Non c’è pace per il Milan

Da New York arrivano notizie inquietanti per il futuro europeo del club, ma anche dalla Cina giungono informazioni tutt’altro che positive per il presidente Yonghong Li.
Il proprietario del Milan Yonghong Li
Il proprietario del Milan Yonghong Li (ANSA)

MILANO - Ancora una volta sono i venti gelidi in arrivo da New York a rappresentare la minaccia più inquietante di un altro inverno rigido. Secondo quanto riferito dal prestigioso quotidiano americano New York Times, già ben noto ai milanisti per l’inchiesta di qualche tempo fa sulle misteriose miniere di fosfati dell’ancor più misterioso proprietario cinese del club Yonghong Li, non arriveranno buone notizie per il Milan dalla camera giudicante dell’Uefa. La nota testata americano, dietro cui non si fa fatica ad intravedere il profilo lugubre e ingombrante di Sal Galatioto, il potentissimo manager statunitense con il dente avvelenato dopo essere stato scalzato dalla cordata cinese nell’acquisizione del club di via Aldo Rossi, riporta infatti voci inquietanti secondo cui «gli analisti dell'Uefa che stanno visionando tutta la documentazione relativa al Milan hanno raccomandato l'esclusione del club italiano dalle competizioni continentali. L'esclusione dalle coppe continentali sarebbe un altro duro colpo per un club che qualche tempo fa era considerato al top e un ulteriore colpo per la crisi che sta vivendo il calcio italiano».

Altri guai per mister Li
Si tratterebbe dell’ennesima mazzata al club rossonero, quello che una volta era il più titolato al mondo, che fa il paio con un’altra notizia piuttosto preoccupante per il neo patron del Milan. La notizia di questa mattina è che la China Securities Regulatory Commission, la Consob cinese, avrebbe chiuso l’inchiesta sulla Jie Ande, la holding del di Yonghong Li da poco fallita, preannunciando sanzioni al prestanome del proprietario del Milan. «Jie Ande - sottolinea il Corriere della Sera - è il principale azionista di una società quotata e ha tenuto all’oscuro il mercato delle inadempienze con le banche e del proprio dissesto, fin dall’inizio dl 2017».
Quindi ben prima che si chiudesse l’acquisizione del Milan. Un altro grave problema per il presidente rossonero. Come se non ne avesse già abbastanza.