31 maggio 2020
Aggiornato 06:00
Intanto un drone radioattivo atterra sulla casa del Premier

Il Giappone riaccenderà due reattori nucleari

Il governo giapponese ha intenzione di riavviare le centrali atomiche del Paese, chiuse dopo l'incidente a Fukushima del 2011 e in una settimana i tribunali nipponici hanno emesso due sentenze opposte. In una gli standard di sicurezza sono stati ritenuti ragionevoli, nell'altra irrazionali

TOKYO – Il governo giapponese ha intenzione di riaccendere le centrali nucleari del Paese per tagliare le proprie emissioni di gas serra, e in una settimana i tribunali nipponici hanno emesso due sentenze opposte. Questa decisione dell'esecutivo guidato da Shinzo Abe, potrebbe essere alla base di un'azione di minaccia al premier.

IL MISTERO DEL DRONE CONTAMINATO - Un drone contaminato da tracce di cesio radioattivo è stato scoperto oggi sulla piattaforma per elicotteri che si trova sul tetto del Kantei, la residenza del primo ministro del Giappone, al centro di Tokyo. Secondo quanto pubblicato dal sito del giornale Yomiuri le quantità di materiale radioattivo sul drone non sono tali da provocare danni alla salute umana. Tuttavia al velivolo senza pilota, oltre a una videocamera, era legato un contenitore di plastica dalla lunghezza di 10 cm e dal diametro di 3 cm, contenente un liquido non ancora identificato. Il primo ministro Abe, che attualmente è in Indonesia, lavora nell'edificio durante le ore del giorno e va a dormire nella sua residenza privata, che è a un quarto d'ora dal Kantei.

A KAGOSHIMA STANDARD SICUREZZA IDONEI - La sentenza più recente, che risale a ieri, è stata pronunciata dalla Corte distrettuale di Kagoshima, nel sud del Giappone. I giudici hanno autorizzato la riapertura dei reattori 1 e 2 della centrale nucleare di Sendai gestita dalla compagnia Kyushu Electric Power. I reattori, che avevano ottenuto il via libera dell'agenzia nucleare che funge da regolatore, dovrebbero ripartire quest'estate. Per i giudici i nuovi standard di sicurezza nucleare, adottati dal regolatore nazionale, non sono irragionevoli, mentre i ricorrenti hanno contestato la decisione come «ingiusta» e hanno promesso di continuare la loro battaglia legale.

A FUKUI STANDARD RITENUTI IRRAZIONALI - Una settimana fa invece la Corte della prefettura di Fukui, nella regione centrale del Paese del Sol Levante, ha accolto il ricorso di un gruppo di cittadini, nel quale si chiedeva il blocco temporaneo della riaccensione dei reattori 3 e 4 della centrale di Takahama. Secondo i magistrati gli standard di sicurezza dell'agenzia nucleare nipponica infatti mancherebbero di «razionalità». Nella sentenza hanno scritto che «le garanzie previste in caso di incidente non sono sufficienti le previsioni della società operante non sono, rispetto ai recenti avvenimenti, credibili». Kansai Electric che gestisce l'impianto ha fatto sapere che presenterà ricorso.

48 REATTORI FERMI DA 2011 - Secondo gli attivisti anti-nucleare i nuovi standard di sicurezza giapponesi non sono sufficienti a garantire che le centrali atomiche possano reggere a eventi naturali come i terremoti, molto frequenti in Giappone. Per questo chiedono che il governo non riaccenda i 48 reattori a uso civile, che sono stati fermati dopo l'incidente della centrale Fukushima-1, avvenuto in conseguenza del devastante terremoto-tsunami di marzo 2011. Prima del 2011 il Paese produceva circa un terzo della sua energia grazie agli impianti atomici.

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