25 gennaio 2020
Aggiornato 08:00
Eurozona

L'inflazione ai minimi mette sotto pressione la BCE

Il caro vita medio dell'Unione valutaria si è attestato ad appena lo 0,5 per cento su base annua a maggio, minimo dal novembre del 2009 e due decimali in meno rispetto ad aprile. Si è così allontanato di nuovo dall'obiettivo ufficiale dell'istituzione: crescita annua dei prezzi inferiore ma vicino al 2 per cento.

FRANCOFORTE - L'inattesa ricaduta dell'inflazione di Eurolandia ai minimi storici rafforza le pressioni sulla Banca centrale europea, e cementa ulteriormente le attese su un suo intervento ormai imminente. Il caro vita medio dell'Unione valutaria si è attestato ad appena lo 0,5 per cento su base annua a maggio, minimo dal novembre del 2009 e due decimali in meno rispetto ad aprile. Si è così allontanato di nuovo dall'obiettivo ufficiale dell'istituzione: crescita annua dei prezzi inferiore ma vicino al 2 per cento.

Da settimane diversi esponenti dell'Eurotower, a cominciare dal presidente Mario Draghi, hanno avvertito che l'orientamento preso è insoddisfacente e che la Bce non è rassegnata a un'inflazione inferiore a quella auspicata. A maggio a moderare ulteriormente i prezzi hanno contribuito soprattutto il rallentamento su servizi, alimentari e tabacco. Dopo un indebolimento in prossimità dei minimi da tre mesi e mezzo, l'euro risale leggermente a 1,3637 dollari.

Allo studio dei banchieri dell'area euro vi sarebbero tre tipologie di interventi, secondo quanto trapelato nella passata fase di studio che si è protratta per mesi. La prima è la più classica manovra di riduzione dei tassi di interesse di riferimento. Qui i margini di manovra sono scarsi, visto che il principale riferimento sul costo del danaro è già ad appena lo 0,25 per cento, minimo storico. Su questo versante una possibile misura potrebbe essere di portare a livelli negativi i tassi sui depositi che la Bce custodisce per conto delle banche. Un provvedimento che indirettamente dovrebbe incentivare a impegnare questi fondi nell'economia reale, concedendo prestiti.

Poi ci sono le possibili misure non convenzionali. Qui da un lato la Bce potrebbe decidere azioni per stimolare direttamente l'erogazione di credito bancario, ad esempio con nuovi rifinanziamenti agevolati a favore degli istituti creditizi, oppure di estendere quelli già concessi. Fondi che però stavolta potrebbero essere vincolati - è ancora da verificare il come - al loro effettivo riutilizzo nell'economia. Infine c'è l'ipotesi forse più problematica, quella dell'avvio di un programma di acquisti di titoli finanziari, un «quantitative easing» simile a quelli effettuati negli anni scorsi dalla Fed americana, dalla Banca d'Inghilterra e dalla Banca del Giappone. Si potrebbero creare attriti se gli acquisti si estendessero anche alle emissioni pubbliche. A più riprese l'intransigente Bundesbank, la Banca centrale della Germania ha suggerito la necessità di limitare l'intervento a titoli emessi da privati.

Intanto sempre oggi Eurostat ha diffuso anche i dati sulla disoccupazione, fattore che a sua volta tende a frenare la crescita dei prezzi e che pur restando molto elevata ad aprile ha segnato una lieve riduzione all'11,7 per cento. In termini assoluti significa 76 mila disoccupati in meno dal mese precedente.