20 aprile 2019
Aggiornato 10:00
Escono le motivazioni di colpevolezza, crolla il titolo

Mps: il tribunale condanna, la Borsa pure

Monte dei Paschi di Siena ha terminato la sua giornata nera in Borsa, toccando il minimo storico a 0,4205 euro (-6%). La reazione dei mercati è legata alla pubblicazione delle motivazioni della sentenza di condanna a 3 anni e 6 mesi nei confronti dell'ex presidente Mussari, dell'ex capo dell'Area finanza, Gianluca Baldassarri, e dell'ex dg Antonio Vigni

ROMA – Monte dei Paschi di Siena (Mps) ha terminato la sua giornata nera in Borsa, toccando il minimo storico a 0,4205 euro per azione, perdendo sei punti percentuali. Piazza Affari ne ha anche sospeso le contrattazioni per qualche ora, per poi riaprirle. La reazione dei mercati è legata alla pubblicazione delle motivazioni della sentenza di condanna a 3 anni e sei mesi nei confronti dell'ex presidente della banca, Giuseppe Mussari, dell'ex capo dell'Area finanza, Gianluca Baldassarri, e dell'ex direttore generale, Antonio Vigni, che sono state diffuse nel pomeriggio dal Tribunale di Siena. L'ennesima batosta per l'istituto, che a ottobre era stato bocciato dalla Bce non avendo superato lo stress test lanciato da Mario Draghi. In cassa mancavano 2,11 miliardi. Di questi 600 milioni venivano dalle perdite legate al derivato Alexandria, usato come «misura cosmetica» sul bilancio del 2009.

NASCOSTO IL BUCO DI ANTONVENETA - Tornando al processo, che si è concluso il 31 ottobre 2014, verteva sulla sottoscrizione di derivati da parte di Mps per «mettere una pezza» al buco di bilancio che era sorto dopo l’acquisizione di banca Antonveneta. I pubblici ministeri Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso avevano chiesto 7 anni di prigione per Mussari e 6 per gli altri due imputati. Per i magistrati toscani Mussari aveva impedito all'autorità di vigilanza di svolgere appieno il suo lavoro, non mettendo a disposizione agli ispettori di Banca d'Italia il «mandate agreement», (contratto per la ristrutturazione), con la banca giapponese Nomura del derivato Alexandria. Il documento sarebbe stato occultato nella cassaforte personale di Vigni, così da non dover iscrivere nel bilancio 2009 la perdita del derivato.

UN DOCUMENTO ESSENZIALE - Conoscere il contenuto del «mandate agreement» era essenziale per comprendere «la complessa architettura sottesa alla ristrutturazione del veicolo Alexandria e le condizioni alle quali il Monte dei Paschi di Siena si era contrattualmente impegnato nei confronti di Nomura», hanno spiegato i togati. Il documento infatti «recava in sé una indiscutibile valenza patrimoniale e finanziaria, potendo incidere sull'iscrizione iniziale a conto economico del fair value della componente Repo all'interno dell'operazione Btp 2034» e «la stessa presenza di un costo di sostituzione dei sottostanti di Alexandria posto a carico del Monte dei Paschi di Siena in base alle pattuizioni intercorse nel Mandate Agreement - almeno pari all'importo di 220 milioni di euro concordato con il settlement value - tenuto conto della sua incidenza sul conto economico e sul risultato di esercizio, rappresentava un fatto di indubbia rilevanza per la Banca d'Italia, comportando di conseguenza che il bilancio, non esponendo i predetti costi, non fosse rappresentativo della reale situazione patrimoniale e finanziaria della banca».

BANKITALIA NON AVEVA LE PROVE - Secondo i giudici senesi l'ex numero uno di Mps «era perfettamente a conoscenza dei dettagli dell'operazione e del suo valore economico, così come della sua genesi, segnata dal fallimento delle trattative con Jp Morgan». Mussari comunque non ha agito da solo e tutti e tre gli imputati, «ognuno per il ruolo ricoperto nel Monte dei Paschi, hanno concorso, in modo apprezzabile e condividendo l'obiettivo, nella condotta di ostacolo nei confronti dell'autorità di vigilanza, con piena consapevolezza del contributo recato all'agire dei correi», è scritto nelle motivazioni di condanna. Non presentando il mandate agreement e il settlement value si è quindi «inficiato, rendendolo arduo, lo svolgimento dell'attività di vigilanza, riducendone altresì notevolmente l'efficacia». Stando alla ricostruzione del tribunale di Siena, Mps ha messo in campo una strategia atta a «non rappresentare il collegamento negoziale tra la ristrutturazione di Alexandria e l'operazione Btp 2034, offrendo la massima trasparenza sulla contrattualistica delle singole operazioni ma mantenendo il massimo riserbo sugli unici documenti (il mandate agreement e il settlement value) che avrebbero rappresentato la reale funzione dell'operazione Btp 2034, svelando la complessa struttura negoziale voluta dai contraenti e conosciuta nel dettaglio soltanto dagli odierni imputati sui quali, conseguentemente, gravava un obbligo di ostensione». Gli ispettori di Bankitalia avevano comunque intuito che qualcosa non quadrasse ma sono giunti «a conclusioni incerte che sarebbero state sostituite, in un contesto trasparente, da dati oggettivi cristallizzati in un impegno negoziale, vincolante tra le parti», perché non hanno mai potuto «acclarare quale fosse stata la reale volontà negoziale delle parti e come la stessa si fosse formalmente delineata e poi tradotta in concreto».

MUSSARI NON POTEVA NON SAPERE - Quanto alle tesi difensive, puntavano a far passare Mussari come persona poco informata sui fatti contestati, tranne che per le «linee generali» spiegategli da Vigni e Baldassarri. Insomma l'ex presiedente non avrebbe avuto contezza del valore economico complessivo dell'operazione (e che dunque, come nella trattativa con Jp Morgan, si parlasse anche di miliardi di euro di Btp e non solo del valore di Alexandria ante ristrutturazione). Nulla di tutto ciò, hanno scritto dal tribunale di Siena: «In tale contesto l'imputato, inaspettatamente, si sarebbe trovato coinvolto in un colloquio con i massimi vertici di una banca straniera, occasione nella quale, con inglese incerto, avrebbe letto pedissequamente un canovaccio appena consegnatogli, senza comprenderlo nel dettaglio (forse perché scritto in una lingua straniera o in quanto spiegatogli frettolosamente) senza porsi alcun problema né sui contenuti né sulle ragioni per le quali Nomura avesse richiesto che proprio Mussari, nella formale veste di presidente del Monte dei Paschi di Siena e rappresentante del cda, rilasciasse 'un'assicurazione' (tutt'altro che usuale)».