5 giugno 2020
Aggiornato 15:30
Compromesso con le minoranze PD

Renzi accontenta Fassina su articolo 18

E' stata raggiunta un'intesa nel Partito democratico in commissione al Jobs act sulla base dell'ordine del giorno approvato a fine settembre dalla direzione del partito che prevede il reintegro di in alcuni casi di licenziamenti disciplinari illegittimi, il cui elenco arriverà con i decreti delegati.

ROMA - Nel Pd è stato trovato un accordo sul Jobs act. Stamattina le voci di protesta dell'esponente della minoranza del Pd, Stefano Fassina, aveva fatto notare al premier come esistesse una fetta di partito ferma nella posizione di non votare la fiducia al testo qualora fosse rimasto senza le opportune e necessarie modifiche. 

JOBS ACT SALVO - Il vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini, spiega l'intesa raggiunta con la minoranza del partito sulle modifiche al ddl di delega sul Lavoro da apportare in Commissione alla Camera e afferma: «Abbiamo definito un punto di incontro sul reintegro per i licenziamenti discriminatori e per i licenziamenti disciplinari ingiusti, una specifica sul controllo a distanza che significa che non puoi mettere una teleecamera sulla testa del lavoratore e abbiamo preso l'impegno a reperire ulteriori risorse per gli ammortizzatori sociali e ad un coinvolgimento forte delle Commissioni parlamentari nella stesura dei decreti attuativi»

COINVOLTE TUTTE LE COMPONENTI DEL PARTITO - Guerini ha sottolineato che l'intesa coinvolge «tutte le componenti» della minoranza Pd, e dunque saluta positivamente «lo sforzo convergente di tutto il Pd per velocizzare e avere entro l'anno i decreti attuativi» del Jobs Act. L'accordo riguarda infatti anche «i tempi» per l'approvazione della legge, con il governo che intende chiedere alla Camera la calendarizzazione del ddl Lavoro già per la prossima settimana.
Insomma, per Guerini «una giornata positiva, un lavoro buono, che segue quello dei giorni scorsi sulla legge elettorale».​

SODDISFAZIONE PER RIUNIONE PD - Sul Jobs act bisogna ora procedere con «la massima rapidità», dopo l'accordo raggiunto all'interno del Pd. Lo dicono in una nota il vice-segretario del partito Lorenzo Guerini, il presidente Matteo Orfini e il responsabile economia Filippo Taddei: «Grande soddisfazione per l'esito della riunione con il gruppo del Pd in commissione Lavoro sul Jobs Act, in linea con la decisione assunta nella direzione nazionale del Pd. E' un impulso decisivo per giungere il più velocemente possibile all'approvazione definitiva del testo. Si tratta di una riforma di fondamentale importanza, prioritaria per il Paese». «Il contributo dei parlamentari del Pd in Commissione Lavoro - hanno aggiunto gli esponenti democratici - è stato importante e lo sarà per la più rapida approvazione del provvedimento».

UN RISULTATO SIGNIFICATIVO - «Il lavoro svolto dal Parlamento in questi giorni ha portato a un risultato importante e significativo. E' fondamentale aver raggiunto una posizione di sintesi, che ha recepito l'ordine del giorno della direzione nazionale del Partito Democratico». Lo ha dichiarato Danilo Leva, deputato del Partito Democratico. «Escono sconfitti gli oltranzisti di destra e di sinistra - ha continuato Leva - che non credevano nel confronto di merito sulla questione. Abbiamo dimostrato, ancora una volta, che il Parlamento non può avere un ruolo secondario e che le ideologizzazioni non fanno bene al Partito Democratico».

COINVOLTE TUTTE LE COMPONENTI DEL PARTITO - Guerini ha sottolineato che l'intesa coinvolge «tutte le componenti» della minoranza Pd, e dunque saluta positivamente «lo sforzo convergente di tutto il Pd per velocizzare e avere entro l'anno i decreti attuativi» del Jobs Act. L'accordo riguarda infatti anche «i tempi» per l'approvazione della legge, con il governo che intende chiedere alla Camera la calendarizzazione del ddl Lavoro già per la prossima settimana.
Insomma, per Guerini «una giornata positiva, un lavoro buono, che segue quello dei giorni scorsi sulla legge elettorale».

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