22 gennaio 2022
Aggiornato 06:30
vizi e virtù del nuovo sistema fiscale

Fisco, ecco la (non) riforma del governo Renzi

Ciò che davvero avrebbe fatto fare il salto di qualità esistenziale a questa (pseudo) riforma sarebbe stata la revisione del catasto. Ma voi l'avete vista?

ROMA – Prosegue il botta e risposta tra Matteo Renzi e Bruxelles. La Commissione Europea ha pubblicato ieri uno studio sui sistemi fiscali nazionali dei paesi membri, dai quali emerge chiaramente l'urgenza di una detassazione sul lavoro nel Belpaese. L'UE ha così preso chiaramente posizione contro la manovra fiscale del governo italiano, che anziché seguire le indicazioni comunitarie ha scelto di detassare gli immobili. Nel frattempo si è concluso in patria il lungo cammino della riforma fiscale: ecco quali sono le novità e, soprattutto, perché ci lascia con l'amaro in bocca.


C'era una volta la riforma fiscale
Il lungo cammino della riforma fiscale parte da lontano. Dal governo Monti, per l'esattezza, passando per il governo Letta, ma oggi come allora di una vera e propria riforma non si può parlare. Nel disegno di legge 282 del 15 marzo 2013, infatti, erano subito rese note le umili intenzioni e il basso profilo dei legislatori: le «norme proposte non hanno l’obiettivo di disegnare un’organica riforma del sistema generale di tassazione» ma mirano invece «ad attuare interventi migliorativi del sistema fiscale in termini di equità, certezza delle regole e semplificazione». Allo stesso modo, l'iter legislativo che si è concluso stavolta con l'approvazione degli ultimi cinque decreti attuativi non può essere definito una riforma propriamente detta, perché il nostro sistema tributario non ha visto concretizzarsi quel profondo restauro di cui avrebbe avuto bisogno e il governo Renzi si è piuttosto accontentato di dare una rinfrescata, qua e là, ad un impianto normativo ormai datato. L'ultima riforma fiscale degna di questo nome risale al lontano 1971 ed oggi è evidentemente inadeguata per disegnare una sistema fiscale che riflette le esigenze di un mondo politico, sociale ed economico completamente mutato rispetto agli anni Settanta.

La riforma del catasto ha dato forfait
Come sottolinea Tommaso di Tanno sul sito www.lavoce.info, ciò che davvero avrebbe fatto fare il salto di qualità esistenziale a questa (pseudo) riforma sarebbe stata la revisione del catasto. Non si tratta di una questione marginale, perché il catasto costituisce lo strumento fondamentale per la regolamentazione (e la tassazione) del settore immobiliare: è una fotografia della distribuzione delle risorse economiche di un paese, in base alla quale definire e intraprendere le scelte di politica economica più importanti. Ecco allora che avere un catasto non aggiornato, o addirittura alterato rispetto alla realtà economica e territoriale, implica non solo un certo grado di ingiustizia sociale che si trascina negli anni, ma danneggia anche il futuro del paese, accentuando le distorsioni della tassazione del settore immobiliare. Non sarebbe stato facile procedere alla riforma del catasto - che necessita di tempi piuttosto lunghi -, ma scegliere di ignorare il problema è come procedere alla costruzione del primo piano di una casa senza assicurarsi che le fondamenta reggano.

Essere o non essere?
Quella che abbiamo di fronte, perciò, non è una riforma ma una serie di interventi migliorativi che, comunque, hanno il merito di aver limato alcune imperfezioni dell'impianto precedente. Vediamo le novità più significative. La principale riguarda la rateizzazione delle imposte: viene prevista la possibilità di accedere ad una ulteriore rateizzazione ai soggetti che non sono stati in grado di completare il pagamento di piani precedenti di rateizzazione. Positive sono le norme approvate per quanto concerne il sistema sanzionatorio penale e amministrativo: è stata prevista una rimodulazione delle sanzioni che da una parte tiene conto dei comportamenti che, pur essendo illeciti, non sono fraudolenti, mentre dall’altra inasprisce le sanzioni per i reati più gravi. Significativa per i contribuenti la riforma voluta per il contenzioso tributario, che prevede un potenziamento della mediazione. Il governo si impegna inoltre a presentare annualmente un rapporto in Parlamento sull’evasione fiscale, per monitorare l’impatto delle misure di contrasto all'evasione adottate dall'Esecutivo. Al governo Renzi va il merito indiscutibile di aver realizzato queste migliorie, che pure sono un passo avanti rispetto al passato, ma dobbiamo altresì sciogliere un dubbio amletico di antica memoria sottolineando che di riforma proprio non si può parlare.