16 settembre 2019
Aggiornato 02:00
Oggi lo propone Renzi, ma l'idea risale al secondo governo Prodi del 2006

Italia hub del gas? Lo stato dei rigassificatori attivi e autorizzati

3 gli impianti funzionanti, ma per quello di Livorno è dovuto intervenire lo Stato e inserirlo fra le opere di interesse strategico per ripagarne i costi. Dei 5 progetti approvati, 4 aspettano finanziamenti e 1, quello di Zaule, ha fatto irritare i vicini sloveni.

ROMA – Renzi ha ribadito all'Unione europea la necessità di promuovere lo sviluppo coordinato delle capacità di rigassificazzione e stoccaggio del gas proveniente dal Nord Africa, proponendo l'Italia come un «hub» del gas naturale liquido (Gnl) nel Mar Mediterraneo. Il progetto per quanto riguarda il Belpaese non è nuovo: nel 2006 durante il secondo governo di Romano Prodi l'allora ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro aveva spiegato che «l'Italia ha bisogno di undici rigassificatori di cui almeno quattro dovrebbero essere avviati subito» per diventare un «hub» europeo.

I 3 RIGASSIFICATORI ATTIVI - Ad oggi sono attivi tre impianti di cui uno a terra: il rigassificatore di Panigaglia (Sp) in Liguria della Gnl (Gruppo Snam) che ha una capacità di rigassificazione di 3,4 miliardi di metri cubi annui e di 50mila metri cubi di stoccaggio. Per questo sito, realizzato negli anni '70, è stato sospeso il progetto di raddoppio della sua capacità (per portarla a 8 miliardi di metri cubi annui), mentre si sta valutando l'ipotesi di realizzare una stazione di rifornimento su piccola scala per navi e autobotti. Nel 2009 invece è entrato in funzione il terminale Gnl Adriatico a largo di Rovigo; ha una capacità di 8 miliardi di metri cubi annui (il 10% del fabbisogno nazionale) ed è di proprietà della ExxonMobil (70,7% delle azioni), Qatar Petroleum (22%) ed Edison (7,3%). Ha una capacità massima di stoccaggio di 250mila metri cubi di Gnl e può ricevere due navi metaniere (di capacità approssimativamente di 150mila metri cubi) ogni settimana. E' previsto che rimanga in funzione per altri 19 anni. Infine a Livorno è attivo l'Offshore Lng Toscana (Olt) con una capacità di rigassificazione di 3,75 miliardi di metri cubi annui e una capacità di stoccaggio di 137mila 500 metri cubi. L'opera, di proprietà della Eon (46,79%), Iren (46,79%) e Asa Livorno (5,08%) è stata criticata da molti perché i costi per la sua realizzazione, che sono lievitati in anni di ritardi a 900 milioni di euro (contro i 300 milioni di dollari del costo di mercato) e perché tale esborso è stato scaricato sulle bollette dei contribuenti, una volta che è stato dichiarato di interesse strategico.

ZAULE E PORTO EMPEDOCLE - L'Italia ha approvato altri 5 progetti di rigassificatori. Nuove Enegie di Enel ha intenzione di realizzarne uno a Porto Empedocle (Ag) da 8 miliardi di metri cubi annui, ma ieri l'amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, durante la presentazione del piano strategico 2015-2019 ha fatto sapere che l'azienda potrebbe cedere il progetto per la sua costruzione: «E' un progetto finanziabile solo se il ministero dello Sviluppo lo definisce strategico. In quel caso ci sarebbe un framework regolatorio e noi non siamo gli investitori giusti perché si entrerebbe nella parte regolamentata dell'attività e di conseguenza vederemmo il progetto». La spagnola Gas Natural invece ha intenzione di costruire il rigassificatore da 8 miliardi di metri cubi annui di Zaule, a Trieste. Il progetto ha recentemente ottenuto il Via (Valutazione di impatto mbientale) dal ministero dell'Ambiente ed ora attende l'ok del ministero dello Sviluppo economico. La Slovenia ha protestato perché non ha ricevuto dall'Italia la documentazione sugli effetti ambientali transfrontalieri.

GLI ALTRI PROGETTI APPROVATI - Più in forse gli altri progetti. Quello su Gioia Tauro (Rc), per 12 miliardi di metri cubi annui della Lng Medgas Terminal (35,0% Sorgenia, 35,0% Iren, 30% Medgas Italia - gruppo Belleli), che non ha trovato ancora il miliardo e 200 milioni di finanziamenti necessari. Dell'altro a Priolo Gargallo (SR) da 8 miliardi di metri cubi annui, voluto da Erg (50%) e Shell (50%) non si parla più da anni. Infine l'ultimo autorizzato, a Capobianco (Br) da 8 miliardi di metri cubi annui ha visto la proponente British Gas rinunciare definitivamente al progetto nel 2013.