4 dicembre 2021
Aggiornato 02:30
Politica monetaria

BCE, si avvicina il quantitative easing

Nell'Eurozona, dove dominano politiche restrittive di bilancio inchiodate sul limite del 3% nel rapporto deficit/Pil, l'allentamento quantitativo poggia, al momento, su una sola gamba, quella dell'offerta, con il rischio di trasformarsi, in assenza di politiche a sostegno della domanda, in un'anatra zoppa.

FRANCOFORTE - Secondo turno per le aste di finanziamento a lungo termine della Bce (scadenza 2018), chiamate Tltro e finalizzate ad aumentare l'offerta di credito all'economia. Nella prima tornata, quella di settembre, le banche dell'Eurozona avevano chiesto e ricevuto fondi per 82,5 miliardi, questa volta si è saliti a 129,8. Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, ha detto che gli istituti di credito tricolori hanno preso circa «un quarto dei fondi assegnati». Al momento hanno comunicato i numeri, Mps 3,3 miliardi, Bpm 1,5 miliardi, Iccrea Banca per Bcc 1,7 miliardi, Intesa Sanpaolo 8,59 miliardi, Ubi Banca 3,2 miliardi, Banco Popolare 2,7 miliardi, Banca Carige 400 milioni, Unicredit 2,2 miliardi (in capo alla controllata Bank of Austria), Veneto Banca 979 milioni, Banca Sella 200 milioni, Banca Popolare di Vicenza 1,249 miliardi, Banca Carige dovrebbe aver preso 400 milioni in quanto aveva un tetto di 1,1 miliardi e 700 milioni li aveva già richiesti nel primo Tltro.

Sui numeri complessivi delle due aste alcune cose appaiono ragionevolmente certe. La prima riguarda il sistema bancario dell'Eurozona, nelle due operazioni la Bce aveva messo a disposizione un plafond massimo di 400 miliardi, sommando i risultati dei due round risulta che gli istituti di credito si sono accontentati di 212,4 miliardi, pari a circa il 53% dei fondi disponibili. Insomma delle aste a metà. Oppure un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda dei punti di vista.

Probabile che i nuovi fondi immessi nel sistema bancario non determinino modificazioni sostanziali nella liquidità in eccesso, poiché gli istituti di credito stanno continuando a rimborsare anticipatamente i due prestiti Ltro (triennali) che scadranno tra gennaio e febbraio 2015. Con queste due tranche la Bce aveva finanziato il sistema bancario con 1.018 miliardi, ne rimangono appena 275 miliardi da restituire. Il loro rimborso drenerà ovviamente liquidità. Questo «in e out» di fondi nell'Eurosistema ha ovviamente delle ripercussioni sul bilancio della Bce che resta ancora 1000 miliardi sotto il top toccato nell'autunno del 2012. Il presidente dell'Eurotower, Mario Draghi, intende aumentare il bilancio della Bce di almeno 1000 miliardi attraverso massicci acquisti di titoli, sebbene su questo punto non manchino le frizioni. Su tutte quella espressa dal presidente della Bundesbank nonché membro del Consiglio della Bce, Jens Weidmann, che proprio su questi famosi 1000 miliardi ha detto che «la cifra è una estrapolazione del presidente Draghi, non la posizione del Consiglio della BCE».

L'Eurotower ha comunque avviato il suo programma di espansione del bilancio acquistando a titolo definitivo, all'interno di un programma che durerà due anni, circa 600 milioni di bond Abs (bond garantiti da debiti, esclusi mutui ipotecari) e 21 miliardi di Covered Bond (titoli con doppio garanzia: ipotecaria e della banca emittente). Gli acquisti di Abs e Covered Bond hanno contribuito a riportare la dimensione del bilancio della Bce sopra 2.050 miliardi ma l'arrampicata per arrivare a quota 3mila è ancora lunga. Gli analisti ritengono che il risultato in chiaroscuro delle due aste Tltro, «aumenti la probabilità di una ulteriore accelerazione negli acquisti di titoli da parte di Francoforte alimentando le aspettative di acquisti anche sui bond governativi» spiega Elia Lattuga, Fixed Income Strategist di Unicredit. In altre parole, ci si attende il «quantitative easing (allentamento quantitativo)», già praticato con successo dalla Federal Reserve Usa e da quella d'Inghilterra, più controversi gli obiettivi centrati dalla Banca del Giappone.

Nell'Eurozona, dove mancano unione fiscale e politica, il «quantitative easing» è invocato da molti come la «panacea» per rilanciare l'economia ed uscire dalla deflazione, ma non è detto che funzioni. Negli Usa e nel Regno Unito l'espansione del bilancio delle banche centrali è stata accompagnata da politiche di bilancio pubblico espansive. Ad esempio, negli Usa il rapporto deficit/Pil è salito fino a un picco del 10%, in modo di combinare le politiche dell'offerta, quelle della Fed, con le politiche dal lato della domanda attraverso l'aumento del deficit pubblico, in capo al Tesoro Usa. Nell'Eurozona, dove dominano politiche restrittive di bilancio inchiodate sul limite del 3% nel rapporto deficit/Pil, l'allentamento quantitativo poggia, al momento, su una sola gamba, quella dell'offerta, con il rischio di trasformarsi, in assenza di politiche a sostegno della domanda, in un'anatra zoppa.