una nuova stagione di coesione che non lasci indietro nessuno. E' questo l'appello lanciato dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, nella sua relazione all'assemblea annuale dell'associazione.

La prima emergenza è la disoccupazione giovanile
Prima emergenza da affrontare, secondo Boccia, è quella dell'occupazione giovanile. Occorre «avviare una grande operazione per includere i giovani nel mondo del lavoro», ha spiegato di fronte ai rappresentanti del mondo politico, sindacale, finanziario e, naturalmente, imprenditoriale. La proposta è quella di «azzerare il cuneo fiscale sull'assunzione dei giovani per i primi tre anni, sapendo fin d'ora che dopo bisognerà ridurlo per tutti».La strada delle riforme non va abbandonata, ma al Paese servono «governabilità e stabilità».

Boccia si schiera per il sistema maggioritario
Per questo il presidente di Confindustria, intervenendo sul dibattito in corso sulla legge elettorale, si schiera per il maggioritario avvertendo: «Assecondare la tentazione proporzionalista, che oggi vediamo riemergere in molte proposte per la legge elettorale, potrebbe rivelarsi fatale per l'Italia». Il rischio è quello di una «nuova stagione di immobilismo in un quadro neocorporativo e neoconsociativo». Un rischio che il Paese non può permettersi di correre se si considera che dal 2000 ad oggi il Pil italiano è rimasto invariato, contro il +27% della Spagna, il +21% della Germania, il +20% della Francia e «il reddito per abitante è ai livelli del 1998».

Vent'anni perduti
Dunque «vent'anni perduti» è l'amara analisi di Boccia. Ora «siamo tornati a crescere, è vero, ma il divario con gli altri paesi europei non è diminuito». Al contrario «si sta allargando». Recuperare lo «spirito unitario, di Nazione» è la strada da seguire per una «Rinascita dell'Italia» e proprio in questa direzione va il Patto di scopo per la crescita lanciato dal leader degli industriali. «Non un patto spartitorio - ha avvertito - dove ciascuno chiede qualcosa per la propria categoria. Ma il suo esatto contrario, dove ciascuno cede qualcosa per il bene comune». Il primo passo da compiere «è l'operazione verità. Su debito pubblico, deficit e crescita facciamoci guidare da competenza e serietà».

La produttività in Italia è ferma
La competizione elettorale «è già cominciata», ma rischia di «essere giocata a rincorrere suggestioni piuttosto che a proporre soluzioni». Un passaggio della relazione, 28 pagine dense di messaggi, ma senza riferimenti a vicende d'attualità come la crisi del Sole 24 Ore e di Alitalia, Boccia lo dedica poi al rapporto con i sindacati. Da quasi vent'anni la produttività è «ferma» e cresce «della metà o meno» rispetto agli altri Paesi e, per questa ragione, «l'innalzamento della produttività deve essere il nostro faro». Di qui l'invito a Cgil, Cisl e Uil ad aprire insieme con le imprese «un nuovo capitolo della storia del Paese, fatto di collaborazione per la crescita, nell'interesse di tutti e non contro qualcuno». Il leader degli imprenditori rilancia, quindi, il Patto per la fabbrica, che punta a neutralizzare lo scenario di un Paese condannato a una condizione sub-coloniale, come avvertiva Guido Carli.