5 giugno 2020
Aggiornato 15:30
I giapponesi vogliono sigillare l'impianto con un muro di ghiaccio di 1,5 km

Fukushima 4 anni dopo: 120mila sfollati e acqua contaminata

L'intera regione giapponese dove si trova la centrale nucleare colpita dallo tsunami dell'11 marzo 2011 è ancora fortemente contaminata. 150mila persone dovettero lasciare le loro abitazioni, e solo in 30mila sono potuti tornare a casa. La maggiore minaccia oggi è la contaminazione delle falde, dell'oceano e dei fiumi circostanti.

TOKYO – Dopo 4 anni dall'incidente alla centrale nucleare di Fukushima, che si verificò l'11 marzo 2011, l'intera regione è ancora fortemente contaminata.

ANCORA 120MILA SFOLLATI - Oltre 150 mila persone furono costrette ad abbandonare le loro case per sfuggire alle radiazioni e ben 120mila di loro non hanno ancora potuto tornare a casa propria, perché le montagne coperte di foreste e i fiumi rilasciano continuamente radioattività che raggiunge zone in precedenza decontaminate. Residui radioattivi si trovano ora in 54 mila diversi siti all'interno della prefettura di Fukushima, inclusi parcheggi e parchi pubblici. Le stime ufficiali parlano di 15-28 milioni di metri cubi di rifiuti atomici. L'incidente alla centrale, dovuto a un maremoto e allo tsunami conseguente, portò alla fusione dei noccioli di tre reattori della centrale. L'Agenzia internazionale per l'Energia atomica (Aiea) lo classificò al massimo grado della scala di pericolosità (7), una classificazione raggiunta in precedenza solo dal disastro di Cernobyl.

IL PROBLEMA DELL'ACQUA CONTAMINATA - La prefettura di Fukushima ancora oggi deve combattere contro la minaccia della contaminazione delle falde acquifere (ma anche del mare) e deve far fronte al trattamento delle acque radioattive, che tutt'ora vengono prodotte. Ogni giorno infatti servono 300 tonnellate d'acqua per raffreddare il nocciolo e il combustibile fuso in tre reattori della centrale. A questa quantità se ne aggiungono altre 3/400 di acque sotterranee che passano quotidianamente dal sito e si contaminano. La compagnia per l'energia nucleare giapponese Tepco ha rimandato a maggio la scadenza che si era data per questo mese, per completare il trattamento delle oltre 300 mila tonnellate di acqua contaminata.

UN MURO DI GHIACCIO PER SALVARE L'OCEANO - Come ha spiegato il direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio: «Un'emergenza che si trova ora la Tepco è quella di ridurre il volume d'acqua di falda che entra nel sito di Fukushima». Al momento i tecnici giapponesi hanno in mente di costruire un muro di ghiaccio lungo un chilometro e mezzo attorno al sito, per ridurre di un terzo la quantità di acqua radioattiva che viene rilasciata nell'oceano. Secondo la Tepco questo accorgimento dovrebbe essere in grado di arginare l'area per sei anni, fino a quando i noccioli dei reattori saranno stati sigillati. Onofrio però ha ricordato: «L'efficacia di quest'operazione, mai tentata prima, anche secondo alcune fonti ufficiali è tutta da capire e rappresenta l'assurdità della situazione a Fukushima, destinata a durare decenni».

LA SVOLTA VERSO LE RINNOVABILI - Intanto dal 2011 le autorità di Tokyo hanno deciso di fermare la produzione di energia atomica nel Paese (il 30% dell'energia prodotta in Giappone), chiudendo tutti e 48 i reattori presenti nel Paese. Il governo ha quindi optato per migliorare il grado di efficienza del Paese e di puntare decisamente sulle fonti di energia rinnovabili. Nel 2013 il Giappone è stato secondo solo alla Cina per pannelli fotovoltaici installati e il Paese, grazie alle politiche di efficientamento ha potuto risparmiare una quantità di energia pari a quella prodotta da 13 reattori atomici.

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