13 dicembre 2018
Aggiornato 06:00

Milan, Gattuso vs. Salvini: facile scegliere con chi schierarsi

Al termine del match pareggiato dai rossoneri sul campo della Lazio è nata una polemica tra il ministro dell’Interno e l’allenatore calabrese. Noi abbiamo scelto da che parte stare.
Matteo Salvini all'Olimpico accanto a Lotito
Matteo Salvini all'Olimpico accanto a Lotito (ANSA)

MILANO - Ormai sembra essere diventata una sgradevole e inopportuna abitudine: chiunque assuma una qualche posizione di rilievo nel governo italiano finisce per mettere bocca anche nelle vicende che coinvolgono l’Ac Milan. In passato abbiamo raccontato le intromissioni più o meno perniciose dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi; stavolta invece tocca al ministro dell’Interno Matteo Salvini prendersi la copertina. Con una differenza sostanziale però: mentre il numero della Lega al massimo può parlare da semplice tifoso, l’imperatore di Arcore, in quanto presidente del club, aveva tutto il diritto di esprimere il proprio parere - più o meno condivisibile - nei confronti di allenatori, calciatori, dirigenti del Milan, alla fine tutti suoi dipendenti. Leggendarie le rappresaglie verbali contro allenatori del recente passato, dal super vincente Ancelotti, accusato di rinnegare il diktat berlusconiano delle due punte a favore del «timido» albero di Natale, fino al trionfatore dell’ultimo scudetto rossonero Max Allegri, colui che secondo Berlusconi «No el capisse un casso». E meno male, perchè da quel momento in poi l’allenatore livornese ha vinto tutto quello che c’era da vincere alla Juventus, portando i bianconeri due volte in finale di Champions in tre anni. Scusate se è poco.

La risalita - Questo solo per fare un po’ di storia. Oggi il Milan, lasciato proprio da Berlusconi nella palude cinese scura e maleodorante, fatica a rialzarsi, ma ci sta provando con tutte le proprie forze grazie al gran lavoro della nuova proprietà targata Elliott, alla dirigenza a forti tinte rossonere formata da Leonardo e Maldini e anche all’operato di Rino Gattuso, chiamato al capezzale di una squadra malata esattamente un anno fa e capace di ridare vita e dignità milanista ad un gruppo di calciatori fin lì incartato ed avvilito. Giusto per dare un’idea, nei dodici mesi di guida calabrese, il Milan è terzo per punti conquistati dietro solo a Juventus e Napoli, e prima di Inter, Lazio e Roma. Numeri significativi che però una frangia ostile di tifosi milanisti fatica a prendere in considerazione.

Contestatore - A questo gruppo di contestatori ieri si è iscritto anche Matteo Salvini, notato ieri nella tribuna d’onore dell’Olimpico accanto al presidenteLotito, infagottato in una ben visibile sciarpa rossonera. Intervistato al termine di Lazio-Milan, il numero uno della Lega non ha fatto alcuno sforzo per celare lo sgradimento nei confronti delle scelte di Gattuso nei minuti finali: «Cosa aspettava a cambiare? I supplementari? Ne avevamo almeno tre sulle gambe causa pioggia e campo pesante. Spiegatemi questa testardaggine dell’allenatore».
Premesso che l’osservazione avrebbe pure potuto essere pertinente, anche se non c’è alcuna controprova che l’ingresso in campo di Laxalt e Castillejo invocati da Salvini avrebbe modificato l’esito del match, le durezza della parole del presidente del Consiglio e la modalità dell’intevento lasciano un senso di urticante fastidio.

Risposta a tono - Bene ha fatto mister Gattuso a rispondere per le rime («Pensi alla politica»), perchè accusare l’allenatore dopo una partita del genere è apparso tanto fuori luogo quanto ingeneroso. Il Milan che si è presentato all’Olimpico sembrava votato al massacro. Per stessa ammissione dei tifosi rossoneri non c’era scampo alla goleada biancoceleste, tanto e tale era il divario tra le due squadre, con mezza squadra milanista fuori tra infortuni e squalifiche. E invece un coraggioso gruppo di guerrieri si è compattato attorno all’allenatore costituendo un blocco monolitico che i talentuosi attaccanti laziali non sono riusciti ad intaccare fino al 94'. Merito delle grandi prestazioni di Donnarumma, Zapata, Bakayoko, Kessiè e tutti gli altri, ma soprattutto dell'ottima preparazione del match di Gattuso. E ci è mancato poco che non si sfiorasse addirittura il miracolo con una vittoria insperata.
Sarebbe bello se una volta tanto si riuscisse ad apprezzare quanto di buono fatto, anzichè recriminare come unica modalità di comportamento. Ne beneficerebbe la saluta dei recriminanti, ma anche la serenità di una squadra giovane come il Milan che avrebbe bisogno di essere sostenuta, non attaccata dai suoi stessi tifosi.