23 giugno 2017
Aggiornato 12:00
Il verdetto dell'IEO

Grecia, il FMI ammette di averla sacrificata per salvare l'euro e l'UE

Il rapporto dell'IEO rivela che il FMI ha immolato la Grecia sull'altare dell'UE, violando uno dei principi cardine comunitari per imporre una terapia shock già votata al fallimento. Ma gli errori dell'istituto di Washington non finiscono qui

ROMA – La Grecia è stata immolata per salvare l'euro e l'Unione Europea. Ad ammetterlo pubblicamente è niente di meno che l'Independent Evaluation Office (IEO), cioè un organismo indipendente del Fondo Monetario Internazionale. L'agghiacciante rivelazione è contenuta in un rapporto dell'IEO di 650 pagine sulla crisi greca, pubblicato neanche un mese fa.

Il rapporto dell'IEO
La Grecia è stata sacrificata per salvare l'Unione monetaria. L'agghiacciante verità è contenuta in un rapporto di 650 pagine pubblicato il mese scorso. Il report s'intitola «Il FMI e le crisi in Grecia, Irlanda e Portogallo. L'analisi dell'Independent Evaluation Office» ed è stato realizzato proprio dall'IEO, cioè l'organismo indipendente del Fondo Monetario Internazionale che risponde unicamente al consiglio dei direttori esecutivi e può quindi alzare il dito anche contro la direttrice dell'istituto di Washington, Christine Lagarde.

Il sacrificio della Grecia sull'altare dell'UE
L'IEO non usa mezzi termini e accusa il FMI di essere incline a un'analisi «superficiale e meccanicistica», ostaggio di una «cultura della compiacenza» e «del pensiero unico» e di operare attraverso un sistema di governance apparentemente fuori controllo. Come sottolinea Ambrose Evans-Pritchard in un articolo pubblicato la scorsa settimana sul Telegraph, il rapporto smaschererebbe le vere intenzioni dell'istituto di Washington, la cui indiscussa priorità sarebbe stata quella di salvare l'euro, l'UE e le banche del Nord Europa ad ogni costo, arrivando perfino a immolare sull'altare comunitario una nazione intera.

Il FMI ha violato uno dei suoi principi cardine
«In Grecia, il Fondo monetario internazionale ha violato uno dei suoi princìpi cardine, sottoscrivendo il primo bailout del paese», ricorda Evas-Pritchard. Le regole europee che vietano gli aiuti di Stato sarebbero state aggirate - anzi del tutto scavalcate - «pur sapendo di non poter offrire alcuna garanzia sul fatto che il pacchetto avrebbe portato i debiti del paese sotto controllo o messo il paese sulla via della ripresa». E quel che è peggio è che «erano molti a sospettare che il piano fosse condannato al fallimento fin dall’inizio», prosegue l'editorialista del Telegraph.

Una terapia shock già votata al fallimento
Non a caso «la Grecia ha dovuto sopportare una terapia shock a base di austerità, senza le tradizionali compensazioni prescritte dell’FMI: un taglio del debito e una svalutazione competitiva», rimarca Evas-Pritchard. Ma perché portare un'intera nazione al fallimento? Perché «una ristrutturazione del debito greco veniva ritenuta troppo rischiosa», risponde lo stesso Evas-Pritchard. Così la nazione è stata costretta a subire una stretta fiscale violentissima, pari all'11% del PIL nei primi tre anni, che ha letteralmente affamato la popolazione greca. E l'austerity ha alimentato il circolo vizioso della recessione che ha gonfiato esponenzialmente l'indebitamento pubblico.

Gli errori dell'istituto di Washington
Una siffatta scelta di politica monetaria da parte del FMI non è stata priva di errori. L'istituto di Washington riteneva infatti che il moltiplicatore fiscale sarebbe stato pari a 0,5 quando in realtà è stato cinque volte più alto, e gli effetti collaterali di un siffatto errore sono stati devastanti per l'economia greca. Il PIL nominale si è contratto il 25% in più rispetto alle stime e la disoccupazione è schizzata alle stelle, raggiungendo il 25% invece del 15% previsto. L'IEO scrive nel suo rapporto che «l’entità degli errori di previsione sulla Grecia è semplicemente straordinaria». Ma il loro prezzo è stato pagato integralmente dai cittadini greci, non dai tecnocrati di Bruxelles. La crisi greca sembra già un ricordo, lontano dal Partenone, ma l'economia del Peloponneso continua a versare in condizioni molto difficili. E' in piena recessione, con un tasso di disoccupazione giovanile al 52%, le pensioni tagliate ai minimi, il calo demografico, l'assistenza sanitaria a rischio e oggi 130mila lavoratori hanno uno stipendio inferiore ai 100 euro al mese.