22 aprile 2019
Aggiornato 02:00
Domani a Bruxelles la riunione dell'Eurogruppo

Ora il «voto» dei mercati

Dopo il successo di Syriza alle elezioni politiche greche, ora si attende il «voto» dei mercati finanziari e degli investitori. Tutto dipenderà anche dal fatto se Tsipras avrà o no la maggioranza assoluta

ATENE - Dopo il successo di Syriza alle elezioni politiche greche, ora si attende il "voto" dei mercati finanziari e degli investitori. Che faranno? Abbandoneranno i titoli greci e le banche greche, accentuando una fuga di capitali dal Paese che era in corso già da settimane? Oppure attenderanno le prime mosse del nuovo governo e delle trattative con la Troika (Ue, Bce, Fmi) che potrebbero essere facilitate dalla manovra espansiva decisa dalla Bce giovedì scorso? Dipenderà anche dal fatto se Tsipras avrà o no la maggioranza assoluta e potrà fare un governo monocolore o se dovrà associarsi ad altre forze politiche. Se ci sarà un governo monocolore di Syriza, la situazione potrebbe complicarsi perchè Tsipras dovrà mantenere con maggiore decisione le promesse elettorali: la riduzione forzosa del debito pubblico, il rifiuto del programma di austerità imposto dalla Troika, il varo delle misure sociali per alleviare la difficoltà del popolo greco, a partire da un piano straordinario di assistenza da 2 miliardi di euro per le fasce più povere della popolazione. I rigoristi sono all'erta: il presidente della Bundesbank Weidmann ha detto pochi minuti dopo l'annuncio dei primi risultati greci parlando a una tv tedesca che «è nell'interesse del governo greco fare le riforme necessarie per risolvere i suoi problemi strutturali: Atene deve aderire alle condizioni del salvataggio».

Il cambio di governo in Grecia arriva nel momento in cui si cominciavano a cogliere i primi timidissimi segnali di recupero: nel 2014 il Pil greco è aumentato dello 0,7%, ma negli ultimi anni è calato del 25%, il che ha fatto schizzare il rapporto debito-pil al 180% e il rapporto deficit-pil al 12%. Il debito greco ammonta a 322 miliardi di euro secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero delle Finanze di Atene: il 62% è detenuto dai Paesi europei, l'8% dalla BCE, il 10% dal Fondo monetario internazionale, il 3% dalla Banca centrale e solo il restante 17% da investitori e risparmiatori privati. L'Italia ha circa 40 miliardi di esposizione verso la Grecia: si tratta di prestiti bilaterali e delle nostre quote di partecipazione al Fondo salva stati Esm, alla Bce e al Fmi. In pratica, ogni cittadino italiano ha «prestato» circa 400 euro ai greci. La Germania è esposta per 60 miliardi, la Francia per 46, la Spagna per 26 e l'Olanda per 12 miliardi. E' chiaro che un taglio unilaterale del debito da parte del nuovo governo greco colpirebbe soprattutto i partner europei, Italia compresa. La speranza è che non si arrivi a decisioni unilaterali, che metterebbero a rischio la tenuta stessa dell'Euro, ma che sia possibile un accordo per allungare la scadenza del debito, ridurre gli interessi passivi e attenuare le misure di austerità. Per raggiungere questo obbiettivo potrebbero aiutare le misure decise dalla Bce giovedì scorso, perchè in caso di «strappi» unilaterali e di rifiuto delle misure di risanamento richieste dalla Troika, la Bce non potrebbe acquistare i titoli greci. Se ne comincerà a parlare già domani alla riunione dell'Eurogruppo già in programma a Bruxelles a cui parteciperanno il presidente della Bce Draghi, il presidente della Commissione europea Juncker, il presidente del Consiglio europeo Tusk, il presidente dell'Eurogruppo Attuale presidente dell'Eurogruppo, il ministro delle Finanze olandese Dijsselbloem e i ministri delle Finanze dei 19 Paesi dell'Euro.