Tutto da rifare?

Madia bocciata a pieni voti, la Corte Costituzionale dice no alla riforma

Doccia fredda per il governo Renzi. La Corte Costituzionale ha bocciato 4 articoli della riforma Madia, giudicati lesivi dell'autonomia delle Regioni

ROMA - La Corte Costituzionale ha bocciato il «cuore» della riforma Madia in quanto incostituzionale, perché lederebbe l'autonomia delle Regioni. Sotto accusa quattro punti fondamentali, che riguardano dirigenti, società partecipate, servizi pubblici locali, organizzazione del lavoro. La sentenza numero 251 appena emessa non lascia spazio a dubbi. La legge delega Madia (la 124 del 2015) per la Corte viola la Costituzione laddove prevede di riformare l'assetto pubblico solo «previo parere» e non «previa intesa» con le Regioni, riguardo, peraltro, a materie sulle quali queste ultime non possono essere solo consultate: dai dirigenti della sanità alle partecipate e ai servizi locali come trasporti, rifiuti, illuminazione.

Lo stop della Corte
Ad un giorno dall'approvazione definitiva di ben cinque decreti attuativi della riforma, è arrivata quindi la sentenza della Corte, pessima notizia per il Governo. Ora, la legge delega dovrà cambiare, insieme a tre su quattro dei decreti delegati incriminati. Si salverebbe soltanto il testo unico del pubblico impiego, non ancora approvato dal Consiglio dei ministri. I testi su dirigenti, partecipate e servizi pubblici dovranno invece essere riscritti. Coinvolgendo in maniera più attiva le Regioni.

Tutto è partito dal ricorso della Regione Veneto
E' stato il Veneto a fare ricorso alla Corte: non a caso, proprio il governatore Zaia esulta e parla di «sentenza storica, un colpo al centralismo sanitario». Nel mirino della Corte c'è proprio la legge delega, il quadro normativo pensato dal governo Renzi per rivoluzionare l'intero assetto della pubblica amministrazione. Il ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia in queste ore ha convocato i sindacati Cgil Cisl e Uil al tavolo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego per mercoledì 30 novembre alle 11, a Palazzo Vidoni. Accogliendo la decisione della Consulta, la Federazione Lavoratori Pubblici sottolinea che il «decreto attuativo della Legge Delega, relativo alla dirigenza pubblica, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, non è stato preceduto dalla prescritta intesa essendo stato acquisito semplicemente il parere della Conferenza Unificata». E osservano: «Considerati i tempi per l'esercizio della delega, ormai in scadenza, è molto difficile che il Governo possa sanare l'incostituzionalità del Decreto Legislativo sulla Riforma della Dirigenza Pubblica».

Il commento di Renzi
Immediato il commento del premier Matteo Renzi alla sentenza: «Pensate che abbiamo fatto una legge delega con i decreti legislativi, per rendere licenziabile un dirigente pubblico che non si comporta bene, e la Corte costituzionale ha detto che, siccome non c'è l'intesa con le Regioni, e avevamo chiesto i pareri, il decreto è illegittimo. E poi mi dicono che non devo cambiare le regole del Titolo V. Siamo circondati da una burocrazia opprimente».