22 luglio 2019
Aggiornato 12:30
Focus QE

BCE, non aspettiamoci l'America dal Draghi Day

L'Europa tenta il rilancio, ma Cina, India e Russia comprano oro. E l'Italia? Notizia fresca fresca, il nostro debito pubblico nel terzo trimestre 2014 è sceso a 131,8% del Pil

BRUXELLES - In molti l'hanno già soprannominato il «Draghi Day». Già, perché oggi il futuro dell'Europa, tutta, è nelle mani del presidente della Bce, che metterà ai voti del consiglio il suo «QE» (Quantitative Easing) dopo mesi di pressioni, a volte estenuanti. Funzionerà? Chissà. Un piano sicuramente foriero di conseguenze, che prevede di stampare moneta e acquistare titoli di Stato con un potenziale da 1.080 miliardi di euro, praticamente il doppio delle attese degli analisti, attraverso acquisti mensili da 60 miliardi fino a tutto il 2016, che però la Banca centrale potrebbe interrompere se raggiungesse i suoi obiettivi. Draghi vuole riportare il gap di bilancio a quota 3mila per dare uno scossone all'inflazione: gli acquisti dovrebbero durare almeno 12 mesi, per una cifra che povrebbe sfiorare i 600 miliardi di euro. L’obiettivo è quello di rilanciare l’economia reale dell’Eurozona mettendo in circolazione più liquidità, ma il braccio di ferro tra Germania e Paesi del Sud rischia di buttare tutto all'aria.

VANTAGGI E SVANTAGGI - Europa come America? Più o meno. Alcuni effetti positivi di questa politica espansiva ci dovrebbero essere, proprio com'è stato per Washington, ma, dal momento che i mercati si sono mossi prima, la spinta propulsiva risulta un po' frenata: stampando più moneta la valuta si deprezza e le esportazioni Ue potrebbero aumentare, ma, appunto, l'effetto è calmierato, perché l'euro dallo scorso giugno ha già perso il 16% sul dollaro e il 7,8% sulle valute dei 19 maggiori partner commerciali dell'Europa. Inoltre, comprando più titoli di Stato, gli interessi scendono, ma vista la bassa inflazione anche qui l'effetto rischia di essere vano. Non secondario, bisogna considerare anche l'enorme differenza del nostro mercato rispetto a quello americano: lì ci sono grandi aziende che si finanziano sui mercati finanziari, che quindi beneficiano subito delle iniezioni di liquidità della Fed, mentre noi abbiamo soprattutto imprese medio-piccole che ottengono credito dalle banche.

I BRICS COMPRANO ORO - Noi stampiamo moneta, altri invece comprano oro (inteso proprio come lingotti, veri): sono Russia, Cina e India soprattutto, che in controtendenza contro tutto e tutti continuano a rimpolpare le proprie riserve. E l'Italia? Notizia fresca fresca, il nostro debito pubblico nel terzo trimestre 2014 è sceso a 131,8% del Pil, ma continua a restare il più alto dell'Unione dopo quello della Grecia, che registra un 176%, in calo di 1,4 punti. Insomma, quella di Draghi potrebbe rappresentare una svolta storica, oppure, al contrario, un imbarazzante flop, soprattutto se portasse a una nuova, dannosa, frammentazione dell’Europa attraverso le banche centrali nazionali.