20 febbraio 2020
Aggiornato 11:30
Escluse tre regioni

Deposito scorie nucleari: la mappa resta ancora segreta

La pubblicazione della carta delle aree potenzialmente idonee ad accogliere il deposito dei rifiuti radioattivi è stata rinviata sine die. Lo ha comunicato il ministro dell'Ambiente, Gianluca Galletti, al margine del Meeting di Comunione e liberazione in corso a Rimini.

ROMA – La carta delle aree potenzialmente idonee ad accogliere il deposito delle scorie nucleari (Cnapi) rimarrà ancora segreta sine die. Lo ha comunicato il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, al margine del Meeting di Comunione e liberazione in corso a Rimini.

GALLETTI, NON CI SONO TEMPI - Galletti ha spiegato: «Abbiamo ritenuto con il Mise di fare un ulteriore approfondimento. Non è facile fare una mappa dei siti idonei per ospitare il deposito nazionale. L'operazione ha richiesto più tempo di quanto avessimo preventivato». Interrogato sulla tempistica il ministro ha replicato: «Non posso ancora dire i tempi». Nei giorni scorsi, precisamente entro il 20 agosto, il ministero dello Sviluppo economico (Mise) avrebbe dovuto dare il nulla osta per la pubblicazione della Cnapi ma così non è stato.

PUBBLICAZIONE RINVIATA DA APRILE - I criteri con cui delimitare le aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito sono stati pubblicati nel giugno 2014 dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Dopodiché la Sogin, la società statale incaricata del decommissioning del patrimonio nucleare italiano, ha impiegato sette mesi per redarre la prima versione Cnapi che a gennaio di quest'anno è stata trasmessa all'Ispra. L'ente dopo 3 mesi ha inviato le proprie osservazioni ai ministeri dello Sviluppo e dell'Ambiente, che avrebbero dovuto autorizzare la pubblicazione della carta ad aprile. Da quel momento è stato un continuo rinvio e rimpalli fra Sogin Ispra e ministeri.

TRE REGIONI ESCLUSE - Nel frattempo è emerso che dalla Cnapi sarebbero state escluse tre regioni a rischio sismico: Marche, Umbria e praticamente l'intera Emilia Romagna, come riferito da Alessandro Bratti, presidente della commissione di inchiesta sui rifiuti. Il deputato del Pd ha aggiunto che nel caso venissero rispettati i criteri dell'Ispra dalla Cnapi dovrebbe rimanere escluso il 70 per cento del territorio nazionale. Nei mesi scorsi però le Marche erano state indicate come una delle regioni «in pole position» per accogliere il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, assieme a Puglia, Lazio, Toscana, Veneto e Basilicata.