16 luglio 2019
Aggiornato 01:30
Per Cgil il premier vuole ripristinare il lavoro servile

Camusso: «Renzi ci ha riportato nell'Ottocento»

Il segretario nazionale della Cgil, Susanna Camusso, risponde all'invettiva del premier e accusa il Governo Renzi di portare avanti una politica sul lavoro del tutto anacronistica. La Camusso si dice convinta che le mosse di Renzi&Co. riportano lo stato del lavoro indietro di 200 anni, quando i diritti erano annullati e i lavoratori ridotti in schiavitù.

BOLOGNA - Quando Renzi ha annunciato di «cambiare verso» una volta arrivato al governo del paese «pensavamo di proiettarci nel 2000 e non di tornare al 1800». Invece, secondo le dichiarazioni del segretario della Cgil, Susanna Camusso, la situazione relativa al lavoro sembra oggi in Italia proiettata indietro di duecento anni.  

INDIETRO DI 200 ANNI - In occasione di un suo intervento a un'iniziativa della Filctem Cgil a Bologna, il numero uno del sindacato dichiara: «Quando abbiamo capito che il dibattito del paese era 'cambiare verso', noi che avevamo dovuto resistere all'idea che bisognava cancellare il 900, pensavamo di proiettarci nel 2000 e non tornare al 1800». Il rischio, con il Governo che procede in questa direzione, è di ritrovarsi immersi in un'idea di lavoro di tipo servile, anacronistica sotto tutti gli aspetti: «Rischiamo - afferma la Camusso - di tornare esattamente al 1800, all'idea di lavoro servile, che non rispetta le persone, dove non ci scandalizza neanche più quando si scoprono i luoghi di schiavitù e i caporali». «Non vorremmo guardare al 1800 - ha aggiunto il segretario del sindacato -. So che ci considerano un'anticaglia, ma noi non ci consideriamo tali, abbiamo idea che lo sguardo è nel futuro». Attenzione perché "è negando la memoria che si rischia di tornare indietro e di guardare al 1800».

RENZI IRRISPETTOSO VERSO I LAVORATORI - Toccando l'argomento spinoso dello sciopero, il segretario della Cgil risponde alle accuse del premier e afferma che non è ambizione del sindacato proclamare in continuazione scioperi generali. Ma il presidente del Consiglio «è irrispettoso» se pensa che lo sciopero sia l'occasione per far passare il tempo ai sindacalisti. «Vorremmo che il dibattito tornasse a essere rispettoso - ha detto Camusso -. Credo che il presidente del Consiglio, che sta dicendo in queste ore che i lavoratori sciopereranno così i sindacalisti avranno modo di passare il tempo, sia vagamente irrispettoso del lavoro e del sacrificio dei lavoratori»«Vorrei tranquillizzare il presidente del Consiglio - ha aggiunto -: non è la nostra ambizione proclamare gli scioperi generali; sappiamo che chiediamo un sacrificio straordinario ai lavoratori e che le cose vanno male. A me piacerebbe vivere in un paese in cui le cose vanno bene e in cui il lavoro è riconosciuto come ricchezza».

IL GOVERNO SCAPPA DAL CONFRONTO - Per rispondere ancora all'invettiva del premier, Susanna Camusso sostiene che il sindacato è disponibile al confronto e alla discussione, ma è invece il governo in questo momento a scappare. «Un sindacato come sempre ha delle proposte, propone delle soluzioni e vorrebbe che venissero discusse e vorrebbe delle soluzioni - ha detto Camusso -. Glielo confermiamo, anche se pare che da questo orecchio non ci senta: noi siamo pronti a confrontarci, mi pare che sia il governo che scappa ogni volta che bisogna discutere delle condizioni del lavoratore».

VERSO IL 12 DICEMBRE: TRA COMMEMORAZIONE E MANIFESTAZIONE - Le ragioni dello sciopero fanno parte del patrimonio democratico del paese, per questo la sera del 12 dicembre, quando Cgil e Uil saranno in piazza contro il Jobs act del governo, ci si ritroverà tutti a Milano per la commemorazione della strage di Piazza Fontana in occasione del 45esimo anniversario. E aggiunge, ancora, la Camusso: «Il 12 dicembre sarà il 45esimo anniversario della strage di Piazza Fontana e io vorrei dire, in questa città di Bologna che tanto ha subito le stragi di Stato e quella faticosa rincorsa per riconoscere la verità su chi le ha commesse, che noi ragioneremo e ricorderemo in tutte le piazze quell'anniversario. Perché tra le ragioni dello sciopero c'è anche quella che il normale confronto, la possibilità di discutere, fanno parte del patrimonio democratico». Il 12 dicembre «vorrei che pigliassimo l'impegno che dopo le manifestazioni quella sera fossimo tutti a Milano per la manifestazione unitaria: la più bella manifestazione che possiamo dare».