17 ottobre 2019
Aggiornato 22:30
Padoan e lo zero virgola

Pil, Confindustria taglia (ancora) le stime sulla crescita ma per Padoan la ripresa c'è

L'economia italiana rallenta ancora e la crescita è ferma allo zero virgola. Secondo il rapporto del Centro studi di Confindustria per il 2016 l'incremento del Pil si limiterà allo 0,7%. Ma ecco cosa risponde il ministro Padoan.

ROMA – L'Italia si scopre più debole del previsto. L'economia rallenta ancora e la ripresa sembra svanita nel nulla, fagocitata da uno zero virgola. Gli economisti del Centro studi di Confindustria, infatti, hanno ulteriormente limato al ribasso le stime della crescita nazionale. Ma il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, continua a raccontarci di un bicchiere mezzo pieno.

L'economia italiana rallenta ancora
Questa volta la sberla arriva direttamente dal Centro studi di Confindustria, che ha ulteriormente limato verso il basso le previsioni sulla crescita economica nazionale. Secondo il rapporto Scenari economici pubblicato oggi, infatti, per il 2016 dobbiamo aspettarci un incremento del Pil non superiore allo 0,7% e nel 2017 non superiore allo 0,5%. Sono cifre molto distanti da quelle contenute nel Def del governo Renzi.

La crescita è ferma allo zero virgola
E anche da quelle pronosticate dallo stesso premier, che credeva di raggiungere almeno l'1%. La crescita non c'è più, fagocitata da uno zero virgola. Tuttavia, il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, si dice ancora ottimista e durante il suo intervento alla presentazione del rapporto di Confindustria spiega che «le stime del governo che saranno contenute nell'aggiornamento del Def risulteranno migliori delle stime del Centro studi di confindustria».

L'intervento di Padoan
Per Padoan la posizione dell'Esecutivo non vuol essere una ragione di polemica e le cifre del CsC saranno «uno stimolo per dimostrare che», grazie alla policy, «potrebbero essere diverse e migliori». Secondo l'economista di Palazzo Chigi «siamo su un sentiero stretto, ma l'economia italiana, dal 2015, ha ripreso a crescere». Padoan ha quindi proseguito sottolineando che grazie alle riforme strutturali «si stanno creando condizioni per liberare potenziali inespressi». E quando le riforme cominceranno a sortire i loro effetti, «sul mercato del lavoro li cominciamo già a vedere, avremo risultati economici migliori» ha argomentato Padoan.

Il new normal difficile da cambiare
A soffrire, d'altronde, non è solo l'Italia. A livello dell'economia globale, infatti, le prospettive di crescita sono modeste e distribuite in modo diseguale e con rischi al ribasso. «Una della cause è l'incertezza, spesso legata a prospettive di policy, e il rinvio delle decisioni di spesa alimenta le aspettative al ribasso», ha ribadito Padoan. Prima, dopo una caduta dell'economia, seguiva una forte accelerazione del Pil, «oggi questo non sta avvenendo. La situazione è caratterizzata da una forte propensione al risparmio e una bassa propensione agli investimenti, perché non ci sono prospettive visibili di profitti. Se questo è il new normal, è molto difficile da cambiare», ha concluso il ministro.