17 giugno 2019
Aggiornato 18:30
Ecco il piano Lavoro della Cgil per vincere la crisi

Camusso: «Con la patrimoniale riparte l'Italia»

La Cgil sostiene che, secondo gli attuali ritmi di crescita, il Pil e il tasso di occupazione nazionale torneranno ai livelli pre-crisi non prima – rispettivamente - del 2025 del 2031. La ripresa sarebbe molto più veloce col piano di lavoro proposto dalla stessa Cgil, che però il governo continua ostinatamente ad ignorare.

ROMA – La Cgil sostiene che, secondo gli attuali ritmi di crescita, il Pil e il tasso di occupazione nazionale torneranno ai livelli pre-crisi non prima – rispettivamente - del 2025 del 2031. La ripresa sarebbe molto più veloce col piano di lavoro proposto dalla stessa Cgil, che però il governo continua ostinatamente ad ignorare.

ECCO LA RICETTA DELLA CGIL PER VINCERE LA CRISI - Il Centro Studi Confindustria ha predetto buone nuove per il 2015, che dovrebbe essere finalmente l'anno della svolta perché, a loro dire, ci lasceremo la terribile crisi economica internazionale alle spalle. Tuttavia, in questo momento, l'Italia è ancora immersa fino al collo nel mare nero dell'alta disoccupazione giovanile, l'economia reale arranca e il debito pubblico cresce vertiginosamente. La Cgil sostiene che per tornare ai livelli pre-crisi non basterà l'anno appena iniziato, ma anzi ne serviranno molti di più: il Pil e il tasso di occupazione dovranno aspettare rispettivamente il 2025 e il 2031 per dimenticare la tortuga cosmica degli ultimi anni, il buco nero della crisi globale che ha inghiottito lavoro, consumi, e redditi. Eppure una soluzione ci sarebbe, e i tempi potrebbero essere ridotti a vantaggio di tutti: è la stessa Cgil a proporre un piano lavoro capace di traghettarci più velocemente in salvo. Il piano di lavoro triennale proposto dal sindacato tocca molti settori: welfare, istruzione e pubblica amministrazione. Un «cura da cavallo» che costerebbe circa 60 miliardi di euro, ma che la Cgil pensa di poter ricavare innanzitutto grazie ad una seria riforma fiscale.

RIMODULAZIONE DEL FISCO E PATRIMONIALE PER CREARE LAVORO - La prima grande necessità, infatti, si chiama equità fiscale, da realizzarsi mediante una progressività della tassazione e una tassa sulle grandi ricchezze, sui patrimoni e sulle rendite finanziarie, mobiliari e immobiliari: insomma, serve una patrimoniale. Da questa rimodulazione fiscale potrebbero arrivare almeno 40 miliardi annui, mentre altri 20 miliardi di risparmi strutturali possono essere generati dalla riduzione dei costi della politica e degli sprechi e dalla «redistribuzione» della spesa pubblica. A questo punto, il primo obiettivo sarebbe quello di creare subito posti di lavoro (15-20 miliardi), e provvedere al sostegno all'occupazione e agli ammortizzatori sociali (5-10 miliardi).

RICONSIDERARE L'IDEA STESSA DELLO SVILUPPO ECONOMICO - Il governo con la Legge di Stabilità e il suo Jobs Act «non creano lavoro», denuncia il Segretario Generale della Cgil, Susanna Camusso. E questo invece è il problema dell'Italia: la disoccupazione. Per questo, afferma: «Oggi serve rilanciare l'occupazione, e a questo serve specificatamente la nostra proposta di Piano Lavoro che prevede anche una redistribuzione del reddito e della ricchezza nazionale.» Secondo la Camusso: «in questo momento serve che lo Stato investa e che governi le scelte economiche», lo Stato deve farsi «investitore» e «innovatore» e ridurre le disuguaglianze. Alla «frantumazione sociale - ha aggiunto Camusso - non si può rispondere esclusivamente con politiche monetarie», ma con «la creazione di nuovi posti di lavoro». Come si legge nel documento proposto dalla Cgil, la crisi economica che l'Italia ha vissuto e continua a vivere è di natura strutturale, perciò anche la terapia deve prevedere riforme strutturali e un ripensamento condiviso dell'idea stessa di sviluppo economico, che non può prescindere da una più equa redistribuzione delle risorse e deve essere «all'insegna dell'equità sociale, dell'inclusione sociale e della promozione sociale».