22 marzo 2019
Aggiornato 20:00

Club incatenati ai paletti dell’Uefa: il calcio si ribella

Le regole ormai inadeguate del fairplay finanziario stanno evidenziando tutti i limiti del caso. Una normativa che va rivista in fretta per non continuare a veder vincere sempre le stesse squadre, mentre tutte le altre (Milan compreso) saranno costrette a vivere nel limbo

La formazione del Milan schierata a metà campo prima di una partita
La formazione del Milan schierata a metà campo prima di una partita ANSA

MILANO - Il leggendario ex fuoriclasse rossonero ed attuale vicepresidente della Fifa Zvonimir Boban, il decano dei giornalisti sportivi Mario Sconcerti, il telecronista di Sky Maurizio Compagnoni, sono solo tre dei tanti nomi che nelle ultime ore hanno iniziato a sollevare problematiche oggettive nei confronti della museruola con cui l’Uefa ha letteralmente stroncato le ambizioni di club importanti come il Milan, l’ultimo arrivato, ma anche in passato Inter e Roma. Perchè le regole del fairplay finanziario questo in effetti stanno facendo. Prendiamo il caso della società rossonera, passata da poco più di 6 mesi nelle mani della nuova proprietà Elliott ma ancora impossibilitata a fare tutti gli investimenti necessari per riportare il club di via Aldo Rossi agli antichi splendori di una decina d’anni fa. Tanto che è bastato l’acquisto del fantasista brasiliano Paquetà per scomodare immediatamente i vertici di Nyon che in maniera preventiva hanno ammonito il Milan di cambiare rotta pena sanzioni molto più severe.

Corto circuito - La verità è che il fairplay finanziario dell’Uefa è come la corazzata Potiomkin di fantozziana memoria. Malgrado le premesse di partenza fossero anche corrette e il fatto che dal 2010 ad oggi si sia passati dai quasi 2 miliardi di deficit globale del calcio all’attivo attuale di 600 milioni (fonte Gazzetta) è lì a certificare la bontà del lavoro svolto. Ma arrivati a questo punto, se non si studiano in fretta modifiche e adeguamenti ad una normativa che non funziona più, si rischia il corto circuito.

Occhio di riguardo - Da una parte, infatti, c’è l’occhietto di riguardo riservato ad alcuni club, Paris Saint Germain e Manchester City su tutti (anche se adesso pare che il club inglese rischi sanzioni pesanti), che hanno beneficiato dell’indulgenza di Nyon facendo storcere il naso al resto dell’Europa pallonara; dall’altra c’è l’intransigenza mostrata dall’Uefa nei confronti di tanti altri club che hanno fatto la storia del football continentale (Milan naturalmente, ma anche l’Inter negli anni passati) che di fatto ha stratificato e incrostato le differenze di potere economico e contrattuale di alcuni club rispetto ad altri. Ora, se è giusto tenere a freno le spese pazze che nei primi anni del nuovo millennio hanno portato ad indebitamenti oltre il sensato, sarebbe altrettanto corretto - come ha affermato con chiarezza Zorro Boban - consentire a nuovi imprenditori dalla cristallina solidità finanziaria (ogni riferimento al fondo Elliott è puramente voluto) di poter fare investimenti sostanziosi per rilanciare il proprio club. 

Status quo - Il Milan, ad esempio, per ricominciare ad attrarre sponsor e aumentare i ricavi, ha bisogno assoluto di tornare in Champions League e ad imporsi nel calcio che conta. Per far questo c’è bisogno si di progettualità e acume finanziario, ma anche di risultati sul campo e quindi di investimenti su calciatori di livello. Cosa che l’Uefa sembra non gradire come si evince dalla lettera di richiamo arrivata in via Aldo Rossi dopo l’acquisto del gioiellino brasiliano Paquetà. È un cane che si morde la coda, un’impasse strutturale che i vertici di Nyon hanno il dovere di risolvere pena un appiattimento sempre più evidente del calcio europeo, dove a vincere ormai sono sempre le stesse squadre, vista l’impossibilità delle altre di competere sullo stesso terreno.
La verità innegabile è che l’attuale giurisprudenza legata al fairplay finanziario tende esclusivamente al mantenimento dello status quo, frenando il tentativo di rinascita di club storici come il Milan. Una normativa che merita di essere rivista ed in fretta, pena la perdita di interesse per un giochino che, continuando così, tra qualche anno non riserverà più alcuna sorpresa.