16 giugno 2019
Aggiornato 23:30
La banca centrale elvetica ha deciso di uscire dal cambio fisso con l'euro

La Svizzera gonfia di soldi punta sulla moneta, ma penalizza le sue imprese

C'era una volta il cambio fisso franco-euro. E tutti, in Svizzera erano felici. Oggi, però, la Banca centrale elvetica ha deciso di liberare le oscillazioni della moneta nazionale, provocando uno tsunami finanziario in tutto il paese.

ROMA - C'era una volta il cambio fisso franco-euro. E tutti, in Svizzera erano felici. Oggi, però, la Banca centrale elvetica ha deciso di liberare le oscillazioni della moneta nazionale, provocando uno tsunami finanziario in tutto il paese.

LE ORIGINI DEL TETTO ALLA MONETA ELVETICA - Il tetto fissato al tasso del cambio della moneta svizzera contro l'euro risale al settembre 2011, quando era necessario impedire che la corsa al franco svizzero avesse conseguenze negative sull'economia nazionale. La valuta, infatti, si stava rafforzando troppo ed era necessario imporre un freno all'apprezzamento per contrastare la riduzione delle esportazioni ed altri effetti collaterali. Si era nel bel mezzo della crisi economica e finanziaria, e in Europa era scattata la corsa al franco quale unico bene rifugio dell'area Euro. Quando una moneta si apprezza, però, non è una buona notizia per la sua bilancia commerciale: perché i beni destinati alle esportazioni diventano più cari per gli altri paesi, e quindi meno competitivi.

IL FRANCO SVIZZERO SALE, LA RABBIA DEGLI ESPORTATORI ANCHE - Dopo tre anni, oggi la banca centrale svizzera ha rimosso il limite all'apprezzamento della moneta nazionale, e l'annuncio di una decisione tanto importante per l'economia del paese è arrivato anche come un fulmine a ciel sereno. Grande è stata la sorpresa di analisti, investitori ed economisti. Ancor maggiore, però, la rabbia degli imprenditori. L'amministratore delegato di Swatch, Nick Hatek, ha dichiarato che la scelta della SNB equivale a uno «tsunami per le esportazioni e il turismo», che rischia di mettere in ginocchio il paese all'improvviso. In poche ore, le azioni di Swatch hanno perso in borsa il 16%. Anche i titoli delle due banche più importanti della nazione, Credit Suisse e UBS, hanno perso l'11% del valore dei loro titoli di mercato.

COSA SI NASCONDE DIETRO LA SCELTA DELLA BANCA CENTRALE SVIZZERA - Attualmente, con un euro possono acquistarsi 1,03 franchi svizzeri e non più 1,20 come accadeva fino a ieri. Ma perché l'SNB ha deciso di intraprendere questa strada così impopolare, e per giunta all'improvviso? La decisione risponde alla necessità di salvaguardare la moneta elvetica dall'operazione di quantitative easing che la BCE si prepara a lanciare la prossima settimana. Il bazooka di Draghi, infatti, se da un lato rischia di «sparare a salve» - perché l'iniezione di liquidità nel sistema bancario europeo potrebbe non servire a vincere la deflazione -, dall'altro sta creando non pochi problemi al franco svizzero. Ancor di più che nel 2011, oggi tutti guardano alla Svizzera come paese rifugio per i capitali di ogni dove, e la Banca centrale ha raggiunto l'impressionante record di valuta estera di 500 miliardi di dollari. All'SNB non restava che arrendersi all'evidenza: continuare a difendere il 1,2 non sarebbe più stato possibile ed era inevitabile lasciar oscillare la valuta. Quanto all'imprevedibilità della decisione, non avrebbe potuto essere altrimenti: Keynes ci insegna che è necessario sorprendere gli operatori economici, altrimenti gli effetti delle decisioni di politica economica intraprese rischiano di essere vanificati o ridotti dalle aspettative del mercato.

ARRIVA ANCHE L'ACCORDO CON L'ITALIA SULLO SCAMBIO DI INFORMAZIONI - Intanto, nel giorno più triste per gli esportatori elvetici, arriva anche l'accordo fiscale tra Italia e Svizzera. Dopo ben tre anni di trattative, i due paesi facilitano l'adesione alla «voluntary disclosure» da parte dei contribuenti italiani con capitali in Svizzera. Ci sono inoltre novità importanti per quanto riguarda lo scambio di informazioni riservate: «saranno dettagliate e più ampie sulle singole persone, e non si limiteranno alla natura strettamente finanziaria» ha spiegato Vieri Ceriani, consigliere economico del Ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. «E' un accordo che determina un importante processo di trasparenza: l’intesa permetterà all’Agenzia delle Entrate di fare verifiche mirate, anche sull’affidabilità delle informazioni di chi ha aderito alla voluntary disclosure, che» ha sottolineato ancora Vieri Ceriani, «non è un condono, non ha niente a che vedere con gli scudi fiscali del passato. E' un atto spontaneo di chi vuole mettersi in regola», e chi decide di non aderirvi «si espone a rischi fortissimi perché se in passato nessuno aveva dubbi sul segreto bancario ora, con l’azione del G20 sulla cooperazione in materia fiscale, il mondo è cambiato», ha concluso l'economista. Insomma, tra il nuovo accordo per lo scambio d'informazioni e l'apprezzamento della valuta elvetica, certamente la banca centrale svizzera avrà ora il suo bel da fare.