29 novembre 2022
Aggiornato 18:00
Politica monetaria

Le «promesse» di Draghi contro il rischio deflazione

Il numero uno della BCE lancerà nuovi sostegni per le banche con l'obiettivo di spingere l'Eurozona: gli istituti di credito saranno aiutati se finanzieranno imprese e famiglie. Il prossimo 5 giugno scatterà la manovra della Banca centrale europea contro la deflazione.

LISBONA - Alla Bce «non si discute» nemmeno sulla necessità di riportare l'inflazione in prossimità del 2 per cento e «non siamo rassegnati al fatto di vederla restare troppo bassa troppo a lungo». Lo ha affermato il presidente Mario Draghi durante un convegno sulle banche centrale che si sta svolgendo in questi giorni a Lisbona. «Esiste un rischio sulla possibilità che le attese deflazionistiche prendano piede», ha aggiunto Draghi. La prossima settimana tornerà a riunirsi il Consiglio direttivo della Bce, ed è atteso che vari nuove misure straordinarie proprio per contrastare la debolezza dei prezzi. Draghi ha menzionato il fatto che nei paesi sotto stress permane una penuria di credito che «frena la ripresa».

Pur confermando di fatto queste generalizzate attese di misure in arrivo a inizio giugno dalla Bce, Draghi si è mostrato prudente quando si è trattato di dare indicazioni sul cosa, in concreto, potrebbero consistere. In parte le spinte deflazionistiche sono attese e ritenute temporanee e «non vogliamo risultare eccessivamente reattivi a un processo che si dovrebbe autocorreggere. Al tempo stesso non vogliamo mostrarci eccessivamente tolleranti di fronte a fattori che, se lasciati incontrollati, potrebbero facilmente minare la stabilità dei prezzi».

Il banchiere centrale ha spiegato che secondo l'analisi della Bce l'attuale debolezza del cari vita medio nell'area valutaria deriva principalmente da fattori esterni, come i cali dei prezzi su energia e alimentari, che si sono combinati a processi di aggiustamento specifici dei paesi sotto stress. Inoltre al momento si prevede che gradualmente la bassa inflazione torni verso i valori obiettivo (inferiore ma vicina al 2 per cento, laddove al momento nell'area euro è allo 0,7 per cento).

«A mio parere quello a cui dobbiamo stare particolarmente attenti è che (non) si consolidi una spirale negativa tra bassa inflazione e calo delle attese di inflazione e del credito, in particolare nei paesi sotto stress». Il quadro è complicato dal fattore cambi valutari e dagli apprezzamenti dell'euro, che secondo Draghi di primo acchito ove necessario possono essere gestiti tramite interventi sugli «strumenti convenzionali» della politica monetaria (implicitamente tagli ai tassi di interesse). Ma quando il supereuro si combina con bassa inflazione troppo protratta o cali delle attese di inflazione allora si rende necessario adottare «una linea più espansiva, che sarebbe il contesto per un ampio programma di acquisti di titoli». Infine anche la penuria di credito richiede misure adeguate.