14 ottobre 2019
Aggiornato 20:30
Tonfo in Borsa

Carige trema sotto il peso dei Npl e lo sguardo vigile della Bce

Il titolo Carige è in calo a causa dei pesanti risultati d'esercizio del 2016. La banca deve far fronte all'impegno di smaltire circa 1,8 miliardi di Npl entro la fine del 2018 e i rapporti con la Bce continuano a essere tesi

GENOVA – Banca Carige non se la passa bene. I conti presentati venerdì scorso a Borsa chiusa hanno messo in evidenza una perdita da 297 milioni di euro e il titolo è in calo sui mercati finanziari a causa dei pesanti risultati del 2016 (il rosso sfiora i 300 milioni di euro). Anche la raccolta diretta è in sofferenza. Registra un calo di 4 miliardi di euro rispetto all'anno precedente. Il 28 febbraio la banca dovrà presentare il nuovo piano industriale, ma all'orizzonte potrebbe comparire un aumento di capitale per far fronte ai fabbisogni dell'istituto. E nell'operazione potrebbe essere coinvolta anche Generali.

Carige barcolla sotto il peso delle sue sofferenze
La salute di Carige preoccupa gli investitori, in vista della necessità di accelerare il processo di smaltimento delle sofferenze in pancia alla banca come richiesto dalla Banca centrale europea. Lo stock dei crediti deteriorati dovrà passare in poco tempo dai circa 7 miliardi di euro del 2016 a 5,5 miliardi entro il 2017 per arrivare a quota 3,7 miliardi entro il 2018. Ricordiamo che con il piano industriale approvato alla fine dello scorso giugno Carige si è impegnata a smaltire circa 1,8 miliardi di Npl (non performing loan, cioè i crediti scaduti) entro la fine del prossimo anno, divisi in due tranche.

I rapporti tesi con la Bce
Ma il piano non faceva alcun cenno alle riduzioni negli anni successivi, prevedendo soltanto che il rapporto tra i crediti deteriorati e i crediti totali arrivasse al 19,9% entro il 2020 (attualmente il rapporto è pari al 27,8% come riporta Fabrizio Patti su Linkiesta, ma un livello fisiologico è considerato intorno al 6%). Per la Bce non era abbastanza. Per questo ha chiesto all'istituto guidato da Guido Bastianini di accelerare il processo di smaltimento delle sofferenze. I rapporti con l'istituto di Francoforte si erano fatti particolarmente tesi, la scorsa estate, quando l'ad Bastianini aveva risposto al diktat della Bce sui crediti deteriorati con una battuta al vetriolo, sostenendo che «non si può gestire un'azienda con un foglio excel da Francoforte».

L'eredità dell'ex numero uno Berneschi
Per uscire dall'impasse, nel corso di quest'anno Carige dovrà nuovamente metter mano alle spese del suo personale per ridurre i costi di gestione e ripianare le perdite. Secondo le previsioni dell'istituto chiuderanno 106 filiali e verranno licenziati circa 500 dipendenti. Ma la strada è ancora tutta in salita perché non sarà facile far dimenticare ai clienti e ai mercati quella brutta faccenda dell'arresto dell'ex vicepresidente dell'Abi ed ex presidente del Cda di Carige, Giovanni Berneschi – da oltre vent'anni alla guida della banca genovese -, avvenuto poco più di due anni fa in seguito a un'indagine della Procura di Genova che gli ha imputato le accuse di associazione a delinquere, truffa aggravata e riciclaggio.