19 novembre 2019
Aggiornato 18:30
Per la Germania record di export

«Berlino deve spendere di più»

Con un avanzo di bilancio in equilibrio e un surplus commerciale «esplosivo» - a luglio l'export della Germania ha superato per la prima volta in assoluto la cifra record di ben 100 miliardi di euro - la locomotiva di Eurolandia rischia di ritrovarsi nella scomoda posizione di «imputato» al Consiglio dei ministri delle Finanze, che si svolgerà venerdì e sabato a Milano.

BERLUNO - Con un avanzo di bilancio in equilibrio e un surplus commerciale «esplosivo» - a luglio l'export della Germania ha superato per la prima volta in assoluto la cifra record di ben 100 miliardi di euro - la locomotiva di Eurolandia rischia di ritrovarsi nella scomoda posizione di «imputato» al Consiglio dei ministri delle Finanze, che si svolgerà venerdì e sabato a Milano. Le esportazioni corrono in buona misura grazie ai cali dell'euro, seguiti agli ammorbidimenti di politica monetaria della BCE che proprio in Germania molti criticano, e intanto le importazioni tedesche si muovo nella direzione opposta: diminuiscono.

Alla luce di queste dinamiche, sarà più difficile per il ministro Wolfgang Schaeuble replicare a coloro che chiedono a Berlino di «fare di più» per la ripresa dell'Unione valutaria. Invece di risanare i bilanci e fare riforme strutturali, «le persone preferiscono percorrere la strada semplice, per esempio quella di spendere il denaro degli altri», ha appena affermato in una intervista, interpellato sulle richieste del presidente del Consiglio Matteo Renzi, di avere una Europa con meno austerità sui conti pubblici.

Ma qui appunto non c'è in ballo la richiesta di spendere soldi altrui. Semmai da più parti si chiede alla Germania di spendere i soldi dei tedeschi. L'ultima, in questa lunga lista, è stata la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, che ha perfino quantificato con precisione un obiettivo a Berlino. Aumentare il livello di investimenti su ammordernamenti infrastrutturali dagli attuali 0,2 punti di Pil previsti a 0,7 punti l'anno.

Non a caso forse proprio per evitarsi di farsi chiudere nell'angolo, Schaeuble ha lasciato trapelare che per l'Ecofin di Milano - dove i lavori saranno presieduti dal ministro Pier Carlo Padoan - sta lavorando a proposte congiunte con il francese Michel Sapin. Riguarderebbero proprio gli investimenti in infrastrutture, ma invece di far leva sui bilanci pubblici punterebbero ad un maggior contributo del settore privato.

Eppure al momento la Germania difficilmente potrebbe sostenere di «non avere soldi». Oltre ad aver riportato il bilancio in equilibrio, ha un commercio con l'estero invidiabile. A luglio le sue esportazioni hanno battuto tutti i record raggiungendo 101 miliardi, ben l'8,5 per cento in più rispetto allo stesso mese del 2013 (93,1 miliardi). Nel frattempo le importazioni hanno segnato un incremento più moderato, più 1 per cento a 77,6 miliardi di euro. E se si guarda alle variazioni mensili, in base ai dati destagionalizzati, il divario è ancora più stridente: export scattato in avanti del 4,7 per cento e importazioni calate dell'1,8 per cento.

A luglio anche il surplus commerciale tedesco ha stabilito un record mensile, toccando 23,4 miliardi di euro. E un'altra indicazione che emerge piuttosto chiaramente da questi dati è che la Germania appare chiaramente tra i beneficiari dei recenti cali dell'euro, iniziati a fine primavera quando la Bce si è via via sempre più orientata ad ammorbidire la sua linea di politica monetaria, in risposta al deterioramento del quadro economico dell'area valutaria e della debolezza dell'inflazione. Una strategia che ha sollevato molte critiche proprio in Germania, ancor più dopo il recente nuovo taglio dei tassi accompagnato da altri provvedimenti accomodanti.

Secondo i dati Destatis l'export tedesco verso i paesi dell'Unione europea extra euro ha segnato una impennata del 15,9 per cento, mentre le esportazioni verso i paesi dell'Unione valutaria un più moderato più 6,2 per cento. L'export verso i paesi extra Ue, a 44,1 miliardi, ha invece registrato un più 7,2 per cento. Dinamica, quest'ultima, che riflette un certo indebolimento delle importazioni di alcuni grandi partner, come la Cina che proprio oggi ha a sua volta diffuso dati sul commercio con l'estero.

A partire da metà maggio scorso circa, l'euro ha iniziato una flessione che da oltre quota 1,39 sul dollaro cui si trovata di recente lo ha visto calare fin sotto quota 1,30. Già a luglio i cali erano stati sensibili, con circa 1,37 a inizio mese e 1,34 alla conclusione. Lo scorso giugno la Bce ha tagliato i tassi di interesse di 10 punti base, e altrettanto ha fatto a inizio settembre portando il principale riferimento sul costo del danaro di Eurolandia quasi a zero (0,05 per cento). I tassi di interesse più bassi tendono a favorire i cali della valuta di riferimento, e questo a sua volta rende più competitive le esportazioni verso tutti i paesi che usano altre divise.

Quindi se Berlino non è disposta nemmeno a sostenere maggiormente la sua domanda interna, almeno tenga a bada la Bundesbank quando quest'ultima ostacola le manovre della BCE volte a supportare l'economia, allo scopo di rianimare una inflazione ormai quasi piatta.