24 aprile 2019
Aggiornato 02:00
L'economista solleva molti dubbi sulla manovra Draghi

Pennisi: "Siamo sicuri che le riforme istituzionali non ci recheranno un danno?"

La Banca centrale svizzera ha tolto il cambio fisso, l'euro continua a scendere e il QE è sempre più vicino. Il Professor Giuseppe Pennisi, economista di fama internazionale, ha rilasciato un'intervista a Diariodelweb per spiegarci cosa sta accadendo sui mercati valutari internazionali.

ROMA – Il Professor Giuseppe Pennisi, economista di fama internazionale, ha rilasciato un'intervista a Diariodelweb per spiegarci cosa sta accadendo sui mercati valutari internazionali.

Che cosa sta accadendo alle valute? Perché la Banca centrale svizzera ha rimosso all'improvviso il cambio fisso?

«Nel periodo '71-73 i cambi fissi finirono perché comportavano dei costi significativi. Nell'agosto del '71 venne abolito il tasso di «concambio» (potremmo dire) tra dollaro e oro – 35 dollari l'oncia -; nel '73 provarono a fare un nuovo accordo sui cambi, ma si decise per i cambi fluttuanti. Oggi, infatti, il mondo è a cambi fluttuanti, tranne le aree delle unioni monetarie. La Svizzera si è trovata ad avere un apprezzamento molto forte nei confronti dell'euro, per una varietà di motivi, ma l'apprezzamento era così forte che non sarebbero più neanche riusciti ad esportare i loro prodotti: allora stabilirono di adottare un cambio fisso. Quest'ultimo però comportava dei costi, perché gli altri piccoli paesi dell'area euro avevano già rinunciato alla loro politica monetaria adottando l'euro. Vale la pena ricordare che anche ad Andorra si utilizza l'euro: la BCE non ha voce in capitolo lì, e tuttavia utilizzano l'euro. Diversa la scelta degli svizzeri: che hanno mantenuto la loro valuta intraprendendo la strada del cambio fisso. Personalmente posso raccontarle che ho amici svizzeri, che abitano nel cantone dei Grigioni, e andavano regolarmente a fare la spesa a Chiavenna che si trova a un'ora e un quarto di macchina. A loro conveniva moltissimo arrivare a Chiavenna, riempire la macchina e tenersi la spesa per due settimane, per il fatto che i prezzi erano di gran lunga inferiori. I costi del cambio fisso però, per la Svizzera, a un certo punto non sono diventati più sostenibili; e, dato che contemporaneamente anche il cambio tra euro e dollaro si stava calmierando per conto suo, è arrivato il momento propizio. C'è però una differenza importante che val la pena sottolineare: quando hanno stabilito il cambio fisso ci sono state tutta una serie di consultazioni con le categorie sociali, sia a livello nazionale che nei singoli cantoni. Questa volta, invece, la banca centrale svizzera ha deciso tutto a mercati chiusi. D'altronde, non poteva fare altro: perché non potevano iniziare consultazioni sulle politiche di cambio senza scatenare il putiferio sui mercati.»

Questa tempestività, che ha caratterizzato la scelta della banca centrale elvetica, può avere a che fare con l'imminente operazione di quantitative easing prevista dalla BCE per fine mese?

«Chi lo sa? Il mio parere al riguardo è piuttosto incerto.»

Quindi Lei non è sicuro che arriverà il QE?

«No, io non sono affatto sicuro che arriverà: perché la questione è complessa: occorre decidere quali obbligazioni comprare, di quali paesi voglio dire. Le obbligazioni della Finlandia, della Francia e della Germania valgono tanto quanto le obbligazioni italiane che sono classificate un po più dei titoli di spazzatura? Valgono tanto quanto le obbligazioni greche, considerando che se la sinistra dovesse vincere le elezioni è molto probabile che i greci si rifiuteranno di pagare il debito? Si tratta di decidere qual è la proporzione. Qual è il rischio che viene «accollato». Perché Finlandia, Francia e Germania devono assumersi il rischio di Spagna, Portogallo, Irlanda, e Italia, per non parlare della Grecia. Inoltre c'é stata una grave mancanza da parte dei giornali, secondo me i giornalisti non hanno proprio letto il documento in questione, in cui sta scritto che: «La BCE è autorizzata a utilizzare tute le misure che ritiene opportune nell'ambito del suo mandato di politica monetaria, ma non per aiutare questo o quello stato.» Io non scommetterei sul quantitative easing.»

E l'Italia ci guadagna o ci perde in questa situazione, considerando sia la discesa dell'euro che la decisione della banca centrale svizzera di lasciar fluttuare la sua moneta?

«Noi ci siamo già rovinati con le nostre mani. Gli economisti del libero mercato, hanno scritto libri dettagliatissimi su come le riforme istituzionali comportino un rallentamento dell'economia, perché bisogna imparare nuove regole e questo ha un suo costo. In parole semplici: se lei deve imparare a guidare una macchina completamente nuova, ed è sempre stato abituato ad andare in bicicletta, per un certo periodo dovrà sostenere un costo. Alla fine degli anni ottanta si è verificato un rallentamento dell'economia che può essere benissimo messo in relazione con la digitalizzazione, il passaggio dal meccanico al digitale. Non era il momento delle riforme.»

Anche il fatto che la svizzera abbia tolto il cambio fisso diventerà o potrebbe diventare un costo per l'Italia in qualche modo?

«Questo non lo so, difficile fare previsioni. Di certo creerà un po di tensione sui mercati europei.»

E l'euro, secondo Lei, continuerà a scendere?

«Questo è irrilevante. Ciò che bisogna iniziare a guardare non è lo spread tra i titoli del Tesoro italiano e quelli tedeschi, ma lo spread nei confronti dei titoli spagnoli, portoghesi e francesi. Il nostro spread si è abbassato, ma quello degli altri paesi ancora di più, ma questo i giornali non lo scrivono. Quello che conta non è il nostro spread, è il rapporto tra il nostro spread e gli altri paesi messi male. Se questi ultimi hanno uno spread inferiore al nostro, vuol dire che siamo percepiti - l'Italia – sui mercati come potenzialmente più «inguaiati» di loro.»