16 luglio 2019
Aggiornato 08:30
Dietrofront

Il caso Mps e quell'incognita sul fondo Atlante 2, le Casse di previdenza indietreggiano. Chi paga?

Il dietrofront delle Casse di previdenza mette a rischio il piano di salvataggio per Mps. L'Enpam e la Cassa forense indietreggiano e per il momento rifiutano di usare i soldi delle pensioni per rimediare agli errori delle banche

ROMA – Le Casse di previdenza si danno alla fuga. La decisione dell'Adepp di versare un «obolo» da 500 milioni di euro al fondo Atlante 2 per la causa di Mps aveva da subito generato diversi malumori tra i professionisti. Ma ora le Casse hanno deciso di prendere posizione in maniera netta, voltando le spalle alle richieste dell'Esecutivo. Cosa ne sarà del piano del governo Renzi per salvare il Monte dei Paschi?

Il dietrofront delle Casse di previdenza
Le Casse di previdenza fanno dietrofront. E ora il salvataggio della banca più antica del mondo è a rischio. Il piano predisposto dal governo Renzi per salvare il Monte dei Paschi prevede una ricapitalizzazione da 5 miliardi di euro e una maxi cartolarizzazione per smaltire circa 10 miliardi di sofferenze nette in pancia all'istituto senese. Ma perché la gigantesca operazione abbia successo è indispensabile l'intervento di Atlante, il salvagente finanziario creato ad hoc dal Tesoro e affidato alla gestione della Quaestio sgr per disinnescare la bomba-Mps. E per rimpinguare le risorse di Atlante, l'Esecutivo aveva sollecitato l'Adepp a spendersi per una «giusta» causa. Ma le Casse di previdenza si stanno dando alla fuga.

Il premier e il Monte dei Paschi hanno peccato di ubris
Solo un paio di settimane fa (era il 25 luglio) l'Adepp aveva comunicato a mezzo stampa la decisione di versare un «obolo» di 500 milioni di euro per finanziare il fondo Atlante 2 e il salvataggio di Mps. Ma la notizia aveva subito iniziato a generare diversi malumori tra i professionisti. Quella dell'Adepp, tuttavia, non era un'approvazione definitiva per l'operazione finanziaria. Si trattava infatti solo di un consenso «preventivo», cioè subordinato in ogni caso al via libera ufficiale da parte dei rispettivi Cda delle Casse di previdenza. Voleva essere un segnale di supporto al sistema, per dare fiducia ai mercati e sostenere il fragile istituto senese in vista della temutissima pubblicazione dei risultati degli stress test dell'Eba. Ma il governo Renzi e il Monte dei Paschi hanno peccato di ubris se hanno dato per certa l'adesione dell'Adepp al piano di salvataggio.

L'Enpam e la Cassa forense indietreggiano
Come avevamo già sottolineato, infatti, le criticità dell'operazione erano sotto gli occhi di tutti e la partecipazione delle Casse di previdenza nient'affatto scontata. Oggi quel timore è diventato certezza. L'Enpam e la Cassa forense hanno preso posizione contro la partecipazione dei professionisti al Fondo Atlante 2. Come riporta l'articolo di Federica Micardi pubblicato su Il Sole 24 Ore, la Cassa di medici e odontoiatri guidata da Alberto Oliveti ha comunicato che non solo «l'offerta tecnica per l'operazione arrivata dopo la delibera dell'Adepp non corrisponde a quella prospettata inizialmente, ma anche che manca anche la «manleva» da parte dei ministeri vigilanti per investimenti di questa tipologia». E la Cassa forense guidata da Nunzio Luciano ha rafforzato la posizione della consorella dichiarando che «l’ipotesi di investimento allo stato non soddisfa i profili di rischio-rendimento».

La strada in salita per il salvataggio di Mps
La disponibilità politica dell'Adepp non ha tenuto conto della contrarietà dei consigli di amministrazione delle Casse previdenziali, gli unici organismi titolati per prendere una decisione ufficiale sulla questione. E i professionisti evidentemente non se la sentono di mettere a rischio le loro pensioni per un'operazione che non considerano allettante. Ma i problemi del piano di salvataggio per Mps non finiscono qui. Sull'intera operazione pende la spada di Damocle di Bruxelles, perché neanche il benestare di Francoforte è scontato. Come abbiamo già avuto modo di spiegare, infatti, è possibile che l'Europa bocci il coinvolgimento delle Casse previdenziali perché assimilabile a un aiuto di Stato, visto che sono prevalentemente pubbliche ed è perciò difficile capire quale sia il confine tra denaro pubblico e denaro privato in queste circostanze. La decisione definitiva dell'Adepp è rinviata a dopo l'estate. Ma una sola cosa è certa. La strada per il salvataggio di Mps è tutt'altro che in discesa.