2 giugno 2020
Aggiornato 14:30
Calcio

Milan: il rumore dei nemici

Viaggio nell'umore del popolo calcistico che ha reagito all'ennesima bocciatura dell'Uefa nei confronti del club rossonero

Marco Fassone in sintonia con Han Li
Marco Fassone in sintonia con Han Li ANSA

MILANO - All'inizio era stato James Pallotta, presidente della Roma, a sollevare un polverone sulla nuova proprietà cinese del Milan, insediatasi in Italia nell'aprile del 2017. Il 28 luglio di un anno fa, infatti, il patron americano dei giallorossi dichiarava: "Non ho idea di cosa stia succedendo. Non ha senso. Non hanno i soldi, in primo luogo per comprare la squadra visto che hanno preso 300 milioni in prestito da persone che conosco a Londra, a un interesse piuttosto alto. Stanno spendendo, o almeno facendo importanti anticipi, per giocatori e pagheranno le conseguenze a un certo punto. Loro dicono che è tutto per qualificarsi alla Coppa dei Campioni, ma non sarà abbastanza. Quando gli stipendi saranno uguali ai ricavi, non so che diavolo succederà. Forse hanno un piano favoloso che un giorno scopriremo, ma per ora il Milan sta perdendo la testa, al contrario delle altre società di serie A». Un putiferio infernale, Mirabelli e Fassone che si rivoltano contro Pallotta, l'ambiente milanista che provoca quello giallorosso al grido di "Vi fa rabbia che stiamo spendendo così tanto per il mercato?». Era il momento in cui a Milano sbarcava clamorosamente Leonardo Bonucci, accompagnato da altri 10 nuovi acquisti che sembravano l'antipasto di un Milan in rampa di lancio per tornare ai vertici del calcio italiano.

Polemiche
Tutto ciò, come si è visto, non è avvenuto ed anzi ora è arrivata la seconda bastonata dell'Uefa che ha rigettato tutti i piani del club rossonero per il mancato rispetto delle norme legate al Fair Play Finanziario, dichiarandosi palesemente poco fiduciosa nella proprietà del Milan, proprio ciò che non riusciva a spiegarsi Pallotta 10 mesi fa. Basta oggi fare un giro sui social network, accendere una radio sportiva o semplicemente entrare in un bar tenendo le orecchie ben aperte su cosa dice la gente: "Al Milan parlano di Cavani e Belotti - dice qualcuno sarcasticamente - ma è più di un anno che non si è capito chi ci sia a capo della società». Eppure Yonghong Li ha rispettato ogni scadenza finora, cadendo solamente nella trappola del Fair Play Finanziario che peraltro ha radici profonde che possono anche essere ricercate nella gestione precedente; ma ciò che più colpisce è che indistintamente da tifo e bandiere, attorno alla figura del proprietario asiatico del Milan ci sia una sorta di diffidenza e malumore generale: l'anno scorso era forse paura di un possibile rilancio di un club blasonato caduto in disgrazia, ma nel corso di questi 10-12 mesi, la poca trasparenza (anche mediatica) del presidente rossonero ha infittito polemiche e discussioni su una proprietà definita ballerina e misteriosa. Nessuno ha capito quali siano le reali disponibilità economiche del patron cinese, in molti hanno avanzato dubbi sull'acquisizione e sul mantenimento della società, nonchè sul prestito chiesto ed ottenuto da Elliot; dubbi che Li non ha mai realmente fugato, limitandosi a ribadire (alla pari di Fassone) che ogni scadenza è stata sempre rispettata. In pochi sembrano oggi convinti e la stangata dell'Uefa sta stroncando anche l'ottimismo dei meno scettici.

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