24 agosto 2019
Aggiornato 17:30
La crisi e le tasse

Pensionati tartassati

A sostenerlo Marco Venturi, presidente di Confesercenti, in occasione dell'annuale incontro estivo dei pensionati della Fipac-Confesercenti, tenutosi quest'anno a Brindisi. «Siamo l'unico Paese dove i pensionati pagano, in proporzione, più tasse di quando erano attivi». SPI-CGIL: «80 euro anche a loro». Federconsumatori: «Potere d'acquisto giù del 13,6% dal 2008».

ROMA - Nel 2014 un pensionato 'medio' perderà 1.419 euro di potere d'acquisto rispetto al 2008. Sono oltre 118 euro in meno a mese, sottratti a consumi e ai bilanci delle famiglie. Che «sempre più spesso sono sostenuti proprio dai pensionati, diventati durante la crisi pilastri del welfare familiare». A sostenerlo Marco Venturi, presidente di Confesercenti, in occasione dell'annuale incontro estivo dei pensionati della Fipac-Confesercenti, tenutosi quest'anno a Brindisi. «Siamo l'unico Paese dove i pensionati pagano, in proporzione, più tasse di quando erano attivi. Accade così che il pensionato subisca un maggior prelievo rispetto al dipendente e che tale extra imposta sia più forte tanto più la pensione è bassa: 72 euro per una pensione pari a tre volte il minimo e 131 rispetto alle pensioni d'importo inferiore. Nel resto d'Europa non è così; anzi, avviene il contrario. In tutti i Paesi, a parità di reddito, un pensionato paga in misura inferiore del dipendente».

I più tartassati d'Europa
«In generale - spiega Venturi - i nostri pensionati sono i più tartassati d'Europa. Lo possiamo verificare confrontando innanzitutto quanto paga il pensionato italiano rispetto ai suoi 'colleghi' europei: su una pensione corrispondente a 1,5 volte il trattamento minimo Inps, un italiano paga in tasse il 9,17% dell'assegno previdenziale, mentre i suoi colleghi di Germania, Francia e Spagna e Regno Unito nulla. Ma non meno dirompente è il risultato che emerge nel caso di un trattamento pensionistico pari a tre volte il minimo: il pensionato italiano è soggetto ad un prelievo doppio rispetto a quello spagnolo, triplo rispetto a quello inglese, quadruplo rispetto a quello francese e, infine, incommensurabilmente superiore a quello tedesco: si va dagli oltre 4 mila euro sopportati dal pensionato italiano ai 39 a carico del pensionato tedesco!».
«E' ora di dare una svolta definitiva a questa ingiustizia, ripensando il sistema fiscale. Soprattutto si deve tener conto dell'erosione del potere d'acquisto dei pensionati, estendendo anche a loro, come primo passo, il bonus fiscale, in modo tale da ridurre almeno la perdita su base mensile. Essere anziani non può essere considerato un peso sociale: dobbiamo reagire rivendicando rispetto, dignità sociale ed economica per i nostri pensionati», conclude Venturi.

Spi-CGIL: 80 euro anche a loro
«I pensionati sono il pilastro della nostra società. Pagano le tasse. Tutte, fino all'ultimo centesimo. Aiutano sempre le proprie famiglie e in particolare figli e nipoti senza lavoro e sono sempre loro che si fanno carico del lavoro di cura in favore di bambini e non autosufficienti». Ad affermarlo il segretario generale dello Spi-Cgil, Carla Cantone, commentando i dati resi noti oggi dalla Confesercenti.
Cantone chiede quindi al governo di confermare «l'intenzione più volte annunciata di dare anche a loro il bonus fiscale di 80 euro e tutelare nel tempo il loro potere d'acquisto. Per rilanciare i consumi ma soprattutto per una questione di giustizia sociale».

Federconsumatori: Potere d'acquisto giù del 13,6% dal 2008
«Ha ragione la Confesercenti a denunciare, peraltro seguendo identiche denunce dello Spi-Cgil e da noi, come in questi ultimi anni (2008-2013) si sia deteriorato il potere di acquisto dei pensionati di circa 1500 euro annui. Cosa gravissima che ha contribuito a far diminuire in termini complessivi il potere di acquisto delle famiglie sceso del 13,6% dal 2008». Così Federconsumatori e Adusbef.
Ciò, sostengono le due associazioni, è avvenuto "ovviamente comportando una forte contrazione del mercato solo nel biennio 2012-2013 di -8,1% pari alla colossale cifra di 58 miliardi di euro. Tutto ciò ha provocato ovviamente chiusure, licenziamenti e cassa integrazione. Ecco perché il Paese necessita da un lato di risposte serie di rilancio dell'economia attraverso investimenti per il lavoro e dall'altro di un recupero del potere di acquisto attraverso anche processi di detassazione e a questo proposito come abbiamo sempre sostenuto l'estensione degli 80 euro anche a pensionati e incapienti».