21 ottobre 2018
Aggiornato 14:30

Milan: è la paura di Gattuso a fare la differenza

La grande differenza con il Milan sbarazzino e intraprendente dello scorso anno è da ricercarsi nello stato d’animo dell’allenatore rossonero
Rino Gattuso predica calma ai suoi ragazzi
Rino Gattuso predica calma ai suoi ragazzi (ANSA)

MILANO - «Quello che a me non è piaciuto nel secondo tempo è il fatto che la squadra ad un certo punto si sia tirata indietro e non abbia avuto più la tranquillità e la sicurezza, ma sia stata presa dalle paure. La squadra deve migliorare in questo». Il commento lucido, asciutto, circostanziato sul deludente risultato finale maturato al termine di Milan-Atalanta è di uno che l’ambiente rossonero lo conosce benino e che risponde al nome di Filippo Galli. Di lui ci si può fidare, se non altro perchè malgrado analisi precise non punterà mai il dito contro qualcuno, nella circostanza Gennaro Gattuso. Logico infatti dedurre che le paure assimilate dalla squadra possano arrivare direttamente dalla guida tecnica.

Differenza abissale
Perchè una cosa appare evidente: c’è una differenza abissale tra il Milan bello da vedere, patinato, elegante, fantasioso, ma tremebondo e impaurito di quest’anno con quello brillante, sbarazzino, sfrontato che l’anno scorso si è preso la briga di espugnare l’Olimpico due volte (una in campionato contro la Roma, l’altra dopo i rigori nella semifinale di Coppa Italia contro la Lazio), mettere paura alla Juventus allo Stadium, fermare la ricorsa del Napoli allo scudetto etc. etc.
E la differenza è facile da trovare nello stato d’animo dell’allenatore. La passata stagione Gattuso era un esordiente, godeva di uno stipendio di 250.000 euro l’anno (come tecnico della formazione Primavera) e non aveva nulla da perdere. Come ripeteva spesso, essere sulla panchina del Milan è un sogno, ogni giorno che resto qui è un giorno guadagnato.

Obbligo Champions
Tutt’altra realtà quella attuale. Oggi il Milan ha ristrutturato la squadra ad immagine e somiglianza del tecnico, gli ha messo a disposizione uno dei centravanti più forti al mondo come Gonzalo Higuain e puntellato la rosa con innesti di qualità. Ma soprattutto oggi Gattuso non è più l’allenatore esordiente che non ha nulla da perdere. Oggi Rino è un tecnico da 2 milioni di euro netti l’anno ed una responsabilità grossa: portare il Milan in Champions League. Anche l’anno scorso ci aveva provato, ma con la consapevolezza che se ci fosse riuscito sarebbe stato un miracolo e quindi affrontando ogni sfida con ben altra leggerezza.

Lo spettro di Conte
Se a questo scenario aggiungiamo lo spettro di Antonio Conte che aleggia su Milanello e che già da settimane è invocato a gran voce da una grossa fetta della tifoseria rossonera, il quadro è praticamente perfetto. Gattuso sa di essere sull’orlo di un precipizio che può essere pericoloso, sa di essere nel mirino della critica, continuamente sotto esame. Ed evidentemente come stia reagendo con esagerato timore, come si evince da alcune sue scelte tattiche che hanno compromesso le partite di Napoli e ieri con l’Atalanta. Un timore che si sta inevitabilmente riverberando sulla squadra che alla minima difficoltà finisce vittima di attacchi di panico buttando alle ortiche partite giocate benissimo.

Tempo a Rino
Come venire a capo di questa situazione? Probabilmente dando tempo a Gattuso di lavorare serenamente, liberandolo dalle sue paure e quindi alleggerendo anche la pressione sui ragazzi. In alternativa forse sarebbe il caso di pensare in fretta ad una sostituzione. Cambiare guida tecnica a fine settembre può essere cervellotico ma ancora ti consente di tenere viva le speranze per la stagione. Andare avanti su una strada che non si considera più vincente vuol dire solo sprecare un altro anno all’inseguimento della chimera Champions League.