14 novembre 2018
Aggiornato 03:00

Milan, due ipotesi per la panchina: dalla padella alla brace

Tante chiacchiere sul possibile successore di Gattuso sulla panchina del Milan. Gli ultimi due nomi venuti fuori non convincono. La soluzione per i rossoneri è solo una
Gennaro Gattuso, la sua panchina inizia a traballare
Gennaro Gattuso, la sua panchina inizia a traballare (ANSA)

MILANO - C’era da aspettarselo. Dopo tre successi consecutivi, è bastata una sconfitta al 92’ - gravissima perchè arrivata nel derby e soprattutto per come è maturata - per scatenare nuovamente le grancasse rossonere pronte a ritirare fuori, alla maniera di Gino Bartali, il sempre verde «è tutto sbagliato, tutto da rifare».
Che qualcosa nella gestione tecnico-tattica ma soprattutto psicologica della squadra debba essere per forza di cose registrata è un dato inoppugnabile, ma che all’indomani del derby si debba mettere perfino in discussione l’operato di Leonardo e Maldini, che in meno di un mese di lavoro hanno portato a Milanello uno dei centravanti più forti del mondo, il difensore più promettente del panorama azzurro, oltre ad una serie di preziosi ed interessanti rincalzi che in rosa mancavano, ci sembra francamente oltraggioso.

Unico responsabile
Il vero responsabile della catastrofica stracittadina giocata - o forse dovremmo dire non-giocata - domenica sera dal Milan è essenzialmente uno, Gennaro Gattuso. Si, proprio l’allenatore rossonero, che fin qui aveva meritato elogi e applausi dalla quasi totalità della critica neutrale (molto meno dalla tifoseria rossonera) per il bel gioco espresso dalla sua squadra, è finito nel tritacarne dei social, invitato a più riprese a dimettersi per amore di quella maglia che ha indossato con orgoglio prima da calciatore e poi difeso strenuamente da tecnico.

Vecchia gloria
Quello che maggiormente preoccupante è leggere la ridda di nomi accostati al Milan per il dopo Gattuso. Uno dei primi ad essere apparsi sulla scena mediatica in questa stagione è Roberto Donadoni, naturalmente grazie alla sua vecchia militanza rossonera e soprattutto al suo status di allenatore libero. Peccato che la vecchia gloria milanista, nella sua carriera da tecnico non abbia mai fatto stropicciare gli occhi per l’eleganza e l’efficacia delle sue squadre. Per informazioni chiedere al Bologna e ai suoi tifosi.

Vecchissima gloria
Più o meno come il quasi 70enne Arsene Wenger, un altro degli allenatori accostati al Milan, probabilmente da qualche genio dell’informazione che, visto l’arrivo in via Aldo Rossi di un altro ex Arsenal come Ivan Gazidis, ha ritenuto di lanciare nel web questa ridicola voce di mercato. Premesso che il neo ad rossonero non aveva affatto un buon rapporto con il manager alsaziano e sorvolando sul fatto che all’Emirates hanno brindato con fiumi di champagne alla notizia ufficiale dell’addio di Wenger, non si riesce a capire per quale ragione il suo avvento al Milan dovrebbe essere accolto con gioia.

La sola alternativa
La verità è una sola: se Leonardo e Maldini dovessero mai decidere di arrivare alla soluzione estrema, quindi il licenziamento di Gennaro Gattuso, l’unico nome che potrebbe fare al caso del Milan è Antonio Conte. Senza se e senza ma. Soluzione alternative, idee ponte, traghettatori vari non sono neppure da prendere in considerazione. Che sia chiaro una volta per tutte, anche per mettere fine al festival della malainformazione che ogni giorno vorrebbe un nuovo allenatore a Milanello. In attesa dell’avvento dell’ex manager del Chelsea, personalmente mi tengo Gattuso, altro che Donadoni o Wenger.