26 giugno 2019
Aggiornato 02:30
Esuberi

UniCredit, con la cura «lacrime e sangue» di Mustier chiudono 883 filiali in Italia

La cura da cavallo per Unicredit è a base di esuberi e un maxi aumento di capitale. L'Ad Jean Pierre Mustier ridurrà del 21% il numero dei dipendenti e chiuderà 883 filiali entro il 2019

Unicredit taglia il 21% del personale.
Unicredit taglia il 21% del personale. ( Shutterstock )

MILANO - Il gruppo UniCredit chiuderà 883 filiali in Italia entro il 2019 e ridurrà il numero dei dipendenti del 21%. E' quanto si apprende dalle slides illustrate dell'amministratore delegato del gruppo, Jean Pierre Mustier, durante il Capital Market Day a Londra.

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La cura da cavallo di Mustier
Il piano strategico 2016-2019 di UniCredit presentato a Londra dall'Ad Jean Pierre Mustier prevede ulteriori 3.900 esuberi in Italia. Questo numero si aggiunge ai 5.600 esuberi già pianificati, portando a 9.400 unità gli esuberi netti previsti nel periodo 2015-2019, pari al 65% del totale di 14.400 esuberi decisi per l'intero gruppo nell'arco dello stesso periodo. Quella del manager francese è una cura da cavallo a base di «lacrime e sangue», che si affianca alle operazioni di dismissione di asset (gioielli di famiglia come Fineco, Pekao e Pioneer) già definite nei circa cinque mesi dal suo arrivo alla guida dell'istituto al posto del dimissionato Federico Ghizzoni.

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Il mercato applaude, ma i lavoratori tremano
Il mercato - nonostante l'entità monstre della ricapitalizzazione, che va ad aggiungersi ai 14,5 miliardi di euro già chiesti da UniCredit dal 2008 in avanti - ha premiato il piano con un balzo del titolo del 15,92% a 2,81 euro. Ma i sindacati sono sul piede di guerra. La Fabi, il maggior sindacato dei bancari, che pure ha plaudito al segnale di buon esempio lanciato dallo stesso Mustier con l'annuncio della volontà di tagliarsi lo stipendio del 40% e di rinunciare a eventuali buonuscite qualora dovesse lasciare il gruppo, non ha nascosto il proprio disappunto nel trovarsi di fronte a un piano di contrazione anziché di rilancio.

Chiuderanno 883 filiali entro il 2019
Nella sola Italia, infatti, il piano prevede la chiusura di 883 filiali entro il 2019 e 3.900 esuberi aggiuntivi che si sommano ai 5.600 già pianificati, portando a 9.400 gli esuberi netti previsti nel periodo 2015-2019, pari al 65% del totale deciso per l'intero gruppo nello stesso periodo. Nell'arco del piano, non sono previste ulteriori cessioni di asset - quindi non saranno in vendita né la quota dell'8,6% in Mediobanca, né Bank Austria, né altri pacchetti di Fineco - e non è contemplata alcuna attività di Merger & Acquisition, dato che il piano stesso «e' basato sulla crescita organica»: sono così escluse le ipotesi circolate di un possibile matrimonio con Societè Generale.

La ricapitalizzazione più grande della storia d'Italia
In termini strategici, il piano battezzato "Transform 2019" poggia su rafforzamento e ottimizzazione del capitale, miglioramento della qualità dell'attivo, trasformazione del modello operativo (aumentando il focus sui clienti e snellendo al contempo prodotti e servizi, con un investimento in IT stabilito in 1,6 mld di euro), massimizzazione del valore di banca commerciale, adozione di un corporate center di gruppo snello, ma con forte potere di guida. La ricapitalizzazione da 13 miliardi sarà sottoposta al via libera dell'assemblea straordinaria convocata per il 12 gennaio 2017, che dovrà deliberare anche sul raggruppamento delle azioni ordinarie e di risparmio nel rapporto di una nuova ogni 10 possedute per entrambe le categorie.

La cartolarizzazione delle sofferenze
Quanto alla cartolarizzazione di sofferenze lorde per 17,7 miliardi di euro, UniCredit ha annunciato di aver sottoscritto due accordi, uno con Fortress e l'altro con Pimco, per la costituzione di due veicoli in cui UniCredit avrà una posizione di minoranza. L'orizzonte temporale per il completamento delle transazioni è previsto entro la fine della prima metà del 2017. Si tratta del progetto "Fino" (Failure is not an option), a fronte del quale sono previste ulteriori rettifiche su crediti per 8,1 miliardi di euro che verranno contabilizzate nel quarto trimestre 2016. "Fino" porterà a un'accelerazione della riduzione del portafoglio non-core con un obiettivo di esposizione netta di 8,1 miliardi di euro entro il 2019.

Unicredit cambia verso (anche) con la stampa
La 'transformation' di UniCredit, infine, si sente anche sul fronte della comunicazione. Se Ghizzoni aveva varato la strategia della massima apertura alle domande di tutti i giornalisti, convocando frequenti conferenze stampa al termine delle riunioni del cda, Mustier ha scelto la strada opposta. Dopo aver lavorato per cinque mesi nel silenzio stampa, oggi a Londra si è concesso solo alle domande degli analisti e di un ristretto e selezionato gruppo di giornalisti di quotidiani e di agenzie di stampa (prevalentemente straniere).