18 febbraio 2019
Aggiornato 04:30
Gli effetti della crisi colpiscono anche gli altri gruppi

Shell vacilla e fa tagli per 15 miliardi

La compagnia anglo-olandese per il secondo anno consecutivo ha presentato dati di bilancio deludenti e come nel 2013, pur di distribuire dividendi invariati agli azionisti, ha deciso di tagliare gli investimenti. L'utile netto del 2014 è passato dai 16,371 miliardi di dollari dell'anno precedente (nel 2012 erano ben 26,7) agli attuali 15,052 (-8%)

ROMA - Royal Dutch Shell per il secondo anno consecutivo ha presentato dati di bilancio deludenti e come nel 2013, pur di distribuire dividendi invariati agli azionisti, ha deciso di tagliare gli investimenti.

TAGLIATI 15 MILIARDI DI INVESTIMENTI - La compagnia petrolifera ha annunciato che rinuncerà a investire ben 15 miliardi di dollari (-14% annuo sul 2013), contro i 9 del 2013 (ai quali vanno aggiunti 15 miliardi di risparmi nelle attività non core). Inoltre Shell ha fatto sapere, per bocca del suo responsabile finanziario, Simon Henry, di valutare «ulteriori riduzioni di spesa di capitale in base alle prossime previsioni di mercato».

CROLLO DEGLI UTILI DA 2012 - L'utile netto del 2014 è passato dai 16,371 miliardi di dollari dell'anno precedente (nel 2012 erano ben 26,7) agli attuali 15,052 (-8%). Shell dal canto suo si aspettava di guadagnare il 20 per cento in più, circa 20 miliardi, e ha puntato il dito contro la discesa del prezzo del petrolio iniziata nel 2014. L'amministratore delegato, Ben van Beurden, ha commentato: «Stiamo avendo un approccio prudente e dobbiamo essere attenti a non reagire in maniera eccessiva alle recenti cadute dei prezzi del petrolio». Secondo van Beurden «l'oro nero» tornerà a costare circa 90 dollari al barile nel «lungo periodo», senza specificare però un arco temporale.

MA I DIVIDENDI NON SI TOCCANO - Gli azionisti Shell quindi continueranno a ricevere 0,47 dollari per azione come negli ultimi 4 mesi del 2014, nonostante queste abbiano perso il 4 per cento del loro valore. Bisogna ricordare che la compagnia non ha mai ridotto i dividendi dal 1945 e che i suoi principali concorrenti come British petroleum (Bp) e Total hanno annunciato che nemmeno loro hanno intenzione di ridurre i guadagni dei propri azionisti, nella speranza di attrarne di nuovi.

ANCHE ENI ANNUNCIA TAGLIO INVESTIMENTI - Anche le altre compagnie petrolifere, Bp e Total, hanno fatto sapere di aver in programma tagli negli investimenti compresi fra il 10 e il 15 per cento e di dismettere attività per dozzine di miliardi di dollari. Per l'Italia l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, in audizione alla Camera ha annunciato riduzioni negli investimenti tra il 10 e il 15% nei prossimi anni, aggiungendo però che la sua compagnia non è «messa male». Descalzi ha comunque ricordato che Eni per fare utili ha bisogno di prezzi del greggio «più alti». Il manager ha detto: «Non ci siamo mai impegnati in produzioni complesse difficili e costose, non abbiamo progetti in acque profonde operativamente difficili, né molti progetti in lng (gas naturale liquefatto, ndr). Il Mozambico è ancora da sviluppare. Da un punto di vista del break even (punto di pareggio, ndr) dei progetti siamo nella parte bassa dell'industria, siamo messi bene. I progetti futuri costano 40-45 dollari e sulla produzione attuale abbiamo ammortizzato tutti i costi». Ciò nonostante ha concluso Descalzi, siccome l'azienda è fatta di altre componenti «per produrre utili abbiamo bisogno di prezzi più alti. 50 dollari ci stanno già andando bene».