13 novembre 2019
Aggiornato 00:00
2 punti di PIl

PA quanto ci costi: un salasso da 30 miliardi di euro l'anno

L'inefficienza della Pa costa al paese 30 miliardi di euro l'anno, che corrispondono a 2 punti di Pil. Queste risorse potrebbero essere utilizzzate per coadiuvare la crescita nazionale

ROMA - L'inefficienza della Pubblica amministrazione costa al Paese oltre 30 miliardi di euro all'anno di mancata crescita. La denuncia arriva direttamente dall'Ufficio studi della CGIA sulla base dell'esito di uno studio realizzato dal Fondo Monetario Internazionale. Se la Pubblica amministrazione realizzasse in tutta Italia le stesse performance che ha soltanto in alcuni (pochi) territori del Paese, il Pil nazionale aumenterebbe di 2 punti all'anno.

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L'inefficienza della Pa costa 30 mld l'anno
L'inefficienza della Pubblica amministrazione brucia 30 miliardi di euro l'anno, ossia 2 punti di Pil, che potrebbero essere impiegati per coadiuvare la crescita nazionale. Non solo. La conferma del forte divario esistente tra il Nord e il Sud del Paese sulla qualità/quantità dei servizi erogati dalla nostra Pa arriva anche dall'analisi dell'Ufficio studi della CGIA sui dati relativi a un'indagine condotta dall'Ue. Rispetto ai 206 territori rilevati da questo studio ben 7 regioni del Mezzogiorno si collocano nelle ultime 30 posizioni.

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Il Lazio è tra le realtà meno virtuose del'UE
La Sardegna al 178° posto, la Basilicata al 182°, la Sicilia al 185°, la Puglia al 188°, il Molise al 191°, la Calabria al 193° e la Campania al 202° posto. Solo Ege (Turchia), Yugozapaden (Bulgaria), Istanbul (Turchia) e Bati Anadolu (Turchia), presentano uno score peggiore della Pa campana. Tra le realtà meno virtuose troviamo anche una regione del Centro, vale a dire il Lazio, che si piazza al 184° posto della graduatoria generale. E tra le migliori 30 regioni europee, invece, non c'è nessuna amministrazione pubblica del nostro Paese.

Guidano la classifica i paesi del nord Europa
La prima, ovvero la Provincia autonoma di Trento, si colloca al 36° posto della classifica generale. La Provincia autonoma di Bolzano al 39°, la Valle d'Aosta al 72° e il Friuli Venezia Giulia al 98°. Appena al di sotto della media Ue si piazza al 129° posto il Veneto, al 132° l'Emilia Romagna e di seguito tutte le altre. Nella classifica generale, prosegue la Cgia, la Pa italiana si colloca al 17° posto su 23 paesi analizzati. Solo Grecia, Croazia, Turchia e alcuni paesi dell'ex blocco sovietico presentano un indice di qualità della Pa più basso. A guidare la classifica, invece, sono le Pa dei paesi del nord Europa (Danimarca, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi, etc.).

Più digitalizzazione, ma in Italia aumentano le code agli sportelli
«Dagli inizi degli anni '90 ad oggi sono state ben 18 le riforme che hanno interessato la nostra Pa - dichiara il coordinatore dell'Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo - Sebbene le aspettative fossero molte, in tutti questi anni i risultati ottenuti sono stati deludenti.» In molti settori la qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese è diminuita e nonostante l'avvento del web ci permetta di scaricare molti documenti dal computer di casa, le code agli sportelli, ad esempio, sono aumentate. L'Istat denuncia che, rispetto al 2015, dopo 20 minuti di attesa presso gli uffici comunali dell'anagrafe, oggi la fila si è idealmente allungata di 11 persone e agli sportelli delle Asl addirittura di 18.

Le punte di eccellenza presenti del Belpaese
Dalla CGIA, comunque, tengono a precisare che «sebbene i dati medi non siano particolarmente brillanti, la nostra Pa presenta delle punte di eccellenza in molti settori che non hanno eguali nel resto d'Europa».La sanità al Nord, le forze dell'ordine, molti centri di ricerca e istituti universitari italiani presentano delle performance che non temono confronti. Tuttavia è necessario migliorare l'efficienza media dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche, affinché siano sempre più centrali per il sostegno della crescita, perché migliorare i servizi vuol dire migliorare il prodotto delle prestazioni pubbliche e quindi l'impatto dell'attività amministrativa sullo sviluppo del Paese.