3 agosto 2020
Aggiornato 16:30
Un progetto della spagnola Gas Natural Fenosa da 500 milioni

A Trieste si torna a parlare del rigassificatore

Il ministero dell’Ambiente ha comunicato di aver ritirato la sospensione al piano di Valutazione impatto ambientale (Via) perché non sussistono aspetti di incompatibilità ambientale fra l'impianto e il nuovo piano regolatore portuale cittadino. Ora deicderà il ministero dello Sviluppo. Contrari Comune, Regione e porto.

TRIESTE – A Trieste si è tornati a parlare di rigassificatore. Nei giorni scorsi il ministero dell’Ambiente ha comunicato di aver completato l'istruttoria sul progetto di Zaule il 6 febbraio scorso, e di aver ritirato la sospensione al piano di Valutazione impatto ambientale (Via), avviata nel 2013 per presunta incompatibilità con i piani di sviluppo del porto di Trieste. Secondo il ministero quindi non sussistono aspetti di incompatibilità ambientale fra l'impianto per la produzione di gas liquido naturale (Gnl) e il nuovo piano regolatore portuale cittadino.

COMUNE E REGIONE CONTRARI - Ora quindi la palla passa ad un altro dicastero, quello dello Sviluppo economico, che è coinvolto nell'iter autorizzativo con le amministrazioni territoriali, Comune ma soprattutto Regione, entrambe ostili all'operazione. Il consiglio comunale ha votato nei giorni scorsi all'unanimità la mozione che impegna il sindaco a «continuare a rappresentare con determinazione la volontà del Consiglio comunale e gli interessi del territorio in merito alla decisa contrarietà all'impianto». La governatrice del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani invece ha dichiarato: «Ribadisco, a nome della Giunta che rappresento, che il rigassificatore è assolutamente incompatibile con il porto di Trieste, con i flussi di traffico, con gli investimenti che si stanno facendo nel porto e c'è la contrarietà espressa dalla repubblica di Slovenia di cui non credo si possa fare finta di niente».

INCOMPATIBILE CON PIANO PORTUALE - Anche il neo-nominato commissario al porto triestino, Zeno D’Agostino, che oggi si incontrerà con la governatrice della Regione per fare il punto sulla situazione, ha da subito espresso tutti i suoi dubbi sull'utilità dell'impianto: «È chiaro che il rigassificatore di Zaule è incompatibile già con le attuali strutture portuali. A maggior ragione lo sarà con lo sviluppo di opere e di traffici previsto con il nuovo Piano regolatore». D'Agostino ha spiegato poi che replicherà alla commissione tecnica di verifica Via-Vas che ha certificato come «non si evidenziano aspetti di incompatibilità ambientale tra il rigassificatore e le previsioni del proposto nuovo Piano regolatore portuale». Il commissario ha detto: «Sono un tecnico e replicherò con le cifre perché la mia non è un’opposizione politica ma siccome con tutte le istituzioni territoriali siamo d’accordo c’incontreremo nei prossimi giorni per stendere e poi presentare il documento di risposta».

UN'OPERA DA 500 MILIONI - Il rigassificatore di Zaule è proposto dalla multinazionale spagnola Gas Natural Fenosa, attraverso la controllata italiana Gas Natural Rigassificazione Italia Spa. La compagnia ha previsto un investimento di circa 500 milioni di euro per la costruzione di un terminale preposto alla rigassificazione di Gnl che, dopo essere stato riportato allo stato gassoso, sarà immesso nella rete nazionale attraverso il gasdotto Zaule-Villesse. Il progetto, presentato nel 2004, ha ricevuto nel 2009 il primo importante ok da parte del ministero dell'Ambiente, che ha emanato il decreto di Compatibilità ambientale. Gli spagnoli hanno previsto, che una volta ottenuta l’autorizzazione unica da parte delle autorità e degli enti competenti, l’impianto possa essere operativo dopo un periodo di costruzione di circa 3 anni.