25 giugno 2019
Aggiornato 22:00
Confindustria: imprese in grave ritardo

Squinzi: «L'industria italiana ha la febbre»

Sebbene l'Italia resti la seconda manifattura europea e una delle prime dieci del mondo, l'industria sta vivendo un momento di grande debolezza. Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, ne ha sottolineato la «scarsa crescita di produttività, scarso livello di digitalizzazione, scarsa integrazione con i servizi, livelli di conoscenza della manodopera insufficienti».

ROMA - Pur rimanendo il secondo sistema manifatturiero in Europa e il decimo nel mondo l'industria italiana «è malata». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, intervenendo all'apertura dell'anno accademico del collegio universitario Lamaro Pozzani, aggiungendo comunque che i giovani devono essere «una iniezione di ottimismo».

COSA MANCA ALL'INDUSTRIA ITALIANA - Il presidente di Confindustria ha sottolineato che l'importanza imprescindibile dell'industria nel'economia italiana, riportando il dato considerevole dei circa otto milioni di italiani che vivono di industria. Ha affermato, infatti, Giorgio Squinzi: «L'Italia resta la seconda manifattura europea e una delle prime dieci del mondo. Il suo contributo al Pil nazionale diretto è di circa il 17%, il doppio se si considerano i servizi collegati. Circa 8 milioni di italiani vivono di industria. Tuttavia l'industria italiana è malata. I suoi mali sono antichi e si sono via via aggravati nell'allargarsi della competizione globale. Un modello di specializzazione tradizionale, una produttività cresciuta troppo poco, scarso livello di digitalizzazione, scarsa integrazione con i servizi, livelli di conoscenza della manodopera insufficienti».

I GIOVANI SONO INIEZIONE DI OTTIMISMO - Rivolgendosi poi ai ragazzi presenti all'inaugurazione dell'anno accademico, Squinzi ha aggiunto che è la fascia più giovane che risente delle preoccupazioni dello stato di crisi attuale, nonostante invece si dovrebbe puntare su di essa, che rappresenta il futuro del Paese. Ha affermato, infatti, Squinzi: «Oggi viviamo tutti una fase di grande preoccupazione e per troppo tempo abbiamo trasmesso ai più giovani un senso di abbandono e sfiducia. Voi siete un'iniezione di fiducia e ottimismo. Voi sarete chiamati a ridare al Paese il peso che merita. Su di voi bisogna contare e a voi bisogna dare fiducia e spazio».

PADOAN: PIL IN NEGATIVO FINO AL 2015 - Il segno più davanti al Pil tornerà l'anno prossimo. Lo ha assicurato il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, a un convegno di Telecom Italia. Alla domanda quando rivedremo il segno più davanti al Pil, il ministro ha risposto: «In base alle previsioni l'anno prossimo. Per l'ultimo trimestre mi aspetto che continui a dimostrare quello che sta succedendo, cioè che la macchina sta smettendo di scendere e comincia la risalita». «Prima o poi - ha aggiunto - la discesa si ferma».