6 dicembre 2019
Aggiornato 02:30
Si muovono anche Usa, Cina, Total e Shell

Missione in Iran per alcuni dirigenti ENI

Il Cane a sei zampe ha intenzione di tornare da protagonista a Teheran e per questo alcuni suoi manager hanno incontrato il ministro del Petrolio della Repubblica islamica, Bijan Namdar Zanganeh. La compagnia energetica italiana ha «ribadito il suo interesse per il Paese, a patto che vengano sollevate le sanzioni al Paese e che le condizioni contrattuali siano reciprocamente convenienti»

TEHERAN – Eni ha intenzione di tornare da protagonista in Iran. «Alcuni giorni fa», ha detto il direttore generale dell'iraniana Pedec (Petroleum Engineering and Development Company), Abdolreza Haji Hosseininejad, alti dirigenti del Cane a sei zampe hanno incontrato il ministro del Petrolio della Repubblica islamica dell'Iran, Bijan Namdar Zanganeh. Ieri la notizia è stata confermata da un portavoce Eni.

ENI HA INTERESSE PER IRAN - Stando alle prime indiscrezioni riportate dall'agenzia stampa Tasnim, la compagnia energetica italiana ha espresso la propria intenzione di sviluppare alcuni campi di idrocarburi. Eni dal canto suo ha «ribadito il suo interesse per l'Iran, a patto che vengano sollevate le sanzioni al Paese (da parte di Usa ed Ue a causa del programma nucleare iraniano, ndr) e che le condizioni contrattuali siano reciprocamente convenienti», ha concluso il portavoce di Eni. Haji Hosseininejad ha annunciato che le nuove concessioni petrolifere in Iran saranno rese pubbliche durante una conferenza apposita a Londra (già rinviata due volte, il 3 novembre 2014 e lo scorso febbraio).

CINA, USA, TOTAL E SHELL VOGLIONO INVESTIRE IN IRAN - Il dirigente della Pedec ha ricordato che recentemente sono stati raggiunti accordi con diverse banche cinesi, che finanzieranno le attività di estrazione di greggio nel campo iraniano di Masjed Solyman da parte di aziende della Repubblica popolare di Cina. Nel frattempo questa settimana in Iran è atteso l'arrivo di una delegazione di investitori americani, che incontreranno le autorità locali e visiteranno gli impianti petroliferi del Paese. Il vice ministro del petrolio iraniano, Abbas Sheri-Moghaddam, ha confermato la notizia, auspicando che grandi compagnie statunitensi possano entrare nel busisness del petrolio e della raffinazione in Iran. Sheri-Moghaddam ha ricordato che oltre a Eni anche la francese Total e l'anglo-olandese Royal Dutch Shell hanno espresso la loro intenzione di riprendere le attività in Iran.

ENI IN IRAN 1957-1979 - Eni è presenta in Iran dal 1957, quando fu costituita una società paritetica tra Agip e la National Iranian Oil Company (NIOC) denominata Société Irano-Italienne des Pétroles (Sirip). Nel 1965 nacque una nuova compagnia, la Iranian Marine International Oil Company (Iminoco) nella quale figuravano Agip, Philips e Ongc e di cui Eni divenne operatore. Nel 1969 Agip, con altre società europee (Elf, Total, Petrofina, OMV) creò un gruppo petrolifero chiamato European Group Oil Companies (Egoco), che stipulò un contratto con la Nioc per la ricerca petrolifera nel Paese. Nel 1979 tutte le partecipazioni detenute da società petrolifere straniere nell’upstream petrolifero in Iran furono nazionalizzate, in seguito alla rivoluzione Khomeinista.

DAL 1999 AL 2010 - Eni riprese le sue attività upstream in Iran nel 1999, partecipando ed operando delle joint venture per lo sviluppo dei campi di Balal, Dorood, South Pars Fase 4 e 5 (tutti completati) e Darquain, il cui contratto di servizio (buy-back) è stato firmato nel 2001. L’attività del Cane a sei zampe si è concentrata nell’offshore del Golfo Persico e nell’onshore prospiciente per un totale di 4 titoli minerari a fine 2011 (South Pars, Darquain, Dorood e Balal). Le attività di esplorazione e produzione di Eni nel Paese sono regolate da contratti di buy-back, che prevedono il rimborso in olio dei costi sostenuti per la realizzazione dei progetti. La produzione di petrolio e condensati in quota Eni in Iran è stata di 35 e 21 mila barili di olio al giorno, rispettivamente nel 2009 e 2010 (anno in cui sono iniziate le sanzioni verso il Paese). La produzione (derivante dal recupero degli investimenti eseguiti durante le fasi di sviluppo) è fornita principalmente dai due giacimenti South Pars 4 & 5 (Eni operatore, 60% dove la produzione è limitata al recupero degli investimenti effettuati in passato) nell'offshore del Golfo Persico, e Darquain (Eni operatore, 60%, nel 2010 completato il commissioning dell'impianto con la cessione parziale di tutte le attività produttive alla controparte iraniana) nell'onshore.