8 dicembre 2019
Aggiornato 08:30

Milan: quel particolare che manca nello spogliatoio

La rincorsa alle posizioni di vertice del campionato è dura e tortuosa per i rossoneri, alle prese con lacune un po' dappertutto

Pepe Reina, uno dei pochissimi leader dello spogliatoio milanista
Pepe Reina, uno dei pochissimi leader dello spogliatoio milanista ANSA

MILANO - E' complicato il cammino del Milan in campionato, duro e complicato. A guidare il club c'è una proprietà improvvisata, non per mancanza di risorse ma perchè mai si sarebbe attesa di prendere in mano il Milan dopo aver fatto da garante alla scalcinata banda cinese che aveva rilevato i rossoneri da Silvio Berlusconi nella primavera del 2017. Maledetta primavera, sarebbe proprio il caso di scomodare i versi cantati da Loretta Goggi, perchè da allora al Milan non ne è andata più bene una, il fondo Elliott (ormai ribattezzato «Elliott e le Storie Tese» dal demoralizzato popolo milanista) spende male i pochi soldi che può far uscire dalle sue borse e la dirigenza (formata da Boban e Maldini) sbaglia più del lecito.

Obiettivi

Poi gli allenatori: non andava bene Montella, non è andato bene Gattuso, ora largo a Marco Giampaolo che non eccelle in carisma ma che almeno tatticamente è preparato, anche se a disposizione ha un organico tutt'altro che invidiabile per acciuffare quel quarto posto che, a meno di miracoli, sfuggirà anche stavolta. La proprietà parla di giovani e di progetti a medio lungo termine, la dirigenza con fare pomposo ed un po' saccente assicura che il Milan ha ambizioni elevatissime (che non si capisce quando si concretizzeranno, sempre se così sarà) ma poi agisce come un qualunque club di centro classifica, col risultato che i rossoneri arrancano in classifica e rimettono in discussione oggi ciò che andava bene ieri.

Spogliatoio

Nella rosa milanista, poi, figurano ormai quasi solamente giovanotti di belle speranze. Il club si vanta di avere un organico con l'età media fra le più giovani d'Europa, come se ciò fosse sintomo di chissà quali vantaggi. In realtà al Milan mancano i leader, il gruppo (allenatore compreso) non ha tempra, non ha quei «banditi del pallone» in grado di indicare la via del successo allargando le spalle e proteggendo gli altri anche a costo di usare gomiti e pugni. I soli Reina e Biglia (peraltro destinati quasi sempre a fare panchina) non bastano, in campo i rossoneri latitano come carattere.

Mancanze

I giovani come Donnarumma e Romagnoli devono mangiarne ancora di pane per raggiungere una certa esperienza, gli altri appaiono abbastanza imbambolati per raccogliere l'eredità dei Baresi, dei Tassotti e dei Gattuso che furono. Al Milan se le cose vanno male non c'è nessuno in grado di alzare la voce nello spogliatoio, mettere ordine e proteggere i più deboli, compreso un tecnico che in carriera ha come miglior risultato il nono posto in serie A ottenuto con la Sampdoria l'anno scorso. Boban e Maldini, che invece da calciatori erano proprio della pasta che manca all'attuale Milan, non sono stati capaci di reperire sul mercato un elemento con tali caratteristiche: a Mandzukic hanno sdegnatamente detto no, altri non ne hanno cercati. In più, il lungimirante Ivan Gazidis nel gennaio 2019 aveva posto il veto sull’acquisto di Fabregas e Ibrahimovic; chi è causa del suo mal, come sempre, pianga sé stesso.