19 novembre 2019
Aggiornato 06:30
Nuova stangata sulle bollette

L'UE multa l'Italia per infrastrutture inadeguate sull'acqua potabile

In Italia il 60% delle infrastrutture dedicate al ciclo idrico integrato è stato realizzato oltre 30 anni fa e il 25% di queste supera i 50 anni. Bruxelles ha già aperto due procedure d'infrazione contro il Belpaese

Bruxelles multa (ancora) l'Italia.
Bruxelles multa (ancora) l'Italia. Shutterstock

ROMA – L’Unione europea ci multa ancora. E il costo della stangata stavolta potrebbe essere spalmato sulle nostre bollette alla voce acqua potabile. Bruxelles ha infatti avviato nei confronti dell’Italia una procedura di infrazione da 60 milioni di euro e dovremo pagare una multa da 350mila euro al giorno finché non verranno sanate le irregolarità del Belpaese .

L’Ue multa l’Italia per infrastrutture inadeguate
C’era una volta l’acqua potabile. Ma l’Italia non sta facendo una bella figura nell’Unione Europea. Nella classifica comunitaria per le infrastrutture dedicate al «ciclo idrico integrato» infatti il Belpaese non si trova affatto in una posizione virtuosa. Secondo lo studio realizzato dalla Fondazione Utilitatis in collaborazione con la Cdp, e riportato da La Repubblica, nel nostro paese «gli acquedotti sono 'vecchi', tanto che il 60 per cento delle infrastrutture è stato realizzato oltre 30 anni fa (di cui il 70 per cento nei grandi centri urbani) e il 25 per cento di queste supera i 50 anni (di cui il 40 per cento nei grandi centri urbani)».

Il problema delle dispersioni
Ma non finisce qui. A peggiorare la situazione c'è anche la questione delle perdite, le cosiddette «dispersioni»: al Nord, in media, viene sprecato il 26% dell'acqua immessa nella rete, al Centro il 46% cento e al Sud il 45%. Questa fotografia impietosa dello status quo ha fatto scattare una doppia procedura d’infrazione da parte di Bruxelles, ma l’Italia non ha ancora sanato le sue irregolarità. Così ora l’UE ci ha presentato il conto. Ma potrebbe essere perfino più salato perché finora Bruxelles ha riscontrato irregolarità «solo» in 83 "raggruppamenti" di comuni. E altri 800 «raggruppamenti» sono al momento sotto esame. Se il verdetto sarà nuovamente impietoso la multa che l’Italia dovrà pagare sarà molto più alta.

Neanche i laghi del Belpaese godono di buona salute
Vale la pena sottolineare a questo riguardo che neanche i laghi dello Stivale godono al momento di buona salute. Uno studio condotto l'estate scorsa da Legambiente ed ENnea, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile ha certificato il fenomeno del «marine litter» - l'inquinaento delle acque da rifiuti solidi - dopo avere analizzato le plastiche campionate durante le campagne estive di Legambiente Goletta Verde e Goletta dei laghi 2016. I risultati di questo studio, che sono stati presentati al Parlamento europeo, non sono rassicuranti.

Il problema dei rifiuti dispersi è in aumento
«Neanche i laghi, come i mari e i fiumi, sono esenti dal problema delle microplastiche, ritrovate in tutti i campionamenti eseguiti», ha dichiarato Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente che ha partecipato ai lavori. Il problema dei rifiuti dispersi in mare e lungo le coste sta assumendo infatti proporzioni sempre più preoccupanti. E purtroppo la cattiva gestione dei rifiuti a monte resta la principale causa del fenomeno. La plastica costituisce il 97% dei rifiuti galleggianti in mare. Per quanto riguarda il monitoraggio del mare e delle coste inoltre è stata riscontrata la presenza media di 58 rifiuti per ogni kmq di mare. La densità più alta è stata registrata nel mar Tirreno (62 rifiuti/kmq). Il 96% dei rifiuti è costituito da plastica e al primo posto troviamo le buste (16%).

La contaminazione in ambiente lacustre
A seguire teli (10%), reti e lenze (4%), frammenti di polistirolo (3%), bottiglie (3%), tappi e coperchi (3%), stoviglie (2%), assorbenti igienici (2%) e cassette di polistirolo intere o in frammenti (2%). E i laghi non stanno messi meglio. In dettaglio, i risultati riportati al Parlamento Europeo si riferiscono a cinque laghi: Maggiore, Iseo, Garda e i laghi di Bolsena e Albano nel Lazio e sono relativi alle particelle rinvenute con dimensione compresa tra 1 e 5 millimetri. In tutti i campioni analizzati sono state trovate microplastiche: un dato inconfutabile sulla diffusione di questa contaminazione in ambiente lacustre, nonostante le diversità di ogni lago. Speriamo di non dover attendere un’altra multa dell’Unione europea per intervenire anche su questo fronte.