21 maggio 2019
Aggiornato 10:30
E' arrivata la notizia della fine del contenzioso

Mps, raggiunto l'accordo con Nomura. Tutte le tappe della vicenda

Monte dei Paschi di Siena vanta una storia secolare ed è considerata l'istituto bancario più antico del mondo. Ecco la sua storia travagliata tra cattiva gestione e corruzione

ROMA – A meno di ventiquattr'ore dal tonfo di ieri, oggi il titolo di MPS riprende quota. Finalmente è finito il contenzioso con Nomura, ed è una gran bella notizia per l'istituto senese, che può tirare il fiato dopo lo scandalo sui derivati che ha coinvolto i vertici della banca. Ma come è cominciato tutto? Per chi non le ricordasse, ripercorriamo le tappe di questa travagliata vicenda.

L'inizio dei guai
Monte dei Paschi di Siena vanta una storia secolare ed è considerata l'istituto bancario più antico del mondo. Venne fondata nel 1472 e all'epoca era solo un banco dei pegni. Dopo un'esistenza abbastanza tranquilla, i guai iniziarono nel 2007 con l’acquisto della Antonveneta dal Santander spagnolo, per 9 miliardi di euro. Si trattò di un prezzo esagerato, dato che lo stesso banco Santander aveva pagato il 60% in meno quando – solo pochi mesi prima – aveva partecipato alla spartizione di ABN Amro, gruppo bancario olandese, con la Royal Bank of Scotland e il Fortis del Belgio. L’acquisto fu definito addirittura sul quotidiano tedesco Der Spiegel un gesto di «megalomania» realizzato da «persone che si intendevano più della storia del Palio che di mercati finanziari». Fatto sta che per finanziare l’acquisto di Antonveneta, MPS si indebitò enormemente e usò quasi tutta la sua liquidità, proprio quando all'orizzonte stava arrivando la crisi dei mutui subprime. Di lì a poco altri due investimenti presero una piega sbagliata e segnarono per sempre il destino di MPS a causa di una pessima gestione patrimoniale.

Santorini e Alexandria
Il primo di questi investimenti andati male è «Santorini». Si tratta di un contratto pronti contro termine con cui Mps ha ceduto nel 2002 titoli di stato italiani a lunga scadenza a Deutsche Bank, in cambio di liquidità, impegnandosi a ricomprarli successivamente. Nel 2008 però, a causa della crisi internazionale in corso, il valore del pacchetto partecipativo è crollato addebitando all'istituto senese una perdita di 360 miliardi di euro, che ha contribuito ad affossare il bilancio della banca dopo l'acquisto di Antonveneta. I guai, però, non finiscono qui. E' infatti la volta di Alexandria, un'altra operazione dalle caratteristiche simili avviata questa volta con la banca giapponese Nomura. Nel 2009 il fallimento di Lehman Brothers causò la crisi dell’intero settore finanziario facendo crollare il valore di molti titoli bancari: tra questi c'era Alexandria, che perse il 30% del suo valore provocando nel bilancio di MPS un buco da 220 milioni di euro. La banca giapponese decise di acquistare i titoli a un prezzo fuori dal mercato, aiutando l'istituto senese in un momento di grave difficoltà e permettendole così di occultare la perdita. Il patto era stato concordato affinché anche Nomura ne ricavasse dei profitti, ma Monte dei Paschi non ha mai ammesso la compensazione delle perdite.

MPS tira il fiato
Quando, però, in una cassaforte segreta dell'istituto, sono state ritrovate numerose lettere che attestavano uno scambio epistolare dettagliato sui termini dell'accordo tra Nomura e MPS è scoppiato lo scandalo che ha coinvolto i vertici della banca e portato alla condanna da parte del tribunale di Siena dell'ex presidente Giuseppe Mussari, dell'ex dg Antonio Vigni e l'ex capo area finanza Gianluca Baldassarri a 3 anni e 6 mesi con l'interdizione di 5 anni dai pubblici uffici per occultamento del mandate agreement, il contratto siglato con Nomura. Oggi è arrivata la notizia della fine del contenzioso sul derivato Alexandria e l'annuncio è arrivato per bocca del neo presidente Massimo Tononi, che ha preso il posto di Alessandro Profumo in seguito alle sue dimissioni nel luglio scorso. L'accordo in questione prevede benefici in termini patrimoniali, perché la banca dovrà sborsare 359 milioni di euro, ma ne risparmierà 440. Questo risultato rafforza patrimonialmente MPS, che dovrà ora provvedere a realizzare un'aggregazione con un'altra banca come richiesto dal BCE e, sebbene all'orizzonte non ci sia ancora nessun partner disponibile, l'istituto senese sembra intenzionato a realizzare l'operazione entro il 2016. MPS può tirare – per ora - un sospiro di sollievo dopo anni di gestione scellerata.